Dieci punti per trasformare – e non solo rivedere – i rapporti transatlantici

Per diventare dei partner più efficienti e funzionali agli occhi degli Stati Uniti, gli europei dovrebbero trasformare la propria retorica sull'"Europa geopolitica” in azione

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L’elezione di Joe Biden rappresenta una svolta per le relazioni transatlantiche. Anziché considerare gli europei come un problema nella propria corsa nazionalista, Biden ha invece reso nota la propria volontà di rinsaldare i legami con gli alleati e di investire nel rafforzamento dell’ordine globale. Ma l’elezione di un nuovo presidente non muterà il cambiamento a lungo termine delle priorità americane dal punto di vista geografico, né porrà fine all’attaccamento del popolo americano alla sovranità nazionale, o alla paura americana di sovra estensione.

Per diventare dei partner più efficienti e funzionali agli occhi degli Stati Uniti, gli europei dovrebbero trasformare la propria retorica  sull’ “Europa geopolitica” in azione. In questo nuovo policy brief, gli esperti ECFR delineano una nuova potenziale versione dell’accordo transatlantico, individuando le questioni che più probabilmente si troveranno in cima all’agenda transatlantica e presentando un piano d’azione in 10 punti, finalizzato a trasformare le relazioni transatlantiche.

Un anno dopo l’inizio del mandato della “Commissione geopolitica”, e in attesa del Consiglio degli Affari esteri che si terrà il prossimo 7 dicembre – ove i ministri degli Esteri dell’UE si scambieranno opinioni sulle relazioni transatlantiche e sull’autonomia strategica – le proposte dei nostri esperti analizzano gli interessi europei per attrarre l’attenzione del nuovo presidente degli Stati Uniti:

1. SALUTE: La salute globale si afferma come netta priorità chiara a causa della pandemia di COVID-19. Biden arresterà il processo di ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): ciò significa che l’UE e gli Stati Uniti potranno lavorare insieme per riformare l’istituzione – entrambi hanno infatti già presentato piani complementari di riforma. In questo quadro, l’UE dovrebbe proporre una campagna congiunta per la riforma dell’OMS, finalizzata a rafforzare la responsabilità degli Stati membri dell’organizzazione, anche attraverso l’istituzione di un processo di revisione per valutare la preparazione di tutti i membri nella gestione delle malattie infettive.

2. COMMERCIO: Nell’agenda globale, l’UE dovrebbe concordare sul proseguimento della riforma della procedura di risoluzione delle controversie in seno all’OMC, portando inoltre avanti un processo di cooperazione euro-americana sugli aiuti di stato- sempre che gli Stati Uniti sospendano il blocco sulle nomine all’organo d’appello e abbandonino l’opposizione al candidato principale alla carica di segretario generale. Per quanto riguarda l’agenda bilaterale, l’UE dovrebbe proporre un sostegno europeo per lavorare a un compromesso su una tassa digitale in seno all’OCSE. Ciò in cambio di una maggiore protezione della privacy sia da parte delle aziende tecnologiche statunitensi sia all’interno dell’apparato normativo nazionale americano.

3. SICUREZZA: La NATO continua ad essere travolta da un dibattito apparentemente perenne sulla ripartizione degli oneri. Secondo lo standard attuale, ribadito nel 2014, tutti i membri della NATO dovrebbero destinare il 2% del proprio PIL per la difesa. Ma questo non ha fatto che generare ulteriori discussioni. Gli europei dovrebbero proporre proattivamente una nuova misura di impegno in ambito di sicurezza transatlantica. Ciò implicherebbe che gli Stati Uniti accettassero un nuovo, più ampio concetto di condivisione degli oneri, che farebbe peraltro appello alle priorità statunitensi in materia di fornitura di potenzialità e di appalti per la difesa.

4. CAMBIAMENTO CLIMATICO: Nell’ambito del Green Deal europeo, l’UE propone di attuare un Meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera (Carbon border adjustment mechanism- CBAM)  volto a tassare le importazioni negli Stati membri in base al contenuto di CO2. La misura mira sia a incoraggiare altri Paesi ad aumentare gli sforzi verso la de-carbonizzazione, sia a proteggere la competitività delle imprese europee di fronte alle importazioni che non comportano oneri normativi analoghi a quelli degli Stati membri. La Commissione europea dovrebbe inoltre presentare proposte per un meccanismo euro-americano di aggiustamento carbonio alla frontiera.

5. DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI: Le democrazie dovranno acquisire maggiore consapevolezza sulla constatazione che l’aumento del populismo nei propri Paesi così come in tutto il mondo ha una varietà di origini: ansia motivata dai cambiamenti demografici; incertezza economica e sensazione di essere esclusi dalla globalizzazione; assenza di un progetto sociale che incarni un futuro auspicabile e inclusivo. L’UE e il Regno Unito dovrebbero proporre congiuntamente che gli Stati Uniti aderiscano al D10, e che l’Europa e gli Stati Uniti lavorino insieme per definire e mettere in atto un’agenda di rinnovamento democratico – all’interno dei propri confini così come all’estero.

6. CINA: Gli europei dovrebbero proporre una coalizione globale in ambito di connettività che fornisca finanziamenti e assistenza congiunti. Le offerte transatlantiche dovrebbero cercare di eguagliare la portata dell’offerta cinese ai Paesi di tutto il mondo attraverso l’Iniziativa Belt and Road e altri meccanismi in materia di commercio, infrastrutture digitali e sviluppo economico. Gli europei e gli americani dovrebbero definire standard comuni su aiuti di Stato, trasparenza e tecnologia. In cambio, l’Europa potrebbe offrire un rinnovato sostegno alla sicurezza marittima e alla salvaguardia dello status quo nello stretto di Taiwan.

7. RUSSIA & VICINATO ORIENTALE: Nello sforzo di assumersi la responsabilità della sicurezza regionale europea, la Germania ed i partner europei dovrebbero integrare i nuovi investimenti tedeschi nel quadro dell’iniziativa Three Seas con un’offerta all’amministrazione Biden per la creazione di un Patto per la sicurezza del partenariato orientale. Tale patto metterebbe in piedi un meccanismo europeo per convogliare l’assistenza europea e americana alla sicurezza del vicinato orientale dell’UE.

8. MEDIO ORIENTE & NORD AFRICA: Gli europei dovrebbero impegnare maggiori risorse in Medio Oriente, così che gli Stati Uniti possano ridimensionare il proprio ruolo militare nella regione. Ciò in cambio di un ritorno degli Stati Uniti all’accordo sul nucleare iraniano (JCPOA), di un forte intervento diplomatico statunitense mirato ad allentare le tensioni regionali, e di una maggiore cooperazione globale degli Stati Uniti con l’UE in altri scenari.

9. AFRICA: L’Europa dovrebbe accordarsi con gli USA su di un quadro comune in materia di finanza, investimenti e prestiti in Africa – un pacchetto aggiornato di norme e principi che tutte le potenze esterne dovrebbero rispettare. La paternità congiunta dell’iniziativa con i partner africani è fondamentale per la sua fattibilità, ma anche per motivazioni pratiche: una volta lanciata una causa comune tra l’Africa, l’Europa e gli Stati Uniti, anche la Cina sarà invitata a partecipare. Questo costringerà Pechino a prendere una decisione: fare parte di questo nuovo consenso o respingere un’iniziativa che non è solo euro-americana, ma anche africana.

10. SOVRANITÀ STRATEGICA: Per superare i meri dibattiti concettuali su cosa significhi sovranità strategica o autonomia strategica, gli europei dovrebbero formare una Task Force per la Sovranità Strategica e invitare ogni Stato membro a nominare un ambasciatore preposto. Uno degli obiettivi di questo forum sarebbe quello di ispirare maggiore interazione e discussione sugli Stati Uniti tra gli Stati membri orientali come la Polonia, gli Stati baltici e gli attori occidentali, in particolare la Francia. Ciò si verificherebbe nel contesto dell’imperante dibattito sulla sovranità strategica e in considerazione della concordata necessità di acquisire una maggiore capacità di agire a livello europeo.

Secondo Mark Leonard, Direttore di ECFR:

Tutte le idee qui presentate sono finalizzate ad aggiornare la visione europea delle relazioni transatlantiche. I nostri dieci punti partono dalla convinzione che, in un mondo più multipolare, la posta in gioco per entrambe le parti sia cambiata drasticamente.

“Dal punto di vista degli Stati Uniti, la più grande minaccia per l’atlantismo non è la sovranità europea, bensì la dipendenza europea. A dimostrazione di ciò, l’offerta americana verso l’Europa sta cambiando radicalmente. Gli Stati Uniti si aspettano sempre di più che gli europei si assumano la responsabilità della propria sicurezza regionale, seguendo al contempo la guida americana nelle relazioni con la Cina.

“Ecco perché una rivoluzione del pensiero europeo è così fondamentale. Sussiste un forte parallelismo tra lo stato delle relazioni transatlantiche e i dibattiti sul COVID-19: tanto per l’Europa quanto per l’America, la priorità post-pandemia non dovrebbe essere semplicemente la ricostruzione dello status quo ex-ante. Al contrario, la crisi può essere vista come un’opportunità per riparare tutto ciò che già sapevamo essere rotto.