E’ tempo di lavorare insieme all’Iran

Il Joint Comprehensive Plan of Action è l’occasione promuovere un coinvolgimento di alto livello di Teheran nella sicurezza regionale

Deputy Director, Middle East and North Africa programme
Senior Policy Fellow
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In “Engaging with Iran: a European agendaEllie Geranmayeh, Policy Fellow di ECFR, mette in luce la crescente importanza strategica dell’Iran in un Medio Oriente attraversato dai conflitti: nonostante anni di sanzioni, la capacità e l’influenza dell’Iran nella regione si sono rafforzate. L’Europa dovrebbe cogliere l’occasione creata dall’Accordo per coinvolgere Teheran in maniera più costruttiva per gli interessi europei.

L’Europa dovrebbe stabilire strutture politiche al fine di normalizzare le relazioni con l’Iran.

In particolare:  

  • Rafforzare le relazioni diplomatiche per le questioni regionali: l’Europa dovrebbe intensificare il proprio coinvolgimento con gli attori regionali, incluso l’Iran, al fine di disinnescare e risolvere i conflitti, tra cui  Siria, Yemen e lotta contro ISIS. Dovrebbe promuovere un’iniziativa di alto profilo e permanente, guidata dall’Alto Rappresentante e da quei paesi del gruppo E3 che hanno influenza e interessi significativi nella regione (Francia e Regno Unito sono particolarmente vicini all’Arabia Saudita, mentre la Germania è relativamente più vicina all’Iran).
  • Rilanciare una piattaforma per le relazioni UE – Iran: creare un nuovo gruppo europeo di discussione sull’Iran, legato al Servizio per l’Azione Esterna, e istituire il prima possibile una missione permanente a Teheran. L’Alto Rappresentante dovrebbe proporre al Ministro degli Esteri iraniano un esercizio di valutazione per un’agenda comune che includa un coinvolgimento completo. Per sviluppare tale agenda, il gruppo di discussione dovrebbe confrontarsi con Teheran e i diversi stati membri.
  • Muovere i primi passi sul piano economico: una volta in vigore l’Accordo l’Europa dovrebbe coinvolgere l’Iran in una discussione economica. L’UE dovrebbe negoziare per un memorandum d’intesa per una partnership energetica con l’Iran e, su iniziativa dei singoli stati membri, lavorare per costruire il sostegno alla domanda d’adesione dell’Iran all’OMC.
  • Pianificare con anticipo una strategia per la sicurezza regionale con Stati Uniti e Russia come controparte, che possa contribuire e sostenere gli attori mediorientali nella creazione di un sistema di sicurezza.

La ricompensa per questo impegno potrebbe essere significativa per entrambe le parti. Lavorando a fianco di Teheran, invece che in contrapposizione, l’UE e gli stati membri si troverebbero in una posizione migliore per incoraggiare la de-escalation tra Iran e “fronte sunnita”, a guida saudita. L’Europa potrebbe intensificare il coordinamento con l’Iran nella campagna anti- ISIS in Iraq e coinvolgere maggiormente Teheran in una potenziale soluzione politica del conflitto in Siria. Inoltre, l’influenza iraniana in Yemen dovrebbe essere presa in considerazione per contenere il conflitto nel paese.

La leadership iraniana ha ormai compreso che per trarre benefici dai mercati economici globali e rafforzare la propria legittimità interna ha bisogno di essere reintegrata nella scena politica internazionale, e di avere l’Iran fuori dal gruppo di stati paria. Sebbene un rafforzamento dei legami economici da solo non basterà a cambiare quegli atteggiamenti più controversi dell’Iran nella regione, l’UE potrebbe ragionevolmente aspettarsi che l’Iran, in cambio di questa reintegrazione, decida di ricalibrare i propri interessi regionali.

Secondo Ellie Geranmayehper anni lo stallo tra Iran e Occidente ha costituito un’occasione persa per collaborare con Teheran nella creazione di un ordine più stabile in una regione in frantumi. Con la conclusione dei negoziati sul nucleare, l’Europa dovrebbe abbandonare la politica di contenimento dell’Iran e coinvolgere Teheran in questioni controverse  e meno controverse, così come fa con la maggior parte degli altri paesi.

“La normalizzazione dei rapporti tra Europa e Iran favorirà la cooperazione e competizione in diverse aree e porrà l’Europa in una posizione migliore per incoraggiare gli attori regionali ad assumersi la responsabilità dei conflitti nel proprio vicinato.”

Per raggiungere questo obiettivo, l’Europa avrà bisogno di una struttura politica formale e di sostegno organizzativo per portare avanti un coinvolgimento dell’Iran che vada oltre la semplice cooperazione ad hoc in aree in cui gli interessi convergono ma che ignorano la magnitudine dei problemi che interessano la regione. L’Europa ha ora lo spazio politico necessario per coinvolgere l’Iran in questioni più controverse, soprattutto sulla Siria, anche qualora i progressi dovessero essere lenti e le differenze ora sembrino inconciliabili, così come in passato appariva il dossier nucleare. Ora che i policy maker potranno abbandonare una visione nucleare-centrica, è realistico pensare che l’Europa possa beneficiare di un coinvolgimento dell’Iran nella sicurezza regionale.”

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