Vulnerabilità virale: come la pandemia sta contagiando la democrazia nei Balcani occidentali

La crisi da COVID-19 non sembra aver innescato una nuova era politica nei Balcani occidentali; piuttosto, essa ha esacerbato vulnerabilità già esistenti in materia di stato di diritto e democrazia

Beáta Huszka
Visiting Fellow
Tania Lessenska
ECFR Alumni · Programme Coordinator, Wider Europe programme
Serbian gendarmerie officers stand guard during the funeral of Serbia's late Patriarch Irinej, who died of COVID-19, in front of Belgrade's St. Sava temple in BelgradePicture alliance/ Reuters/ Marko Djurica ©
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Nell’ottobre 2020, i paesi dei Balcani occidentali hanno registrato alcune tra le più alte incidenze di casi di COVID-19 pro capite a livello europeo. Montenegro, Kosovo, Macedonia del Nord e Bosnia-Erzegovina sono stati tra i 15 Paesi più colpiti dal virus nel continente.

La crisi ha esacerbato le vulnerabilità legate allo stato di diritto e alla democrazia già esistenti in questi paesi. La pandemia ha rafforzato i governi, indebolito le funzioni legislative e di supervisione esercitate dai parlamenti, limitato la libertà dei media e portato a un aumento delle violazioni delle misure di protezione dei dati personali.

Nell’ultimo policy brief ECFR, “Viral vulnerability: How the pandemic is making democracy sick in the Western Balkans”, le autrici Beáta Huszka e Tania Lessenska analizzano l’impatto della crisi sulla governance democratica e sul rispetto dei diritti umani, concentrandosi sull’imposizione di restrizioni arbitrarie e illegali nei confronti dei cittadini, e approfondendo come queste involuzioni abbiano avuto un effetto sul rapporto dell’UE con i paesi dei Balcani occidentali.

Risultati principali:

  • La crisi da COVID-19 non sembra aver innescato una nuova era politica nei Balcani occidentali; piuttosto, essa ha esacerbato vulnerabilità già esistenti in materia di stato di diritto e democrazia.
  • I governi della regione hanno spesso adottato approcci selettivi e arbitrari nell’applicazione di restrizioni in risposta alla pandemia, talvolta utilizzando queste misure per mettere a tacere critici e oppositori.
  • Tali approcci selettivi e arbitrari possono avere effetti a lungo termine più gravi di ogni aspetto di risposta alla crisi.
  • Si alimenta così la più grande minaccia al processo di integrazione europea nei Balcani occidentali, rappresentata dalle ricadute in materia di criteri politici richiesti dall’UE.
  • Tuttavia, l’UE sembra meno incline che in passato a permettere ai governi dei Balcani occidentali di farla franca sulle ricadute in materia democratica solo perché essi sono allineati con l’Unione sul fronte geopolitico.

In principio, tutti i Paesi dei Balcani occidentali sono dediti al processo di integrazione europea. Tuttavia, solo la Macedonia del Nord sembra impegnarsi in modo genuino nel processo di adesione, ed è infatti l’unico Paese ad avere migliorato la propria performance democratica negli ultimi due anni.

In questo quadro, le autrici sottolineano come gli errori commessi dall’UE nella propria politica di sostegno – in particolare nei primi mesi della crisi da COVID-19 – abbiano dimostrato che il blocco debba concentrarsi maggiormente su questioni di procedure e comunicazione, svelando al contempo la dolorosa disillusione di alcuni Paesi dei Balcani occidentali nei confronti dell’UE.