La guerra dimenticata in Yemen: verso il punto di non ritorno

La “guerra dimenticata” in Yemen sta raggiungendo il livello di gravità del conflitto siriano: non dovrebbe più essere ignorata dai governi europei

ECFR Alumni · Visiting Fellow
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Secondo il nuovo rapporto ECFR “Yemen’s forgotten war approaching point of no-return”, la “guerra dimenticata” in Yemen sta raggiungendo il livello di gravità del conflitto siriano: non dovrebbe più essere ignorata dai governi europei.

Il conflitto ha provocato la più grave crisi umanitaria del Medio Oriente, con l’86% della popolazione che necessita di assistenza, in una situazione descritta come “sull’orlo della carestia”. Il blocco aereo e navale a guida saudita ha di fatto interrotto le importazioni di un paese che compra dall’estero il 90% delle proprie risorse alimentari.

In questo scenario, il profondo collasso delle istituzioni statali, la crescente frammentazione del potere e il proliferarsi delle milizie armate (tra cui al-Qaeda e Stato islamico, l'ultimo dei quali ha rivendicato l’attentato ad Aden del 18 dicembre dove hanno perso la vita 49 persone), sta rapidamente spingendo lo Yemen verso il tracollo e verso un punto di non ritorno che potrebbe amplificare le sfide che l’Europa dovrà affrontare nella regione. Il Paese deve far fronte ad una “generazione perduta” di bambini che crescono senza istruzione, malnutriti e con poche prospettive lavorative che vadano oltre l’aderire alle milizie armate, terreno fertile per il reclutamento estremista. Con oltre 3 milioni di persone già sfollate, il conflitto potrebbe presto generare una nuova ondata di rifugiati verso l'Europa.

L’Europa ha l’obbligo, morale e strategico, di aumentare il proprio impegno per la risoluzione del conflitto, cercando di rafforzare il processo politico ora in fase di stallo e aumentando significativamente il proprio contributo nella gestione dell’assistenza umanitaria. L’attuale approccio europeo è stato per troppo tempo contrassegnato da acquiescenza o apparente indifferenza nei confronti degli attori coinvolti. Tuttavia, con una presidenza Trump che probabilmente ridimensionerà il proprio impegno politico nella regione, gli Stati europei – con l'eccezione del Regno Unito, da molti considerato come uno degli attori del conflitto a causa del proprio sostegno alla coalizione saudita – devono rafforzare il proprio ruolo per evitare il fallimento totale dello Stato.

A tal fine, l'Europa dovrebbe concentrare i propri sforzi su una pacificazione multidimensionale volta a rafforzare la partecipazione locale al processo di pace guidato dalle Nazioni Unite, per includere Houthi, forze anti-Houthi e componenti più ampie del Movimento Sudista. I Paesi europei dovrebbero fare pressione sugli Stati della coalizione per porre fine all'embargo aereo e marittimo che si sta rivelando disastroso per la situazione umanitaria sul terreno. Dato lo stretto rapporto con Riyadh, questo potrebbe essere un compito da affidare al Regno Unito.

Secondo l’autore Adam Baron: “Lo Yemen ha ricevuto solamente una parte dell'attenzione internazionale accordata alla Siria. Tuttavia, per molti aspetti, quello che sta succedendo ora in Yemen è perfino peggio che in Siria, sia in termini di situazione umanitaria sia di vacuum del controllo statale che sta dando spazio ai gruppi estremisti. Il paese sta rapidamente raggiungendo un punto di totale anarchia e fallimento dello Stato, che l'Europa non può più ignorare, non da ultimo a causa della possibile ondata di profughi yemeniti che potrebbe cercare rifugio in Europa. L'indifferenza ha per troppo tempo caratterizzato la risposta europea a questa terribile crisi. Tuttavia, gli attuali imperativi morali e strategici dovrebbero stimolare l’Europa all’azione, prima che sia troppo tardi”.