La crisi del potere americano: come gli europei vedono l’America di Biden

La maggior parte degli europei ha festeggiato la vittoria di Biden, ma non pensano che possa aiutare l’America a riconquistare un ruolo leader a livello globale

Joe Biden arrives at the White House in the Inaugural Parade in 2013
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  • Un nuovo sondaggio di ECFR rileva che nonostante a novembre gli europei abbiano festeggiato la vittoria di Joe Biden, la maggior parte è scettica sulla possibilità di assistere ad una ripresa globale della potenza statunitense.   
  • 6 europei su 10 credono che il sistema politico statunitense sia debole, e che nei prossimi dieci anni la Cina diventerà molto più potente degli Stati Uniti.
  • Gli europei sembrano avere un atteggiamento radicale a riguardo. Nell’eventualità di un conflitto tra Stati Uniti e Cina, la maggior parte vorrebbe che il proprio Paese rimanesse neutrale, e non prenderebbe le parti di Washington contro la Russia.
  • Due terzi degli europei intervistati hanno affermato che l’Europa non può sempre fare affidamento sugli Stati Uniti e che è necessario che si occupi delle proprie capacità di difesa, mentre solo il 10% ritiene che gli Stati Uniti proteggeranno sempre l’Europa.
  • Alla luce di ciò, secondo il sondaggio di ECFR, gli europei si rivolgono ai propri vicini per trovare sostegno e protezione.

La maggior parte degli europei ha gioito per la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali statunitensi di novembre, ma pochi credono che, sotto la sua guida, gli Stati Uniti torneranno alla ribalta in qualità di principale attore globale. Questo è il risultato chiave di un’importante indagine a livello paneuropeo effettuata su oltre 15.000 persone in undici Paesi, pubblicata oggi dallo European Council on Foreign Relations (ECFR). Il sondaggio è stato condotto a novembre e dicembre 2020 da Datapraxis e YouGov.

Questo sondaggio costituisce la base di un nuovo importante rapporto di Mark Leonard e Ivan Krastev, intitolato “La crisi del potere americano: come gli europei vedono l’America di Biden, che mostra come la fiducia degli europei nel potere americano stia svanendo. Oggi la maggioranza dei tedeschi concorda sul fatto che, dopo l’elezione di Trump nel 2016, non ci si possa fidare degli americani e, in tutta Europa, molti intervistati sono d’accordo con questa affermazione.

Questo cambiamento si traduce nella limitata disponibilità degli europei a sostenere gli Stati Uniti in seno a potenziali tensioni internazionali. Ad esempio, la metà o più degli intervistati in tutti gli 11 Paesi ritiene che il proprio governo dovrebbe mantenersi neutrale in un conflitto tra Stati Uniti e Cina e, in ognuno dei Paesi presi in esame, non più del 40% sosterrebbe Washington contro Mosca.

Il nuovo rapporto sostiene che la tumultuosa presidenza di Donald Trump abbia influito molto sulle relazioni transatlantiche, al punto che sussiste oggi un profondo scetticismo all’interno del blocco sul fatto che Biden possa arrestare il declino globale degli Stati Uniti. Gli europei ritengono che l’isolazionismo e l’imprevedibilità dell’amministrazione Trump, insieme ad alcune radicate problematiche interne agli Stati Uniti, avranno un impatto sull’amministrazione Biden e sulla sua capacità di riformulare l’immagine globale dell’America.

Secondo Leonard e Krastev, in una tale situazione l’Europa non può restare in attesa. Delineando le quattro “tribù” geopolitiche diffuse in Europa, che emergono dalla segmentazione dei dati dell’indagine di ECFR, gli autori mettono in luce l’opinione di oltre 6 europei su 10 sul fatto che gli Stati Uniti siano “in declino”, mentre l’UE e/o i sistemi dei suoi Paesi sono valutati ben più positivamente. Ciò rappresenta un’opportunità, sostengono, per utilizzare il potere collettivo del blocco europeo a beneficio e protezione dei suoi cittadini.

Le principali conclusioni del sondaggio paneuropeo di ECFR sono le seguenti:

  • Gli europei sono rassicurati dall’esito delle elezioni di novembre, tuttavia in Europa c’è scetticismo sul fatto che Biden possa arrestare il declino degli Stati Uniti sulla scena mondiale. Negli undici Paesi esaminati, la maggioranza degli intervistati (51%) non condivide l’opinione secondo cui, con la presidenza Biden, gli Stati Uniti probabilmente risolveranno le proprie divisioni interne e investiranno nella risoluzione di questioni internazionali come il cambiamento climatico, la pace in Medio Oriente, le relazioni con la Cina e la sicurezza europea. C’è anche una forte convinzione tra gli europei che la Cina supererà gli Stati Uniti come superpotenza mondiale entro il prossimo decennio, un parere ampiamente diffuso in tutti i Paesi esaminati, tra cui Spagna (79%), Portogallo (72%), Italia (72%) e Francia (63%).
  • L’eredità dell’amministrazione Trump ha minato la fiducia negli Stati Uniti. Quasi un terzo (32%) di tutti gli intervistati del sondaggio di ECFR concorda sul fatto che, dopo la vittoria di Trump nel 2016, non ci si possa fidare degli americani. La cosa più sorprendente è che il 53% degli intervistati tedeschi sostiene quest’opinione, rappresentando una chiara un’eccezione. Solo in Ungheria e Polonia numeri significativamente alti non sono d’accordo con tale affermazione. Tra gli intervistati in Italia, il 28% ritiene che non ci si possa fidare degli americani.
  • Pochissimi europei credono che gli Stati Uniti interverrebbero a loro favore in caso di crisi militare. Solo il 10% degli intervistati vede gli Stati Uniti come un partner “affidabile” in materia di sicurezza, sempre pronto a proteggere l’Europa, mentre almeno il 60% in ogni singolo Paese intervistato, e il 67% a livello complessivo, ritiene che il proprio Paese non possa dipendere dal sostegno degli Stati Uniti in caso di grave crisi. In Italia, il 62% sostiene questa opinione.
  • Le divergenze sull’America in Europa sono cambiate e questo dipende dalla percezione che le persone hanno relativamente al fatto che l’UE, gli Stati Uniti o la Cina accrescano o diminuiscano la propria potenza. A questo proposito, abbiamo identificato quattro nuove tribù geopolitiche (“In Europe We Trust” – la più grande, che include il 35% degli intervistati); “In Decline We Trust” (la seconda più grande, con il 29%); “In the West We Trust” (20%); “In America We Trust” (9%).

Tutto ciò ha delle conseguenze geopolitiche:

  • Gli investimenti nella difesa a livello europeo godono di un sostegno significativo. Due terzi degli intervistati preferiscono che l’Europa si prenda cura delle proprie capacità di difesa piuttosto che fare affidamento principalmente sugli Stati Uniti: un sostegno più pronunciato a proposito si riscontra in Portogallo (72%), Svezia (71%), Spagna (71%), Francia (70%) e Polonia (69%). È interessante notare che anche il 74% degli intervistati britannici condivide questa opinione, nonostante il Regno Unito non sia più uno Stato membro dell’UE.
  • C’è una profonda ambivalenza nei confronti degli Stati Uniti in caso di conflitto con la Cina o la Russia, con molti europei che vorrebbero rimanere neutrali in un simile scenario. Almeno la metà dell’elettorato nei Paesi esaminati vorrebbe che il proprio governo rimanesse neutrale in un conflitto tra Stati Uniti e Cina, e in nessun Paese esaminato la maggioranza vorrebbe schierarsi dalla parte di Washington contro la Russia. Sorprendentemente, solo il 36% degli intervistati in Polonia e il 40% in Danimarca afferma che il proprio Paese dovrebbe schierarsi con gli Stati Uniti in caso di un conflitto con la Russia. Negli undici Paesi esaminati, solo il 23% degli intervistati sostiene questa opinione, mentre il 59% preferisce che il proprio Paese rimanga neutrale. In Danimarca e Polonia, la neutralità è l’opzione preferita rispettivamente dal 47% e dal 45% degli elettori. In Italia, il 59% e il 60% degli intervistati vorrebbe che il proprio Paese rimanesse neutrale in caso di un’escalation tra Stati Uniti e Cina o Russia.
  • Gli europei vogliono che l’UE sia più severa, a livello internazionale su questioni economiche come il commercio, la tassazione e la regolamentazione. Tra gli otto Paesi dove ECFR ha chiesto agli elettori di esprimersi su questo problema, la maggioranza in Germania (38%), Francia (48%), Gran Bretagna (37%) e Italia (43%) pensa che l’UE dovrebbe assumere una posizione più dura nei confronti degli abusi economici statunitensi. La Polonia rappresenta un’anomalia da questo punto di vista, con solo un elettore su dieci che sostiene questa opinione.
  • La Germania è considerata dagli europei il Paese più importante con cui “avere buoni rapporti”. Gli intervistati in Francia, Spagna, Danimarca, Paesi Bassi, Portogallo e Ungheria hanno dichiarato che la Germania è il Paese più importante con cui costruire un buon rapporto. D’altro canto, in Germania, il 38% ha scelto la Francia come alleato più importante. Solo gli intervistati in Gran Bretagna (55%), Polonia (45%), Italia (36%) e Svezia (36%) hanno classificato gli Stati Uniti al primo posto, davanti alla Germania.
  • Gli europei sono diventati più positivi sull’UE negli ultimi due anni, nonostante la crisi del COVID-19 e la Brexit. In Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia, Paesi in cui ECFR ha condotto un sondaggio sia nel 2019 che nel 2020, la percentuale media di persone che afferma che il sistema politico dell’UE funziona molto bene, o abbastanza bene, è aumentato dal 46% al 48% da gennaio 2019. Allo stesso tempo, la percentuale di coloro che affermano che il sistema non funziona bene, in parte o completamente, è scesa dal 45% al ​​43% durante questo stesso periodo.
  • Gli atteggiamenti verso l’UE sembrano spesso essere correlati all’opinione verso il proprio governo nazionale. Ad esempio, in Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, la maggior parte delle persone ritiene che il proprio sistema politico nazionale funzioni e crede anche nel successo dell’UE. Al contrario, la maggioranza in Spagna, Italia e Francia (insieme alla Gran Bretagna, ora non più uno Stato membro dell’UE) considera il proprio sistema politico poco efficiente e, in questo secondo gruppo di quattro Paesi, molti intervistati sono anche insoddisfatti dell’operato dell’UE. Polonia, Ungheria e Portogallo rappresentano l’eccezione a questa regola: la maggioranza in questi Paesi non è soddisfatta del proprio sistema politico nazionale, eppure sembra vedere Bruxelles come la propria salvezza, con maggioranze sostanziali che hanno opinioni positive dell’UE.

Commentando il sondaggio e la pubblicazione di questo nuovo importante rapporto sulle relazioni transatlantiche, il Fondatore di ECFR, Mark Leonard, ha dichiarato:

“Agli europei piace Biden, ma non pensano che l’America tornerà ad essere un leader mondiale. La maggior parte (degli europei) pensa che il sistema politico degli Stati Uniti sia in declino, che la Cina diventerà più potente degli Stati Uniti e che Washington non li difenderà.

Gli europei stanno traendo conclusioni radicali: vorrebbero che i loro governi rimanessero neutrali in un conflitto tra Washington e Pechino, e vogliono investire nella difesa europea.

Quando George W. Bush era Presidente, gli europei erano divisi sul modo in cui l’America avrebbe dovuto usare il proprio potere. Ora, con Biden che entra alla Casa Bianca, sono divisi sul fatto che l’America abbia ancora potere o meno.”

Il coautore, scienziato politico e Presidente del Center for Liberal Strategies, Ivan Krastev, ha aggiunto:

“Donald Trump non è Evita Perón. In pochi piangeranno nel vederlo andare via. Eppure è chiaro che la sua tumultuosa presidenza ha lasciato un’impronta indelebile nell’approccio dell’Europa nei confronti degli Stati Uniti.

La maggior parte degli europei è scettica sulla capacità degli Stati Uniti di plasmare il mondo. Ciò fa sì che molti, a torto o a ragione, optino per una posizione più indipendente dell’UE nel mondo.

Tuttavia, mentre i leader europei tendono a vedere la sovranità europea come il riflesso del desiderio di ricoprire un ruolo più importante nella politica globale, per molti europei la “sovranità europea” implica lo spostamento verso una sorta di neutralità e di politica estera avversa al rischio. Si tratta di una domanda di pensionamento anticipato rispetto alla competizione con le grandi potenze.”

Le tribù geopolitiche citate da Leonard e Krastev nel loro studio sono le seguenti:

“In America We Trust”

Questa è la tribù più piccola, che comprende il 9% di tutti gli intervistati. I suoi membri credono che l’America sia forte e funzionante e che l’UE sia debole e in declino. È più probabile incontrare esponenti di questo gruppo in Italia, Polonia e Francia, dove rispettivamente il 22%, il 12% e il 12% degli intervistati condividono questa opinione. I membri di questa tribù sono consapevoli dei problemi che l’America sta vivendo ma sanno anche che, storicamente, gli Stati Uniti si sono sempre ripresi dopo una crisi.

“In the West We Trust”

Questo gruppo comprende circa il 20% degli intervistati ed è composto da persone che affermano che sia gli Stati Uniti sia l’UE stiano prosperando. Sono convinti della superiorità del sistema politico ed economico occidentale e in qualche modo meno propensi di altre tribù a temere che la Cina sarà in futuro la prima potenza mondiale. Gli esponenti di questo gruppo si trovano soprattutto in Europa centrale: sono quasi la metà degli elettori in Polonia e Ungheria.

“In Decline we Trust”

Questa tribù comprende il 29% degli intervistati, il che la rende il secondo gruppo più numeroso. I membri ritengono che sia l’Europa sia l’America siano in declino. Credono che molto probabilmente la Cina supererà l’Occidente nella politica internazionale (il 68% ritiene che la Cina sarà più potente degli Stati Uniti entro 10 anni e il 32% dice lo stesso della Russia). Questi fatalisti geopolitici costituiscono la tribù più numerosa in quattro paesi: Francia (43% degli intervistati), Gran Bretagna (43%), Spagna (38%) e Italia (36%).

“In Europe We Trust”

Questa è la tribù più numerosa a livello complessivo, che comprende il 35% di tutti gli intervistati. È composta da persone che pensano che, politicamente, l’Europa sia sana, ma che gli Stati Uniti siano invece distrutti. I suoi membri provengono per lo più dai Paesi più benestanti, ed è la tribù più numerosa in Danimarca (dove costituisce il 59% degli intervistati), Germania (52%), Svezia (51%), Paesi Bassi (49%) e Portogallo (38%). In tutti i Paesi esaminati, il 47% degli intervistati che intende votare per partiti non populisti fa parte di questo gruppo.

SONDAGGI

Questo rapporto si basa su un sondaggio dell’opinione pubblica condotto per ECFR in undici Paesi europei da Datapraxis e YouGov, tra fine novembre e inizio dicembre 2020. In totale, hanno partecipato al sondaggio 15.197 intervistati in 11 Paesi. Si tratta di un sondaggio online condotto in Danimarca (n = 1.037), Francia (n = 2.013), Germania (n = 2.060), Ungheria (n = 1.001), Italia (n = 2.017), Paesi Bassi (n = 1.005), Polonia (n = 1.002), Portogallo (n = 1.004), Spagna (n = 1.017), Svezia (n = 1.010) e Gran Bretagna (n = 2.031). I risultati sono campioni rappresentativi a livello politico e nazionale. Le date esatte dei sondaggi a livello nazionale sono le seguenti: Danimarca (20-25 novembre), Francia (25-26 novembre), Germania (25-27 novembre), Ungheria (24 novembre – 2 dicembre), Italia (24 novembre – 3 dicembre), Paesi Bassi (24 novembre – 2 dicembre), Polonia (24 novembre – 7 dicembre), Portogallo (24 novembre – 7 dicembre), Spagna (20-25 novembre), Svezia (24-27 novembre) e Gran Bretagna (24-25 novembre).