ISIS: il Califfato è al collasso ma le principali sfide restano

I recenti attacchi terroristici a Berlino, Baghdad e Istanbul dimostrano come sconfiggere militarmente l’ISIS sia solo una parte della lotta al Califfato

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I recenti attacchi terroristici a Berlino, Baghdad e Istanbul dimostrano come sconfiggere militarmente l’ISIS rappresenti solamente una parte della lotta al Califfato.

Secondo il nuovo rapporto ECFR, “After ISIS: How to Win the Peace in Iraq and Libya”, nel 2016 l’ISIS ha perso gran parte del proprio territorio in Iraq e Libia. Tuttavia, senza un sostegno esterno coordinato per la stabilizzazione politica ed economica, entrambi i paesi rischiano di scivolare velocemente nuovamente in un conflitto, con conseguenze per l'Europa come l’aumento dei flussi di rifugiati e maggiori rischi di attacchi terroristici.

Con gli Stati Uniti di Trump che si avviano verso un disimpegno dalla regione, l'UE e gli Stati membri dovrebbero intensificare il proprio sostegno con un impegno di lungo termine in termini di risorse ed energia.

In Iraq, la battaglia per Mosul rappresenta un punto di svolta fondamentale nella lotta militare contro l’ISIS. La lotta al Califfato è stata coadiuvata da una cooperazione senza precedenti tra le forze federali irachene, i peshmerga curdi, le Popular Mobilisation Forces (PMF) promosse dallo Stato, e altri gruppi. Tuttavia, ciascuno di questi attori ha una propria visione sulla riorganizzazione post-ISIS e i conflitti interni rischiano di degenerare non appena l’ISIS stesso verrà sconfitto.

In questo contesto, gli attori europei dovrebbero intensificare rapidamente gli sforzi verso una condivisione del potere maggiormente rappresentativa, incluso decentramento politico in tutto il Paese. Fondamentale sarà, inoltre, affrontare divergenze di vecchia data legate alla corruzione, all'emarginazione politica ed economica delle minoranze sunnite e agli abusi dei servizi di sicurezza nazionali. In questo contesto, il sostegno europeo alla ricostruzione e ad una riforma del settore della sicurezza potrebbe svolgere un ruolo importante.

In Libia, il controllo territoriale dell’ISIS si è concluso con la liberazione di Sirte nel dicembre 2016. Tuttavia, la lotta di potere in corso tra il Consiglio di Presidenza sostenuto dalle Nazioni Unite e guidato da Serraj (sostenuto dagli Stati Uniti, Regno Unito e Italia) e il Libyan National Army, guidato dal Generale Haftar (sostenuto da Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia) rischia di alimentare una situazione di continuo conflitto. Ciò potrebbe portare, inoltre, ad un collasso dell'economia, che creerebbe terreno fertile per il jihadismo.

Sebbene una completa stabilizzazione della Libia sia attualmente irraggiungibile, l'UE e gli Stati membri dovrebbero puntare a congelare l'attuale conflitto mediante l'apertura di canali di comunicazione tra le parti, il rafforzamento del governo di unità nazionale e la ricostruzione delle città distrutte di Sirte e Bengasi. Inoltre, l’Europa dovrebbe dare priorità ad un accordo economico per evitare la crisi umanitaria e la destrutturazione dello Stato. Questi obiettivi sono fondamentali al fine di consolidare le recenti vittorie contro l’ISIS e prevenire la ricomparsa del fenomeno jihadista nel paese.

Il destino di Iraq e Libia è legato agli attori locali. Tuttavia, gli interlocutori europei, attraverso un impegno politico ed economico più significativo, potrebbero dare un contributo fondamentale agli sforzi per una stabilizzazione sostenibile.

La sfida sarà resa più difficile dalle questioni interne europee, così come dalle probabili divergenze in termini di priorità tra l’amministrazione Trump e gli attori regionali. Tuttavia, i problemi dei flussi migratori e della sicurezza non scompariranno una volta sconfitto l’ISIS. Se l'Europa ha intenzione di affrontare questi problemi seriamente, è giunto il momento di intensificare l’impegno politico ed economico nella regione.