La miglior difesa: perché l’UE dovrebbe stringere patti di sicurezza con il Vicinato orientale

Se l’UE vuole avere maggiore influenza geopolitica nel proprio vicinato, deve iniziare a sviluppare partnership strategiche per la sicurezza con i propri vicini, a est come a sud

Director, Wider Europe programme
Ursula von der LeyenEuropean Union ©
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La crescente brutalità della politica internazionale genera nuovi dilemmi per l’Unione Europea, che rischia di diventare sempre meno influente nel suo vicinato come altrove. L’UE sembra sempre meno rilevante in Siria e in Libia; si dimostra divisa su Mediterraneo orientale e Turchia, assente dai negoziati diplomatici sul Nagorno-Karabah e ansiosa in merito all’evoluzione della sua relazione con gli Stati Uniti.

In un nuovo policy brief ECFR, Gustav Gressel e Nicu Popescu propongono che l’UE si faccia promotrice di una serie di accordi di sicurezza in quanto nuova via di cooperazione che permetta a Bruxelles e agli Stati membri di rafforzare la rete europea di partnership strategiche. Ciò implica coltivare e rafforzare i legami di sicurezza, i rapporti di intelligence e le partnership militari con alcuni attori selezionati, cominciando dal Vicinato europeo allargato: la regione del Mediterraneo, l’Europa orientale e l’Africa.

Tra i risultati principali:

-L’UE e gli Stati membri devono ancora aggiornare le politiche comunitarie per farle combaciare con le ambizioni di avere un’UE più geopolitica e strategicamente sovrana.

-Sebbene l’UE spenda più degli Stati Uniti nel sostegno ai paesi del Partenariato Orientale, è Washington ad essersi maggiormente occupata della riforma del settore della sicurezza e del capacity building in quest’area geografica.

-Se l’UE vuole avere maggiore influenza geopolitica nel proprio vicinato, deve iniziare a sviluppare partnership strategiche per la sicurezza con i propri vicini, a est come a sud.

-L’Unione dovrebbe procedere in questo senso attraverso l’istituzione di  accordi di sicurezza con il Partenariato orientale, che includano sostegno ai servizi di intelligence, alle istituzioni che si occupano di cyber security ed alle forze armate.

-In cambio, i paesi del Partenariato orientale dovrebbero implementare  riforme che promuovano trasparenza e stato di diritto negli apparati di sicurezza.

-L’UE dovrebbe considerare questo accordo come un progetto pilota da riprodurre in seguito con altri importanti partner in Medio Oriente e in Africa.

La prossima sfida per l’Unione è l’adozione di politiche che realizzino il bisogno europeo di assumere un postura più assertiva. Un’Europa più forte non potrà che basarsi su alleanze più forti; l’Unione non può ottenere granché agendo unilateralmente.