Libia: l’Europa deve agire prima che sia troppo tardi

La situazione attuale, definita dal governo libico un “colpo di stato”, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per l’Europa. Urge un’azione immediata.

ECFR Alumni · Senior Policy Fellow
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Violente offensive e scontri nel week end hanno riportato la Libia al centro dell’attenzione: il Parlamento è stato preso d’assalto e Tripoli è stata teatro di conflitti fra diverse milizie. Unità militari in tutto il paese stanno stringendo alleanze con gli islamisti o con i loro oppositori, mentre a Bengasi è iniziata una grande operazione militare. La situazione attuale, definita dal governo libico un “colpo di stato”, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per l’Europa. Urge un’azione immediata.

Come spiega un recente documento di policy pubblicato da ECFR, l’Europa dovrebbe fare di più per proteggere i propri interessi in Libia. A tre anni dalla rivoluzione, la transizione non avanza e molte scadenze importanti come le elezioni, la nuova costituzione e il dialogo nazionale molto probabilmente non verranno rispettate.

Secondo Mattia Toaldo, Policy Fellow del Programma MENA di ECFR e autore del Policy Brief “A European agenda to support Libya’s transition”, la transizione libica è arrivata ad un punto di stallo, con una crescente apatia per le istituzioni democratiche e per i partiti politici. Pochi i progressi in materia di sicurezza, democrazia e ripresa economica. Prima della fine dell’anno dovrebbero aver luogo nuove elezioni, un dialogo nazionale per costruire consenso e la stesura di una nuova costituzione con l’aiuto dei partner internazionali come l’UNSMIL, l’UE, il G8 e i paesi del P3+3.

Se la situazione attuale richiede urgenti sforzi di mediazione da parte dell’UE, dei suoi membri e di paesi come Norvegia e Turchia, questi attori non dovrebbero perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo, ma lavorare su cinque passaggi fondamentali:

·         Favorire un accordo tra i grandi intermediari e allo stesso tempo incentivare accordi per porre fine ai numerosi conflitti locali e concentrarsi sulla formazione di una gendarmerie politicamente neutrale

·         Sostenere materialmente e politicamente l’istituzione di una Commissione di Dialogo Nazionale e il funzionamento di un sistema di giustizia transitorio

·         Sostenere il governo locale nella fornitura di servizi urbani e incoraggiare il decentramento di tali competenze

·         Assicurare maggiore trasparenza nella gestione delle riserve petrolifere e nello sviluppo di un’economia post-petrolifera.

·         Migliorare il coordinamento del sostegno e dell’azione internazionale per reagire più rapidamente ai repentini cambiamenti del paese.

La marginalizzazione degli ex lealisti di Gheddafi ha portato ad omicidi politici, alla soppressione dei media e alla fuga di più di un milione di libici nei paesi confinanti. Soprattutto in questo momento, l’Europa deve far capire agli stakeholder che un approccio “winner takes all” non sarà ricompensato.

Secondo Mattia Toaldo, per quanto riguarda l’affidamento dell’Europa alle forniture di energia dalla Russia “l’UE non può permettersi di avere a 350km a sud di Malta e Lampedusa, uno stato fallito ma cruciale per la sicurezza energetica e responsabile di traffici illegali”.

Se è compito dei libici scegliere il proprio leader e i propri rappresentanti, l’Europa può influenzare la transizione in Libia e dovrebbe usare tale strumento in maniera più efficace.

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