Rispondere all’avanzata dell’euroscetticismo

Gli europeisti dovrebbero favorire il dibattito tra visioni differenti dell'Europa

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I sondaggi di opinione prevedono l’ascesa dei partiti euroscettici alle elezioni di maggio per il Parlamento europeo.

In particolare, si prevede che i partiti euroscettici:

1)      Otterranno ampio consenso in tre grandi paesi: Francia, Italia e Regno Unito;

2)      Diventeranno una delle principali forze politiche in Grecia, Repubblica Ceca e Olanda;

3)      Avanzeranno in Danimarca, Austria, Lituania, Ungheria e Finlandia.

Ottenendo maggiore forza transnazionale all’interno di un sempre più potente Parlamento europeo, questi partiti potrebbero essere in grado di invertire il processo di integrazione europea e mettere a repentaglio lo stesso progetto europeo.

Ma l’impatto maggiore di una vittoria euroscettica sarebbe sulle politiche nazionali (per esempio l’immigrazione) e sulla trasformazione del dibattito politico in una mera, e quanto inutile battaglia, tra “più” o “meno” Europa.

Per non cadere nel panico, gli autori della nuova pubblicazione ECFR – “The Eurosceptic surge and how to respond to it” – sostengono che i politici europeisti debbano fornire ai cittadini scelte concrete e affrontare i problemi reali:

Gli europeisti non devono ridurre il dibattito ad una semplice contrapposizione tra pro e anti Europa, ma sottolineare l’importanza delle idee politiche, come ad esempio istanze politiche di centro-sinistra e centro-destra per rispondere alle sfide dell’UE e degli stati membri: lavoro, immigrazione, crescita, ascesa della Cina.

I partiti europeisti che formano una grande coalizione transnazionale rischiano di essere etichettati come un élite che sostiene l’UE a scapito degli europei.  Su questa considerazione si fonda infatti la narrativa euroscettica, ovvero su una disputa tra élites e cittadini.

Al contrario, i partiti europeisti dovrebbero sottolineare come i problemi europei quali l’inadeguatezza istituzionale dell’euro e il deficit democratico dell’UE richiedano una soluzione costruttiva a livello europeo, piuttosto che il ricorso al nazionalismo e alla xenofobia.

 

Secondo Mark Leonard, Direttore di ECFR, «L’avanzata dell’euroscetticismo potrebbe rivelarsi più pericolosa della comparsa del Tea Party negli Stati Uniti. Essa potrebbe infatti condurre ad uno strano scenario di un Parlamento che odia se stesso e che sostanzialmente vuole assicurare la propria abolizione»

Secondo Josè Ignacio Torreblanca, Direttore del Programma “Reinvention of Europe” di ECFR «Glieuroscettici potrebbero amplificare le divisioni emerse in Europa tra Nord e Sud, paesi creditori e debitori, pro-euro e anti-euro, in un momento in cui l’Europa ha un disperato bisogno di attuare azioni concrete per risolvere la crisi istituzionale»

 

 

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CONTATTI

Mark Leonard[email protected] – @markhleonard

José Ignacio Torreblanca – +34 663 838285 – [email protected] @jitorreblanca

Ufficio Stampa ECFR – +442072276874– [email protected] – @ecfr – www.ecfr.eu/reinvention

 

ALCUNI DATI UTILI

1.            Quattro sono i principali gruppi di partiti euroscettici attualmente attivi in Europa:

I partiti occidentali e orientali di estrema destra come il francese Front National, l’ungherese Jobbik e il greco Alba Dorata.

I partiti che chiedono maggiore sovranità nazionale come l’UKIP in Gran Bretagna e Alternative für Deutschland in Germania.

I membri del gruppo europeo conservatore e riformista del Parlamento europeo, tra cui i Conservatori inglesi e il partito polacco Diritto e Giustizia.

Gli euroscettici di sinistra come Syriza in Grecia e Die Linke in Germania.

2.            Il Parlamento europeo ha il potere di bloccare la firma dei trattati internazionali e degli accordi commerciali, porre il veto sulla maggior parte delle legislazioni europee, bloccare le nomine della Commissione europea e ritardare l’approvazione del budget annuale dell’UE.

3.            Circa 390 milioni di cittadini europei possono esprimere il proprio voto alle elezioni del Parlamento europeo.

4.            Secondo l’Eurobarometro, nel 2007 il 52% dei cittadini europei aveva una percezione positiva dell’UE; oggi solo il 31% percepisce l’Europa positivamente. Nel 2007 coloro che percepivano l’UE negativamente erano il 15%, oggi sono il 28%. L’Eurobarometro ha registrato anche un calo della fiducia: solo il 31% dichiara di avere fiducia nell’UE rispetto al 58% di coloro che dichiarano di non averne.

5.            I livelli di affluenza ai seggi alle elezioni per il Parlamento europeo sono calati costantemente dal 62% nel 1979 al 43% nel 2009.