La Russia e la trasformazione del vicinato orientale europeo: un problema condiviso

L'ascesa di oligarchi nei Paesi del partenariato orientale ha portato alla nascita di democrazie di facciata e, soprattutto, al fallimento di riforme dello Stato di…

ECFR Alumni · Visiting Fellow
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L'ascesa di oligarchi nei Paesi del partenariato orientale ha portato alla nascita di democrazie di facciata e, soprattutto, al fallimento di riforme dello Stato di diritto, senza le quali nessun'altra vera riforma può avere successo. Inoltre, l’ostilità locale al cambiamento è rafforzata da una forte spinta autoritaria da parte della Russia, che fornisce sostegno finanziario e politico alle proprie favorite élite.

Con il partenariato orientale, l'UE ha cercato un approccio volto ad evitare sfide dirette alla Russia, quindi omettendo qualsiasi prospettiva di adesione all'UE. Tuttavia, non è riuscita a offrire a questi Paesi degli incentivi per convincerli a portare avanti le riforme necessarie.

Il nuovo policy brief ECFR a cura di Dumitru Minzarari e Vadim Pistrinciuc sostiene come l'UE dovrebbe riformare la politica del vicinato orientale rendendo centrale la sovranità condivisa.

I punti principali:

La politica del Partenariato orientale dell'UE dovrebbe essere rivista senza cadere vittima delle attuali pressioni geopolitiche.

Il punto debole del Partenariato orientale si trova nella sua stessa concezione, in quanto permette alle élite politiche locali di istaurare una “democrazia di facciata”.

Un'autentica riforma dello Stato di diritto e una forte sicurezza contro le minacce esterne sono fondamentali per la trasformazione democratica.

L'adozione di un nuovo modello di “sovranità condivisa” consentirebbe all'UE di portare avanti le riforme negli Stati del Partenariato orientale, garantendo lo Stato di diritto ed esponendo maggiormente le élite locali.

Il mancato rafforzamento degli Stati del Partenariato orientale potrebbe rafforzare la Russia e permettere all'autoritarismo di diffondersi sempre più verso ovest.

L'UE dovrebbe riesaminare con priorità l’approccio alla situazione dei Paesi del Partenariato orientale. Il prossimo passo dovrebbe essere l'adozione di un modello di “sovranità condivisa” nella regione, una forma di impegno maggiore con gli Stati partecipanti che includa importanti elementi di supervisione diretta delle riforme da parte dell'UE.

Solo questo permetterà all’UE di smantellare il villaggio Potemkin dietro le “riforme” nell'ambito del Partenariato orientale, e solo questo aiuterà a convincere i cittadini della regione del valore degli sforzi dell'UE.

AUTORI

Dumitru Minzarari è un ricercatore politico indipendente e Non-resident Associate Expert presso l’Institute for European Policy and Reforms di Chisinau. Minzarari ha conseguito un dottorato di ricerca in scienze politiche presso l'Università del Michigan-Ann Arbor, e un Master in International Affairs presso la Columbia University di New York.  Minzarari è esperto in sicurezza internazionale, strategia militare, tecnologie moderne belliche e di conflitto, diffusione dell'autoritarismo e politica estera e di sicurezza della Russia. In precedenza, ha lavorato come segretario di Stato (per la politica di difesa e la cooperazione internazionale) presso il Ministero della Difesa moldavo; ha ricoperto incarichi in quanto esperto nelle missioni sul campo dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa in Georgia, Ucraina e Kirghizistan; e ha lavorato con diversi think-tank in Europa orientale.

Vadim Pistrinciuc è stato Visiting Fellow presso la Konrad-Adenauer-Stiftung con sede nell'ufficio di Berlino di ECFR. Pistrinciuc è stato membro del parlamento moldavo dal 2014 al 2019. Inoltre, è stato viceministro del lavoro e della protezione sociale in Moldavia tra il 2009 e il 2011, e consigliere politico senior del primo ministro tra il 2011 e il 2013. Ha fornito consulenza al primo ministro su riforme della pubblica amministrazione, programmi politici e strategie politiche. In precedenza, Pistrinciuc ha lavorato come esperto, Project Manager e consulente per progetti di diverse organizzazioni internazionali (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, UNICEF e Organizzazione internazionale per le migrazioni) nei settori di diritti umani, riforme della pubblica amministrazione, lotta alla corruzione e sviluppo sociale. Inoltre, ha conseguito un dottorato di ricerca in sociologia presso la Moldova State University.