Sovereign Europe, dangerous world: Five agendas to protect Europe’s capacity to act

L’Europa deve agire con determinazione per difendere la propria sovranità e proteggere i propri interessi e valori in un’era di competizione geopolitica

The EU flag hangs from Europa House behind a signpost in London.Picture alliance/ Associated Press/ Frank Augstein ©
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  • Un nuovo report, a cura di Mark Leonard e Jeremy Shapiro, invita i leader dell’UE a rafforzare la resilienza dell’Europa di fronte alla crescente concorrenza geopolitica
  • Diversi Stati tra cui Russia, Cina, e talvolta gli Stati Uniti, stanno sfruttando le connessioni del mondo globalizzato per il proprio guadagno geopolitico ed economico
  • Il report individua cinque aree chiave in cui gli europei potrebbero mettere a punto risposte consolidate – assistenza sanitaria, sicurezza,  questioni digitali, politica economica internazionale e cambiamento climatico

Il report, Sovereign Europe, hostile world: Five agendas to protect Europe’s capacity to act, è stato pubblicato oggi dallo European Council on Foreign Relations (ECFR)  a firma Mark Leonard e Jeremy Shapiro.

Ad un anno  dall’inizio del mandato della cosiddetta “Commissione geopolitica”, questa pubblicazione ECFR invita l’UE e i suoi Stati membri a sviluppare politiche a livello nazionale ed europeo in cinque grandi settori – assistenza sanitaria, sicurezza e difesa, tecnologia, politica economica internazionale, azione sul cambiamento climatico – in modo che l’UE possa rispondere in modo più efficace alla concorrenza geopolitica di Cina, Russia, Turchia e altri attori sullo scenario globale.

Tra le misure concrete raccomandate nel rapporto ECFR figurano la protezione delle catene di approvvigionamento medico e il finanziamento dei vaccini europei; lo sviluppo di un “meccanismo collettivo di difesa” contro le sanzioni secondarie; l’istituzione di un Consiglio europeo di sicurezza e di una strategia di forward-basing;  la promozione di una tassa digitale e di un regime normativo per le tecnologie green.

Secondo i nostri esperti, l’UE dovrebbe intensificare i propri sforzi per proteggere il sistema internazionale rule-based, l’alleanza transatlantica e i propri valori di apertura e cooperazione.

Queste azioni non implicherebbero trasferimenti di potere o di parti del processo decisionale a Bruxelles. Al contrario, le capitali europee reclamerebbero quella parte della propria sovranità che è stata perduta davanti ad attori esterni – che si tratti di Stati come la Turchia e la Russia o aziende come Huawei e Amazon. Il report di ECFR, online da oggi, illustra come raggiungere tale obiettivo.

Gli autori, Mark Leonard e Jeremy Shapiro, sono consapevoli che il cambiamento proposto potrebbe rappresentare un’enorme sfida per l’UE e i suoi Stati membri. Tuttavia, i due esperti sostengono che i cittadini europei sono desiderosi di un’Europa più coesa; un desiderio, questo, che i legislatori europei dovrebbero far fruttare investendo in settori che miglioreranno la posizione e l’influenza dell’UE sugli scenari internazionali.

Secondo Mark Leonard, Direttore e fondatore di ECFR:

I governi europei stanno lottando per mantenere i propri cittadini al sicuro dalla pandemia, dal cambiamento climatico, dalla disoccupazione e dai conflitti. Le questioni globali sono sempre più utilizzate come armi contro di loro. Eppure, lavorando insieme, i governi europei possono fare dell’Unione la propria prima linea di difesa in un mondo sempre più pericoloso, dimostrando allo stesso tempo all’amministrazione Biden che l’UE può essere un buon partner.

Questo significa andare oltre i soli dibattiti teorici sulla dimensione geopolitica o sull’autonomia dell’Unione, sviluppando un piano d’azione che accresca la sovranità europea in materia di salute, economia, sicurezza, politica climatica e digitale.

Il co-autore e Direttore della ricerca di ECFR, Jeremy Shapiro, ha aggiunto:

La prima opzione dell’UE, di fronte a una minaccia esterna, sarà sempre l’impegno multilaterale. Tuttavia, la via del multilateralismo non è sempre praticabile.

Al verificarsi di questi casi, l’Europa ha bisogno di opzioni per dissuadere e respingere le ostilità geopolitiche. Le proposte che presentiamo oggi mirano a porre rimedio alle vulnerabilità dell’Unione Europea, per dare all’Europa una voce forte sulle tematiche più attuali, dall’assistenza sanitaria alla sicurezza, fino alla politica economica internazionale e al cambiamento climatico”.


Il report ECFR esorta l’Europa all’azione in cinque settori chiave:

SOVRANITÀ IN MATERIA DI SALUTE: l’UE dipende da un’efficace rete di cooperazione internazionale per affrontare i suoi problemi in ambito sanitario, ma concorre anche con importanti rivali per accaparrarsi risorse scarse e le tecnologie chiave. Le istituzioni multilaterali come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) non sono attualmente in grado di garantire una cooperazione internazionale efficace. All’inizio della pandemia, gli Stati membri dell’UE si sono resi conto che, nonostante il loro potere economico, non avevano a disposizione attrezzature di protezione medica sufficienti per affrontare i tempi di crisi. L’UE e gli Stati membri hanno compiuto enormi progressi in tempi relativamente brevi in materia di protezione della propria sovranità sanitaria. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per realizzare un quadro sanitario più ampio e istituzionalizzato per l’Unione.

A tal fine, i decisori politici dovrebbero considerare le seguenti misure:

Proteggere il mercato unico: il mercato unico è senza dubbio la più grande conquista dell’UE, ma la pandemia ne ha drammaticamente compromesso il funzionamento. Gli Stati membri hanno chiuso le frontiere, limitato il turismo e gli spostamenti all’interno del mercato unico, con un conseguente rallentamento del commercio. Per evitare che ciò riaccada in futuro, l’UE ha bisogno di un quadro completo delle infrastrutture sanitarie e delle relazioni di dipendenza di tutta l’Unione, di scorte strategiche comuni di materiale sanitario e di un meccanismo di protezione civile rafforzato e ampliato, in grado di coordinare gli aiuti agli Stati membri.

Promuovere standard sanitari comuni: la disuguaglianza sanitaria in seno all’UE ha fatto sì che gli Stati membri vivessero crisi molto diverse durante la pandemia; questo naturalmente ha influito sulla solidarietà. La soluzione nell’ambito delle attuali competenze dell’UE è la promozione di standard sanitari in tutta l’Unione, sistematizzando la mobilità dei pazienti e del personale e promuovendo inoltre gli standard sanitari europei a livello globale.

Proteggere le catene di fornitura dell’assistenza sanitaria: l’UE deve rivedere le proprie catene di fornitura dell’assistenza sanitaria per determinare quali strategie di protezione prendere in considerazione – tra cui il reshoring, il near-shoring, la diversificazione e la lotta contro le vulnerabilità specifiche. Ciò fa parte di una strategia più generale atta a ridurre la dipendenza asimmetrica nelle catene di approvvigionamento (si veda nel dettaglio sotto), ma assumerebbe caratteristiche peculiari per il settore sanitario. Ad esempio, l’UE potrebbe aumentare la resilienza del proprio settore sanitario attraverso l’azione del settore privato, ricorrendo alla regolamentazione e all’incentivazione.

Promuovere e finanziare la ricerca e lo sviluppo in campo medico: l’UE e i suoi Stati membri dovrebbero destinare maggiori risorse alla ricerca e allo sviluppo in ambito medico, considerando inoltre la prioritaria creazione di un meccanismo capace di mobilitare rapidamente fondi di investimento per la ricerca e lo sviluppo in campo sanitario in situazioni di emergenza, simile ai meccanismi cinesi e americani già esistenti.

Coordinare un’agenda sanitaria globale insieme alle istituzioni multilaterali: la pandemia di COVID-19 ha dimostrato che la forza della salute globale è pari agli anelli più deboli dei nostri sistemi. In qualità di leader in materia di sviluppo globale, l’UE ha l’opportunità di utilizzare le proprie risorse per promuovere un’ambiziosa agenda multilaterale volta ad aiutare i Paesi più vulnerabili. In tal senso, l’ambito dell’assistenza sanitaria potrebbe rappresentare un interessante modello di rilancio in un momento ove il sistema multilaterale è sottoposto a forti pressioni. L’UE e i suoi Stati membri dovrebbero far leva sulla propria presenza in numerose istituzioni multilaterali per riformare la propria risposta alle emergenze e avvicinarla agli standard europei. Gli europei possono contribuire a questo obiettivo tramite la formazione di comitati sanitari europei in seno alle organizzazioni internazionali, dando vita a iniziative globali nelle piattaforme europee e cercando di sbloccare le istituzioni multilaterali.

SOVRANITÀ ECONOMICA: La Commissione Europea ha cercato a lungo di ridurre la dipendenza dell’Europa da altri Paesi per le merci e le tecnologie critiche – come recentemente dimostrato dalla Nuova strategia industriale per l’Europa. Tuttavia, le seguenti misure potrebbero andare oltre, e ridurre le vulnerabilità dell’Europa ad un costo gestibile:

Delocalizzare e diversificare le catene di approvvigionamento. Tale obiettivo potrebbe essere raggiunto esplorando la redditività economica delle attività economiche basate sull’ on-shoring e sul near-shoring nei principali settori europei. L’UE potrebbe anche ridurre la sua dipendenza dalle merci cinesi stilando accordi commerciali e di investimento più approfonditi con l’India e i paesi dell’ASEAN. In questo quadro, l’accordo di libero scambio UE-Giappone rappresenta un buon modello da seguire.

Garantire condizioni di parità in ambito di concorrenza nazionale e internazionale. L’uso improprio degli aiuti di Stato può essere contrastato monitorando attentamente il commercio internazionale e gli investimenti sostenuti dai governi stranieri. Le sovvenzioni dirette e indirette dovrebbero, ove possibile, essere gestite nel contesto dell’OMC. Tuttavia, qualora ciò non fosse possibile, l’UE dovrebbe rivedere gli strumenti della propria politica di concorrenza.

Scoraggiare e rispondere alle sanzioni secondarie. Le sanzioni sono uno strumento importante per garantire la sovranità strategica europea e, se utilizzate in modo efficace, possono aumentare la capacità di azione dell’Unione. L’UE dovrebbe migliorare questo prezioso strumento sviluppando un canale di pagamento istituzionalizzato, isolato dal sistema finanziario statunitense. Ciò le permetterebbe di agire e di reagire in modo indipendente alle sanzioni unilaterali con le quali si trova in disaccordo.

SOVRANITÀ IN MATERIA DI SICUREZZA: l’UE è pericolosamente vulnerabile di fronte alle minacce provenienti da Cina, Russia, Turchia e altri attori, statali e non; inoltre la difesa europea dipende ampiamente dagli USA. L’UE e i suoi Stati membri dovrebbero pertanto esplorare opzioni che aumentino la capacità del blocco di agire in modo indipendente di fronte alle minacce esterne. Queste opzioni dovrebbero includere:

Rafforzare un pilastro europeo nella NATO. Rafforzare la capacità degli Stati europei all’interno della NATO, sotto gli auspici dell’Alleanza, di condurre almeno una operazione congiunta su larga scala e tre operazioni congiunte su piccola scala per la gestione delle crisi, con un sostegno molto limitato da parte degli Stati Uniti.

Istituzione di un Consiglio europeo di sicurezza per consentire un processo decisionale più rapido ed efficace in materia di politica estera. Creazione di un organismo basato su un sottogruppo a rotazione di Stati membri dell’UE – con l’auspicabile partecipazione anche del Regno Unito –che potrebbe, in stretto coordinamento con l’Alto rappresentante, rispondere alle crisi di politica estera europea.

Adottare una strategia europea di forward-basing per rassicurare gli stati europei dell’est e rafforzare la solidarietà. Ciò comporterebbe la creazione di un Fort Charlemagne in Polonia, in sostituzione del Fort Trump precedentemente proposto o di qualsiasi altro veicolo della presenza americana in Europa orientale.

Intensificare le operazioni di solidarietà. Espandere le operazioni già esistenti al fine di utilizzare le capacità europee per far fronte a problemi critici per alcuni Stati membri, come lo schieramento di truppe estoni nella Repubblica centrafricana, la polizia aerea francese negli Stati baltici, e vari contributi degli Stati membri ai controlli della rotte migratorie nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo.

SOVRANITÀ DIGITALE: Molti Stati membri dell’UE vantano aziende tecnologiche di livello mondiale, forze lavoro con un ottimo livello di istruzione, e capacità di ricerca e sviluppo. Ciononostante, essi hanno dovuto lottare per trasformare questi beni in influenza geopolitica. Ciò ha posto il blocco europeo “nel mezzo”, schiacciato tra gli Stati Uniti e la Cina e privato di influenza globale. In considerazione della postura aggressiva degli altri Paesi, gli europei dovrebbero affrettarsi a considerare come adattare il mercato unico alle nuove realtà digitali, esercitando il proprio potere normativo per plasmare il contesto internazionale. Ecco alcune misure da prendere in questa direzione:

Sviluppare una tassa digitale europea basata sul luogo in cui vengono generate le entrate. Stabilire questo principio, indipendentemente dal livello fiscale, consentirebbe all’UE di sfruttare meglio l’accesso al mercato europeo. L’UE sta giustamente cercando di negoziare questo meccanismo innanzitutto a livello globale; eppure, come concluso de Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 2020: “Se entro la fine del 2020 non sarà ancora stata raggiunta una soluzione globale per una tassa digitale equa, l’UE dovrebbe agire da sola.”

Creazione di un database anonimo per la ricerca sull’Intelligenza Artificiale (IA) e di un quadro normativo per un’IA etica. Ciò spingerebbe altri attori a imitare l’Europa e incoraggerebbe l’allineamento con le idee europee, fornendo all’UE un certo controllo su questa innovativa industria.

Incoraggiare la formazione di “campioni” europei del digitale – in particolare nelle tecnologie emergenti. Ciò contribuirebbe a far leva sulle competenze dell’UE in materia di politica di concorrenza, sulla sua capacità di fornire finanziamenti per la ricerca e sul suo sistema emergente di protezione degli investimenti, al fine di ottenere un vantaggio in alcune tecnologie chiave. In questo contesto, la Commissione europea sta già progettando di investire 8 miliardi di euro nel campo del supercomputing.

Migliorare la politica industriale ed il dialogo sulla regolamentazione tecnologica con le aziende asiatiche di tecnologia. Ciò si applica al Giappone, alla Corea del Sud e a Taiwan, che sono a loro volta alla ricerca di una maggiore diversificazione nella fornitura di beni digitali.

SOVRANITÀ CLIMATICA: L’UE è estremamente vulnerabile all’impatto della crisi climatica. Gli europei ne subiranno non solo le conseguenze dirette – sotto forma di eventi meteorologici estremi, scarsità d’acqua e perdita di biodiversità – ma anche le conseguenze indirette, come l’aumento dell’emigrazione verso il continente europeo. Nel 2017, gli eventi meteorologici estremi sono costati quasi 14 miliardi di euro. Si dovesse verificare un ulteriore aumento delle temperature di 1 grado Celsius, si potrebbe arrivare sino a 120 miliardi di euro in perdite annuali. Sussistono dunque forti pressioni affinché l’Unione Europea agisca e assuma una leadership globale nella riduzione delle emissioni prodotte dall’uomo. Un’azione efficace a livello europeo potrebbe essere condotta attraverso le seguenti misure:

Delineare un regime normativo per le tecnologie “pulite”. La Commissione Europea ha già proposto di spendere il 37% del Recovery Fund – circa 277 miliardi di euro – per il Green Deal europeo. Eppure, questa transizione verso l’energia pulita comporta sia opportunità sia rischi. La dipendenza dalle energie rinnovabili rischia di creare nuove dipendenze, ad esempio dalla Cina, già leader nella produzione di pannelli solari e auto elettriche. D’altro canto, essa offre anche l’opportunità – grazie alla tecnologia leader europea e al mercato unico – di creare un regime normativo per i prodotti clean. Tale iniziativa, in collaborazione con l’idea di un Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per incoraggiare l’importazione di merci con minore impronta di carbonio, potrebbe rafforzare l’influenza europea e standardizzare gli obiettivi in materia di emissioni in tutto il mondo.

Mettere in relazione il Green Deal europeo con il commercio internazionale e i programmi di sviluppo. Dal momento che l’Europa produce meno del 10% delle emissioni di gas a effetto serra del pianeta, l’UE dovrebbe guardare oltre i propri confini ed esortare i Paesi terzi ad adottare le sue politiche green come condizione per gli investimenti e il commercio con l’Europa. Con l’inasprimento delle relazioni tra la Cina e molti dei suoi partner in seno all’iniziativa Belt and Road, l’UE ha l’opportunità di farsi avanti con un’offerta migliore che affronti il problema del cambiamento climatico, rispetti le traiettorie di sviluppo dei propri partner, e consenta loro un accesso responsabile al mercato interno europeo.