EU Energy Deals Tracker

Gli accordi sull’energia che l’UE e i suoi Stati membri stanno siglando con Paesi terzi definiranno l’abilità europea di proteggere la propria sicurezza energetica sul lungo termine. Lo EU Energy Deals Tracker fornisce un quadro approfondito di questi accordi – incluse le loro implicazioni per la transizione energetica.

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DAL NUOVO “EU ENERGY DEALS TRACKER” DI ECFR EMERGONO RISPOSTE EUROPEE DIFFERENTI IN MATERIA DI ENERGIA, MA ANCHE UN INTERESSE PER L’ENERGIA VERDE, NONOSTANTE LE PRESSIONI PER L’APPROVIGIONAMENTO ENERGETICO

  • Lo EU Energy Deals Tracker di ECFR delinea i profili energetici di ogni Stato membro dell’UE, elencando gli accordi di fornitura nazionali e paneuropei siglati dallo scoppio della guerra della Russia in Ucraina. 
  • La ricerca di ECFR mette in luce che appena la metà degli accordi firmati quest’anno dai Paesi e dalle istituzioni europee ha un focus esplicito sull’energia verde, nonostante l’ambizione della strategia RePowerEU dell’UE di raddoppiare le fonti di energia verde. Dato il linguaggio ambiguo che è emerso all’inizio di questo mese dalla COP 27 sull’accettabilità dei “carburanti a basse emissioni”, l’UE dovrebbe ribadire il proprio impegno per la transizione dal gas, nonché l’obiettivo globale su questo fronte. 
  • Al momento, l’Ungheria è l’unico Stato membro ancora legato alla fornitura energetica russa. Inoltre, altri Stati membri stanno affrontando fasi particolarmente delicate nel distaccarsi da Mosca. 
  • Susi Dennison, Pawel Zerka e Gosia Piaskowska, Policy fellow e ricercatori di ECFR, sostengono che, nonostante le corse all’approvvigionamento energetico, gli Stati europei dovrebbero aumentare gli investimenti nelle infrastrutture verdi e mantenere gli impegni sul clima, al fine di costruire una sicurezza energetica sostenibile. 

L’ingiustificato attacco militare della Russia contro l’Ucraina e la militarizzazione delle forniture di gas hanno provocato una crisi energetica senza precedenti per l’Europa. Ciò ha costretto i 27 Stati membri ad agire rapidamente per diversificare le catene di approvvigionamento su larga scala, e ha minato gli impegni che avevano assunto in occasione di eventi importanti, come le Conferenze delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP), in merito all’uso di combustibili fossili. 

Sebbene gli Stati membri dell’UE abbiano dichiarato l’intenzione di aumentare la loro resilienza energetica, in particolare attraverso acquisti congiunti di gas, stanno comunque stipulando accordi individuali per avere una garanzia di approvvigionamento. ECFR, think tank leader in ambito di politica estera in Europa, ha lanciato oggi un “Energy Deals Tracker”, con il fine di mostrare un quadro più chiaro di come gli sforzi di diversificazione di ciascun Paese potrebbero modellare la politica energetica europea nel lungo periodo. In particolare, grande attenzione è dedicata all’impatto che questi sforzi potrebbero avere sugli impegni climatici dell’UE. Lo strumento di ECFR fornisce a politici, ai giornalisti e al pubblico i dettagli degli accordi energetici individuali e collettivi stipulati all’interno dell’UE a partire da gennaio 2022. 

Estraendo i dati dal lavoro dei 27 ricercatori associati di ECFR, dai dati Eurostat sul consumo finale di energia nel 2020 e dalle stime di Bruegel sulle importazioni di gas nel 2021, il tracker fa emergere un quadro impressionante degli accordi energetici dell’UE e dei suoi Stati membri. 

I principali risultati paneuropei dello EU Energy Deals Tracker di ECFR: 

  • Le nazioni europee sono sempre più proiettate verso il Medio Oriente e il Nord Africa al fine di diversificare la propria fornitura. Le partnership con i produttori in Paesi come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Libia, Egitto, Angola, Repubblica Democratica del Congo e Namibia sono ampiamente evidenti. Molti di questi accordi richiederanno nuove infrastrutture, come terminali per il gas naturale liquefatto (GNL) o nuovi gasdotti. Tuttavia, questi contatti potrebbero limitare il margine di manovra dell’UE, facendo nascere preoccupazioni relative alla violazione dei diritti umani nei Paesi fornitori. 
  • Allo stesso tempo, i legami tra gli Stati Uniti e l’UE appaiono notevolmente rafforzati. In Germania, ad esempio, nel giugno 2022 Energie Baden-Württemberg e la società statunitense Venture Global LNG hanno stipulato un accordo sulla fornitura di 1,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno. In Polonia, nell’ottobre 2022, il governo ha annunciato che una società americana, la Westinghouse, costruirà entro il 2033 la prima centrale nucleare del Paese. E, più in generale, la Commissione europea ha concluso un accordo che vedrà gli Stati Uniti aumentare le esportazioni di GNL verso il mercato europeo di almeno 15 miliardi di metri cubi quest’anno. 
  • Circa la metà degli accordi stipulati nella COP 27 è incentrata sull’energia verde. La ricerca di ECFR evidenzia che, nonostante le pressioni per la fornitura di energia causate dal conflitto in Ucraina, l’obiettivo degli Stati europei di ricorrere all’energia verde persiste. Tuttavia, le parti degli accordi relative all’energia non sono uniformi: vengono infatti affrontati temi che vanno dall’esplorazione di fonti di energia rinnovabile allo sviluppo di infrastrutture adeguate, fino alle importazioni dirette di energia verde. Inoltre, nella cornice della COP 27 non è stato purtroppo possibile ricorrere ad un linguaggio robusto né concordare un piano di lavoro per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili; pertanto, persiste l’urgenza di investire in alternative. 
  • C’è una crescente consapevolezza all’interno dell’UE che gli Stati membri dovrebbero evitare la competizione e piuttosto cercare di stipulare accordi collettivi con i fornitori. Questa presa di coscienza ha portato alla conclusione di un accordo politico nel mese di ottobre, da parte del Consiglio europeo, che prevede l’aggregazione delle domande dei 27 Stati membri per l’equivalente del 15% del loro fabbisogno, al fine di riempire i depositi di gas e cercare, su base volontaria, acquisti congiunti di gas per la parte restante. Ma le discussioni del Consiglio di questa settimana sulla proposta della Commissione di una piattaforma energetica congiunta verificheranno quanto gli Stati membri siano davvero pronti ad essere trasparenti gli uni con gli altri in merito agli accordi che stanno concludendo. 
  • La Commissione europea sta svolgendo un ruolo importante nei negoziati, essendo uno dei principali mediatori di accordi per l’UE. Come accennato sopra, nel marzo 2022, gli Stati Uniti hanno promesso di aumentare le proprie esportazioni di GNL verso l’Europa, a seguito di un incontro tra il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. A giugno e luglio, la Commissione ha anche firmato accordi con Egitto, Israele e Azerbaigian che prevedono l’aumento da parte di questi ultimi delle esportazioni di gas verso l’UE. Nel mese di ottobre, il Commissario per l’Energia dell’UE ha incontrato la sua controparte algerina per rafforzare il partenariato tra le parti – un processo sostenuto dalle notevoli esportazioni di gas algerino verso Italia, Francia e Spagna. L’UE ha anche avuto contatti con la Norvegia, suo principale fornitore di gas, al fine di studiare modi per stabilizzare il mercato dell’energia. 

I principali risultati raggiunti dagli Stati membri sono i seguenti: 

  • La Germania, al centro della crisi energetica europea, ha concluso nove accordi energetici, inclusi alcuni che potrebbero violare l’impegno della COP 26 di porre fine al ricorso ai combustibili fossili. I suoi sforzi si sono concentrati principalmente sul GNL proveniente da Stati Uniti, Qatar ed Emirati Arabi Uniti e sull’idrogeno proveniente da Canada, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. È anche in trattativa con partner come Senegal, Nigeria, Angola e Australia. 
  • Anche l’Italia, ex secondo importatore europeo di gas russo, ha compiuto passi significativi per diversificare le proprie forniture. Il Paese ha stretto nuovi accordi energetici per gas e, in misura minore, petrolio, con fornitori in Algeria, Libia e Azerbaigian, e si è rivolta anche ad Egitto, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico, Angola e Nigeria. 
  • La Francia, nonostante abbia la quota più alta al mondo di energia elettrica generata dal nucleare per uso domestico, ha risentito degli embarghi su petrolio e gas. Per mitigare i danni causati dalla dipendenza dai combustibili fossili, il governo francese ha cercato di rinegoziare i propri contratti con alcuni partner energetici e ha anche firmato una partnership strategica globale con gli Emirati Arabi Uniti, per cooperare su idrogeno, energia nucleare e altre forme di energia rinnovabile. Prevede inoltre di installare una nuova unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione a Le Havre, entro gennaio 2023, con l’obiettivo di aumentare le sue importazioni di GNL, e sta collaborando con Spagna e Portogallo per costruire un gasdotto sottomarino tra Barcellona e Marsiglia, che faciliterà lo spostamento di gas e idrogeno verde in tutta l’UE. 
  • La Polonia, e il suo governo guidato dal PiS, è stata in prima linea nelle iniziative di diversificazione al fine di ridurre la dipendenza dalla Russia. Nel settembre 2022 ha aperto un nuovo gasdotto diretto verso la Norvegia, che passa attraverso la Danimarca, da utilizzare per le importazioni di gas. Possiede un terminal a Swinoujscie per le importazioni di GNL dal Qatar e dagli Stati Uniti, che sarà potenziato entro il 2024, e un altro terminal, a Danzica, potrebbe essere pronto entro il 2026. Inoltre, Varsavia punta sul nucleare come uno dei modi per rafforzare la propria indipendenza energetica. Il mese scorso, infatti, è stato annunciato che una società americana, la Westinghouse, costruirà la prima centrale nucleare del Paese entro il 2033, mentre viene presa in considerazione anche la possibilità di costruire altre centrali nucleari. 
  • Sono stati compiuti progressi anche in due dei tre Stati che beneficiano delle esenzioni dell’UE sulle importazioni di petrolio russo, Repubblica Ceca e Slovacchia. Mentre continuano ad importare petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, i due Paesi hanno diversificato le altre importazioni di energia. La Repubblica Ceca sta cercando di ottenere GNL dagli Stati Uniti e dal Qatar, e più gas dai gasdotti norvegesi. Ha anche spostato la consegna dei fornitori nella centrale nucleare di Temelín. In Slovacchia, il governo prevede di ridurre di due terzi la dipendenza dalle importazioni di energia russa. Ciò dovrebbe significare che, entro il 2023, circa due terzi del consumo di gas proverrà dalle importazioni di GNL e gas norvegesi. 
  • L’Ungheria è l’unica in Europa a mantenere, e addirittura ampliare, i propri legami energetici con la Russia. La ricerca di ECFR ha rilevato che il Paese è vincolato da un contratto del 2014 con la società russa Rosatom per la costruzione di due nuovi reattori nella sua centrale nucleare di Paks (un progetto finanziato da un prestito russo), ma ha comunque fatto pochi sforzi per diversificare le proprie forniture. È l’unico Paese in Europa ad essere ancora dipendente dall’energia di origine russa. Il governo ungherese ha anche adottato misure per aumentare l’approvvigionamento di gas russo attraverso Gazprom, ostacolando gli sforzi dell’UE per sanzionare le importazioni di energia russa. 
  • La guerra in Ucraina ha anche messo a nudo la forte dipendenza della Bulgaria dall’energia russa. Fino al mese di aprile 2022, la Bulgaria ha importato quasi tutto il suo fabbisogno di gas, che rappresenta il 12% del consumo finale di energia, da Gazprom attraverso un unico percorso. Gli Stati Uniti e i Paesi dell’UE hanno aiutato Sofia ad evitare gravi carenze energetiche rifornendolo di GNL, mentre l’Azerbaigian ha accettato di aumentare la fornitura di gas verso la Bulgaria. Il precedente governo bulgaro ha anche aperto l’interconnessione del gas Grecia-Bulgaria e ha acquistato una partecipazione nel terminal GNL di Alexandroupolis. Ciò dovrebbe finalmente consentire al Paese di smettere di fare affidamento sul gasdotto proveniente dalla Russia, sebbene l’incertezza politica implichi che tale opzione non sia del tutto certa. 

ECFR e i suoi partner monitoreranno e aggiorneranno lo EU Energy Deals Tracker nei prossimi mesi, aggiungendo i nuovi accordi energetici firmati dagli Stati membri e dalle istituzioni europee. 

Secondo Susi Dennison, Senior policy fellow e direttrice del programma European Power di ECFR: 

La guerra in Ucraina ha fatto schizzare i prezzi dell’energia e ha messo a nudo le vulnerabilità dell’approvvigionamento energetico dell’UE. Gli europei cercano rassicurazioni sul fatto che gli accordi energetici dei loro governi non aumenteranno ulteriormente il costo della vita e contribuiranno concretamente ad una sicurezza energetica sostenibile.  

L’Europa deve affrontare decisioni difficili per superare gli inverni futuri, ma non deve né perdere di vista i propri obiettivi climatici né restare incastrata nella dipendenza dal gas più a lungo del necessario. Piuttosto, i leader dell’UE dovrebbero chiarire ai propri cittadini che solo una strategia energetica sostenibile può portare sicurezza a lungo termine. 

Il nuovo “Energy Deals Tracker” di ECFR mira a mappare gli sforzi di ogni Stato membro relativamente al perseguimento della sicurezza energetica, fornendo al contempo una lettura delle condizioni di fornitura e della transizione del blocco europeo verso alternative più pulite.” 

Secondo Pawel Zerka, Policy fellow di ECFR: 

“Il nostro lavoro di ricerca mostra che gli Stati membri sono sempre più interessati alla sovranità energetica dell’Europa, cosa che li porta non solo a negoziare nuovi accordi con fornitori esterni e a diversificare le proprie forniture, distaccandosi così dalla Russia, ma anche a colmare le lacune interne al sistema del settore energetico e a lavorare insieme in modo solidale. Alcuni esempi sono gli accordi di condivisione dell’energia in cluster regionali, come quelli tra i Paesi baltici e quelli tra Slovenia, Austria e Italia, nonché progetti infrastrutturali congiunti, come gli accordi tra il governo francese, spagnolo e portoghese per costruire un gasdotto sottomarino per il trasporto di gas e idrogeno verde verso tutta l’area europea. 

Ma, anche se attualmente c’è un cauto ottimismo riguardo alla capacità dell’Europa di superare la primavera del 2023 senza incorrere in una grave crisi, la vera sfida sono i prossimi inverni. Più di un terzo delle offerte raccolte nel tracker riguarda forniture successive al 2023. 

ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.