Accordi senza frontiere: la politica estera europea sull’immigrazione

L’accordo UE-Turchia rappresenta il culmine di un approccio europeo insufficiente alla gestione della questione migratoria

ECFR Alumni · Former Visiting Fellow
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Deals without borders: Europe’s foreign policy on migration” di Angeliki Dimitriadi analizza la politica estera europea in risposta alla crisi dei rifugiati. Il rapporto ECFR esamina i tre principali strumenti diplomatici a disposizione dell’Europa: processi regionali; partnership per la mobilità; accordi di riammissione. Considerata la riluttanza europea a fare concessioni concrete ai paesi partner, come ad esempio nel caso della proposta di creazione di vie legali per la migrazione, questi strumenti non sono riusciti ad affrontare la migrazione irregolare.

L’accordo UE-Turchia è proprio il risultato di questo fallimento, una soluzione meramente temporanea e potenzialmente carica di problemi, compresa la precarietà legale e l'impossibilità di attuazione.

Inoltre l’accordo evidenzia lo spostamento dell’equilibrio di potere dall’Europa a favore dei vicini immediati, come già analizzato dall’edizione 2015 dello European Foreign Policy Scorecard di ECFR.

Secondo Angeliki Dimitriadi, l’UE e gli Stati membri dovrebbero attuare una politica estera più audace per far fronte al fenomeno migratorio. L’UE dovrebbe inoltre creare canali di immigrazione legale per rifugiati e migranti economici. In questo modo, nel breve periodo si indebolirebbe la rete di trafficanti di uomini, limitando così la pressione alle frontiere esterne; nel lungo periodo, questi corridoi attenuerebbero la pressione nelle regioni con alti livelli di migrazione interna.

Una maggiore volontà di impegnarsi significativamente con i paesi chiave al di fuori dell’UE aiuterebbe a tenere sotto controllo la crisi dei migranti. Poiché non vi è una risposta unica per trattare con i paesi terzi, l’UE dovrebbe mettere sul piatto un’ampia gamma di incentivi, come ad esempio maggiori opportunità di lavoro anche per i lavoratori non altamente qualificati.

Secondo Angeliki Dimitriadi: “La risposta dell’UE è stata frammentata. Il conflitto siriano sta entrando nel sesto anno: ciò significa che l’Europa è cinque anni in ritardo nel preparare una risposta adeguata per fronteggiare gli arrivi che tutti si aspettavano da tempo. L’incapacità degli Stati membri di lavorare insieme per gestire efficacemente l’immigrazione è costata centinaia di vite e sta creando caos ai confini europei”.

“Un approccio praticabile all’immigrazione dovrebbe riconoscere l’importanza delle vie legali alla migrazione come parte della strategia di prevenzione come anche dimostrare la necessaria flessibilità per accordarsi caso per caso con i paesi del vicinato e per affiancarli nella gestione dei flussi. Assistiamo invece, ad un accordo sconsiderato con la Turchia fatto di complicazioni legali e siglato nel panico: un accordo last-minute fatto dietro le quinte.

“Qualora i leader europei volessero adottare una strategia seria di lungo periodo per gestire i flussi migratori, essi dovrebbero essere molto più risolutivi di quanto lo siano stati fino ad ora.”