“Transformative five”: un nuovo ruolo per i Paesi frugali dopo il piano per la ripresa dell’Europa

Secondo un nuovo sondaggio ECFR, i cosiddetti “frugali” sono più preoccupati per sprechi e corruzione che per l’ammontare del bilancio dell’UE

Director, European Power programme
picture alliance/ AA/ Abdullah Asiran ©
Full text available in
Summary available in
  • Un nuovo sondaggio ECFR  sui cosiddetti paesi “frugali” dell’Europa rivela sentimenti contrastanti nei confronti del recovery fund da 750 miliardi di euro proposto dall’UE. Tra essi, i paesi maggiormente preoccupati sarebbero Finlandia, Austria e Paesi Bassi.       
  • La preoccupazione per la dispensazione dei fondi UE è incentrata sugli sprechi e sulla corruzione, correlati al modo in cui i paesi beneficiari spendono il denaro del recovery fund. 
  • I cittadini dei paesi “frugali” temono che la loro influenza stia diminuendo: quasi la metà degli intervistati in Finlandia e considerevoli minoranze in Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi ritengono che l’influenza del loro paese nell’UE si sia indebolita negli ultimi anni.       
  • Gli autori del rapporto, Susi Dennison e Pawel Zerka, chiedono ai governi “frugali” di riconoscere questo cambiamento e di “riformulare sé stessi come guida del motore europeo”. 

Secondo un nuovo importante sondaggio pubblicato dal gruppo di esperti dell’ECFR, molti cittadini dei cosiddetti Stati membri “frugali” dell’Europa – Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia – ritengono che l’influenza del loro paese nell’UE si sia indebolita, manifestando preoccupazione per sprechi e corruzione che suscitano dubbi sulla direzione dell’UE-27. 

Il nuovo rapporto ECFR, The Transformative Five: A New Role for the Frugals after the EU Recovery Dealsi basa su sondaggi in cinque Stati dell’UE, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia, oltre a Francia, Germania e Polonia. 

Il sondaggio esplora le opinioni nei confronti dell’UE nei cosiddetti paesi europei “frugali”, tradizionalmente ostili all’incremento del bilancio UE. Le preoccupazioni relative al recovery fund  non sono limitate esclusivamente ai costi ma, piuttosto, al comportamento dei paesi beneficiari. Il sondaggio suggerisce che queste paure stiano rendendo alcuni cittadini ostili in un momento di bisogno collettivo, e che stiano influenzando il modo in cui questi vedono il progetto europeo. 

I dati di ECFR rilevano che, sebbene vi sia ancora un forte sostegno per l’UE, per i suoi principi fondamentali e per la leadership sulle questioni globali (inclusi commercio, difesa e sicurezza internazionale), oltre il 40% degli intervistati negli otto paesi nutre preoccupazioni per l’influenza del proprio paese all’interno della comunità, con quasi la metà dei cittadini in Finlandia (48%) e considerevoli minoranze in Svezia (43%), Paesi Bassi (43%), Austria (38%) e Danimarca (38%), che ritengono che l’influenza del loro paese nell’UE sia diminuita negli ultimi 2-3 anni. Tra gli otto paesi intervistati da ECFR, la Germania è l’unico in cui il maggior numero di persone crede che l’influenza del proprio paese sia aumentata (39%), piuttosto che diminuita (35%). L’opinione prevalente in Polonia (51%) e in Francia (37%) è che l’influenza del loro paese sia diminuita. 

Gli autori del rapporto, Susi Dennison e Pawel Zerka, ritengono che questo renda precario l’equilibrio dei principali paesi dell’UE che prendono le decisioni relative alla spesa per il bilancio dell’UE e per il recovery fund. I due esperti sostengono che, mentre molti cittadini vedono una “tendenza ostile” nella direzione del progetto europeo, c’è un’opportunità, grazie a questo nuovo progetto, per i leader nazionali dei paesi “frugali” di “riformulare sé stessi come guida del motore europeo” e di prendere l’iniziativa su come questi fondi debbano essere spesi all’interno della comunità. 

L’autrice  Susi Dennison, commentando il nuovo rapporto ECFR, ha dichiarato: 

“Questo sondaggio rivela che i cittadini dei cosiddetti paesi ‘frugali’ sono più preoccupati per l’uso improprio dei fondi da parte dei beneficiari degli stanziamenti dell’UE e che c’è una convinzione diffusa che i loro leader non siano in grado di indirizzare il futuro dell’Unione Europea. 

Accuse di corruzione e ripetuti scontri con l’UE su questioni relative allo “Stato di diritto” hanno minato la fiducia, in un momento di necessità collettiva, e hanno suscitato timori che l’UE non sia più un gruppo che condivide l’impegno per i valori democratici e la responsabilità. 

Piuttosto che cadere nella trappola britannica di incolpare Bruxelles, i leader dei “frugali” dovrebbero prendere atto del fatto che tra di loro c’è desiderio di guidare l’Europa sulle questioni chiave come  cooperazione sul terrorismo, sicurezza e giustizia,  fino alla promozione delle esportazioni”. 

Pawel Zerka, coautore ed esperto di politica, ha aggiunto: 

“Con il recovery fund concordato, è emersa un’opportunità per gli stati “frugali” di riformulare sé stessi come guida del motore dell’UE: guidando la discussione su come dovrebbero essere spesi i fondi dell’UE e costruendo collettivamente un’Europa che sia all’altezza delle ambizioni dei loro cittadini. 

Un primo importante passo in questa direzione sarebbe che questi paesi insistessero sulla difesa della democrazia e dello Stato di diritto e sulla lotta alla corruzione, dato il rischio che i meccanismi di cui l’UE attualmente dispone si dimostrino insufficienti o politicamente difficili da usare”. 

Il direttore di ECFR, Mark Leonard, ha dichiarato: 

“Invece di promuovere un’agenda negativa di un’UE concentrata sul mercato e su poco altro, Austria, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia dovrebbero utilizzare il recovery fund come trampolino di lancio per influenzare il modo in cui i soldi vengono spesi in tutta la comunità e come un’opportunità per far crescere l’UE relativamente a questioni come lo stato di diritto, il digitale, l’ambiente e la sicurezza. 

Ciò sbloccherebbe risorse vitali all’interno dell’UE e rassicurerebbe i cittadini sul fatto che la voce del loro paese sia effettivamente ascoltata a Bruxelles”. 

Tra i  principali risultati del sondaggio ECFR : 

  • L’accusa di “parsimonia”, lanciata nei confronti dei governi di Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia, è fuori luogo. Il sondaggio dell’ECFR ha rilevato come quasi 8 intervistati su 10 di questi paesi  rifiutino l’affermazione che “l’UE spenda troppi soldi”. Tra i paesi “frugali”, Finlandia (24%) e Paesi Bassi (24%) sono i paesi in cui tale preoccupazione è più forte; è condivisa dal 22% in Danimarca, dal 20% in Svezia e dal 20% in Austria. Oltre ai cosiddetti stati “frugali”, solo il 10% in Polonia e il 17% in Francia condividono questa dichiarazione. Se questa è la misura della “parsimonia”, allora è effettivamente più forte in Germania, dove ancora è condivisa da un solo intervistato su quattro (26%).            
  • La preoccupazione principale dei cittadini, nel contesto dei finanziamenti UE, è incentrata sugli sprechi e sulla corruzione nei paesi beneficiari. Il 38% degli intervistati nei “Frugal Five” reputa che questo sia un problema. Questa preoccupazione è più pronunciata in Austria, dove quasi la metà degli intervistati (48%) concorda sull’esistenza di tale rischio; è condivisa anche da ampie minoranze in Svezia (38%) e nei Paesi Bassi (38%). Anche negli altri paesi intervistati viene identificato come uno dei problemi principali, con il 37% in Germania, il 33% in Francia e il 30% in Polonia che concordano sul fatto che esista un rischio di questo tipo.       
  • C’è un forte attaccamento ai benefici chiave derivanti dall’adesione all’UE. Alla domanda su quali interessi del proprio paese l’UE promuova maggiormente, gli intervistati nei cinque paesi “parsimoniosi” hanno risposto in questo ordine: la libertà di vivere e lavorare in altri paesi (32%); i vantaggi del mercato unico (27%); la cooperazione in materia di sicurezza, giustizia e terrorismo (24%); la protezione da guerre e conflitti (20%) e la promozione delle esportazioni (20%). Ciò suggerisce che il valore dell’adesione all’UE nei paesi intervistati, contrariamente agli stereotipi, vada ben oltre l’economia. Questa risposta è ampiamente condivisa in Francia, Germania e Polonia. Anche “Affrontare il cambiamento climatico” ottiene un punteggio elevato e si colloca al quarto posto nell’elenco degli stati di “Weimar”, con circa 1 intervistato su 5 che apprezza questo lavoro.       
  • Nel complesso, vi sono sentimenti contrastanti nei confronti del recovery fund concordato dall’UE. Alla domanda su quale fosse la principale opinione riguardo al recovery fund , gli intervistati nei paesi “frugali” hanno affermato in egual misura “ottimismo” (22%) e preoccupazione (22%). Ma le emozioni negative – preoccupazione, rabbia e frustrazione – hanno prevalso su quelle positive, rappresentando il 40% delle risposte. Quelli che hanno le opinioni più negative sul recovery fund si trovano in Finlandia (50%), Paesi Bassi (43%) e Austria (42%). A titolo di confronto, solo il 17% dei polacchi, così come il 35% dei francesi e il 37% dei tedeschi nutre sentimenti negativi sul recovery fund.       
  • I cittadini sono preoccupati per la direzione dell’UE e l’influenza del loro paese all’interno della comunità. Come affermato sopra, oltre 4 intervistati su 10 nel sondaggio ECFR nei cinque paesi “parsimoniosi” ritengono che l’influenza del loro paese nell’UE sia “diminuita” negli ultimi anni. Questa sensazione è ampiamente condivisa in Finlandia (48%), Paesi Bassi (43%) e Svezia (43%), nonché Danimarca (38%), Austria (38%), Francia (37%) e Polonia (51%). Tuttavia, in Germania, l’opinione della maggioranza è che l’influenza del proprio paese sia “aumentata” negli ultimi 2-3 anni (39%).            
  • Non sorprende che questa opinione sia sostenuta principalmente da coloro che sono allineati ai partiti euroscettici. Ad esempio, in Svezia, il 61% dei sostenitori dei Democratici svedesi ritiene che l’influenza del proprio paese sia diminuita. Ciò è evidente anche in Danimarca, tra i sostenitori della Nuova Destra (68%); in Finlandia, con i True Finns (70%); nei Paesi Bassi, con PVV (56%); e in Austria, con FPO (57%). Questa posizione è evidente anche negli altri paesi esaminati da ECFR. Ad esempio: il 56% dei sostenitori dell’AfD in Germania, il 49% di quelli del Rassemblement National in Francia e il 51% della Konfederacja di estrema destra in Polonia ritiene che l’influenza del proprio paese all’interno dell’UE sia diminuita.       

ECFR ha commissionato i propri sondaggi a Datapraxis e Dynata in Austria (n = 1004), Danimarca (n = 997), Finlandia (n = 1000), Francia (n = 1000), Germania (n = 1023), Paesi Bassi (n = 1000), Polonia (n = 1000) e Svezia (n = 1000) nella seconda metà di ottobre 2020.