La geopolitica del Green Deal europeo

L’UE dovrebbe diventare uno standard-setter globale per la transizione energetica, e prepararsi a gestire le profonde ripercussioni geopolitiche del Green Deal nelle relazioni con il proprio Vicinato

Commissioner Frans Timmermans, left, talks during a press conference with Commissioner Kadri Simson at the European Parliament in Brussels in September 2020. picture alliance/ ASSOCIATED PRESS/ John Thys ©
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  • Il Green Deal europeo non trasformerà solo l’economia, ma avrà anche profonde ripercussioni geopolitiche.
  • Avrà un impatto geopolitico sull’equilibrio energetico europeo e sui mercati globali, sui paesi produttori di gas e petrolio nel Vicinato europeo, sulla sicurezza energetica europea e sull’andamento del commercio mondiale, in particolare attraverso il meccanismo di aggiustamento di carbonio alla frontiera.
  • L’UE dovrebbe prepararsi a contribuire alla gestione degli aspetti geopolitici del Green Deal europeo.
  • In questo contesto, le relazioni con importanti paesi del Vicinato come Russia e Algeria, e con gli attori globali come Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita, sono assolutamente rilevanti.

Nel 2019, la Commissione europea ha presentato il Green Deal europeo, un ambizioso pacchetto di iniziative politiche volto a rendere l’economia europea sostenibile dal punto di vista ambientale. Il Green Deal mira sostanzialmente a trasformare l’economia e i modelli di consumo europei. Questo piano, prioritario sull’agenda dell’UE,

implica una revisione fondamentale del sistema energetico europeo; per questi motivi, esso modificherà le relazioni tra l’UE e il suo Vicinato, e ridefinirà le priorità politiche europee su scala globale. Si tratta dunque di uno sviluppo della politica estera europea dalle profonde conseguenze geopolitiche.

In un policy paper congiunto – The geopolitics of the European Green Deal – lo European Council on Foreign Relations (ECFR) e Bruegel approfondiscono le implicazioni geopolitiche del Green Deal. I cinque autori, Mark Leonard, Jean Pisani-Ferry, Jeremy Shapiro, Simone Tagliapietra e Guntram Wolff, analizzano tanto gli effetti delle iniziative attuate per esportare la politica climatica quanto quelli collaterali non voluti. Esaminano inoltre come altri Paesi, come Stati Uniti, Cina, Russia, Algeria o Arabia Saudita potrebbero interpretare e reagire al Green Deal.

ECFR and Bruegel propongono inoltre un piano di azione esterna come parte integrante della strategia climatica europea: per avere successo, l’UE deve affrontare in modo diretto le difficoltà che il Green Deal potrebbe generare con i propri partner economici e Paesi vicini. Solo un’Unione proattiva contribuirà a trasformare le potenziali tensioni in opportunità per rinnovate partnerships internazionali.

Gli autori propongono sette azioni per gestire gli aspetti geopolitici del Green Deal europeo:

1. Assistere i Paesi esportatori di gas e petrolio nel Vicinato europeo a gestire le ripercussioni del Green Deal. L’UE deve impegnarsi con questi Paesi per favorire la loro diversificazione economica, inclusa la produzione di energia rinnovabile e idrogeno verde che potranno in futuro essere esportati verso l’Europa.

2. Migliorare la sicurezza delle forniture di materie prime critiche e limitare la dipendenza, in primis dalla Cina. Misure fondamentali a riguardo includono una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti, un incremento del ricorso al riciclaggio e la sostituzione di materiali critici.

3. Lavorare con gli Stati Uniti e altri partner per creare un “climate club” i cui membri applichino simili misure di aggiustamento del carbonio alla frontiera. Tutti i Paesi, Cina compresa, saranno i benvenuti se si impegneranno a seguire le regole e gli obiettivi di questo club.

4. Diventare uno standard-setter globale per la transizione energetica, in particolare per idrogeno e green bonds. Richiedere ottemperanza a severe regole ambientali come condizione per accedere al mercato europeo sarà un forte incentivo per una transizione verde nei Paesi terzi.

5. Internazionalizzare il Green Deal europeo mobilitando il budget UE, il Fondo europeo di ripresa e resilienza, e le politiche di sviluppo europee.

6. Promuovere coalizioni globali per la mitigazione del cambiamento climatico, per esempio attraverso una coalizione globale per il permafrost, volta a finanziare misure per limitarne lo scioglimento.

7. Promuovere una piattaforma globale sulla nuova economia dell’azione climatica, per condividere lezioni e best practices.

Nel complesso, queste sette azioni forniranno un sostegno in ambito di politica estera per il Green Deal europeo. Esse rispondono alle sfide geopolitiche che altri Paesi dovranno probabilmente affrontare con l’implementazione del Green Deal, nonché più in generale a causa del crescente riscaldamento globale; inoltre, esse fanno leva sugli sforzi europei e espandono la spinta alla decarbonizzazione oltre le frontiere dell’Unione – una condizione necessaria per il successo del Green Deal.