Libia e tratta dei migranti: le lezioni per l’Europa prima del Vertice de La Valletta

L'esperienza libica offre ai policy maker europei indicazioni per la gestione della crisi migratoria

ECFR Alumni · Senior Policy Fellow
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In vista del vertice de La Valletta e del Consiglio UE  sull’ immigrazione, ECFR pubblica “Libya's migrant-smuggling highway: Lessons for Europe”, a cura di Mattia Toaldo, Policy Fellow di ECFR. Toaldo analizza le “lezioni” che i policy maker europei dovrebbero trarre dal caso libico.

Malgrado la rotta migratoria del Mediterraneo orientale, attraverso Turchia e Balcani, nell’estate 2015 abbia  superato quella libica per intensità di flussi, i numeri delle traversate via Libia rimangono comunque elevati.

In questa situazione di migrazione di massa, la Libia rimane il centro di partenza più esposto. L'esperienza libica offre ai policy maker europei indicazioni per la gestione della crisi migratoria:

LA NECESSITÀ DI CANALI LEGALI VERSO L'EUROPA

Il passaggio attraverso la Libia dimostra quanto le “frontiere chiuse” alimentino  la tratta di esseri umani.  Sarebbe  politicamente irrealistico per la maggior parte degli Stati membri dell'UE aprire semplicemente le frontiere a quanti arrivano. Tuttavia, l’UE potrebbe sperimentare aperture delle frontiere limitate o “ad hoc”, al fine di salvare vite umane e garantire la protezione dei rifugiati: in questo modo i contrabbandieri verrebbero privati dei loro guadagni.

RIPENSARE CENTRI DI ACCOGLIENZA E HOTSPOT

I centri di accoglienza e hotspot dovrebbero semplificare e migliorare l'identificazione dei migranti e proteggere i richiedenti asilo. Tuttavia, dato l’attuale clima politico in Europa, vi è il rischio che questi diventino “centri di respingimento”. Vi sono inoltre forti preoccupazioni in relazione agli hotspot nei paesi con alti livelli di violazione dei diritti umani.

ACCORDI DI RIAMMISSIONE: SERVE CAUTELA

Il rimpatrio dei migranti economici illegali nei paesi d'origine è diventata una priorità assoluta nella gestione europea della crisi. Tuttavia, in assenza di  tratte legali per l’immigrazione, ciò crea gravi preoccupazioni: in termini di violazione dei diritti umani, e di creazione di perversi incentivi a quelle autorità che hanno interesse a mantenere alto il numero arrivi così da poter continuare a ricevere i sussidi.

GLI ALLEATI NELLE SFIDE REGIONALI

Le crisi nel Mediterraneo (soprattutto in Siria e Libia) hanno dimostrato come alcuni alleati dell’Occidente nella regione MENA giochino un ruolo talvolta finalizzato a rafforzare i conflitti, talvolta a bloccare i processi di pace in corso. Commercio e legami politici con questi alleati hanno spesso prevalso sulla capacità europea di critica di tali  comportamenti. Alla luce della crisi dei rifugiati, è giunta l’ora di rivedere tale strategia.

Secondo Toaldo, per migliorare la situazione in Libia è necessario:

COLLABORARE CON I LIBICI SU MODELLI ECONOMICI DIFFERENZIATI PER LE COMUNITÀ DI FRONTIERA

L’UE e gli stati membri dovrebbero differenziare tra commercio illegale di merce legale –benzina, tabacco, o prodotti che beneficiano di sussidi come grano e farina- e business più pericolosi legati all’immigrazione clandestina o al contrabbando di merce illegale come droghe o armi.

COINVOLGERE LE COMUNITÀ ED AUTORITÀ LOCALI

In diverse zone della Libia, le autorità locali sono le uniche istituzioni funzionanti: l’UE dovrebbe avviare un dialogo politico con le municipalità circa il sostegno al capacity-building così come sugli sforzi congiunti contro la tratta di esseri umani, anche in mancanza di un accordo nazionale

COINVOLGERE LE ISTITUZIONI STATALI, TRIPOLI INCLUSA

Dalla spartizione de facto della Libia dell’estate del 2014, l’UE ed gli stati membri hanno adottato una politica di severo disimpegno con Tripoli,  che impedisce di sviluppare salde relazioni con il Ministero degli Interni e con i funzionari responsabili dei controlli su immigrazione, visti, e frontiere.

RAFFORZARE IL MONITORAGGIO E LA PRESENZA INTERNAZIONALE PER PROTEGGERE I DIRITTI UMANI

In assenza di un accordo per un governo di unità nazionale basato a Tripoli, l’UE e gli stati membri dovrebbero sostenere quelle organizzazioni internazionali e libiche che lavorano per il monitoraggio delle violazioni dei diritti umani sul campo.

IMPEGNARSI IN MEDIAZIONI INTENSIVE A SOSTEGNO DI UNA DISTENSIONE TRA TEBO E TUAREG

La violenza tra le minoranze Tebu e Tuareg nella Libia meridionale è un fattore determinante per l’ondata migratoria: l’UE dovrebbe offrire mediazione come anche meccanismi di monitoraggio, con un’attenzione particolare ai confini ed al contrabbando.

RAFFORZARE LE STRATEGIE POLITICHE ED ECONOMICHE CON UNA VISIONE GLOBALE DI APPLICAZIONE DELLA NORMATIVA

La Libia ed i suoi sostenitori stranieri devono sforzarsi nell’applicare  la normativa vigente  sulla tratta dei migranti: l’Europa dovrebbe, su richiesta delle autorità libiche, attivare meccanismi di monitoraggio e di applicazione della legge a loro sostegno.

SOSTENERE IL DIALOGO NAZIONALE LIBICO, SEBBENE SENZA ILLUSIONI

L’UE ha agito bene nel sostenere il dialogo politico guidato dall’ONU: tuttavia un accordo sembra ancora lontano. In assenza di tale accordo, l’Europa dovrebbe mettere a punto piani di emergenza per la gestione della crisi migratoria in Libia.

Per Mattia Toaldo, “l’Europa si sta sforzando di trovare una strategia praticabile per far fronte a numeri senza precedenti, proponendo un mix di politiche che hanno funzionato con numeri più limitati, come i rimpatri, e politiche che vanno incontro all’opinione pubblica, sempre più preoccupata di fronte all’”invasione” di centinaia di migliaia di stranieri. Il Summit de La Valletta e il Consiglio UE probabilmente confermeranno e consolideranno le attuali politiche europee: tuttavia queste saranno parzialmente efficaci finché non terranno conto delle lezioni apprese in Libia. Politiche fondate sull’accettazione dei rifugiati e sul rifiuto dei migranti economici, senza nessuna alternativa di vie legali per il trasferimento in Europa, avranno un unico risultato: incoraggiare gli immigrati a spacciarsi per profughi o a raggiungere l’Europa clandestinamente”.

PER INTERVISTARE MATTIA TOALDO: Richard Speight, +44 (0) 207 227 6867 / + 44 (0) 7794 307840 / [email protected]