Rischi e benefici: Perché l’UE dovrebbe sviluppare la rotta commerciale del Corridoio di Mezzo

Il progetto dell’UE per il potenziamento della rotta commerciale del Corridoio di Mezzo potrebbe rafforzare la connettività russa e cinese con l’Asia centrale. Ma per gli europei, i vantaggi economici e strategici a lungo termine dello sviluppo del corridoio superano di gran lunga i rischi.

Jinhua ha lanciato il suo primo treno merci Cina-Europa dell’Anno del Dragone, città di Jinhua, provincia di Zhejiang, Cina orientale, 10 febbraio 2024
©

Il progetto dell’UE per il potenziamento della rotta commerciale del Corridoio di Mezzo potrebbe rafforzare la connettività russa e cinese con l’Asia centrale. Ma per gli europei, i vantaggi economici e strategici a lungo termine dello sviluppo del corridoio superano di gran lunga i rischi.

Prima della guerra in Ucraina, l’86% del commercio terrestre tra Europa e Cina transitava attraverso Russia lungo la cosiddetta Northern Route, un insieme di ferrovie che si estende dal confine settentrionale della Cina alla Bielorussia, fino alla terraferma europea. Tuttavia, le sanzioni dell’UE contro Mosca hanno reso la rotta molto meno attraente per il commercio globale. Inoltre, dipendere dalle infrastrutture e dai servizi ferroviari russi per l’importazione di merci dalla Cina è una vulnerabilità strategica di cui l’Europa vuole sbarazzarsi.

Invece, l’Unione Europea spera di ridurre la propria dipendenza dal territorio russo guidando lo sviluppo di una rotta alternativa più breve attraverso l’Asia centrale chiamata Trans-Caspian International Transport Route (TITR). Meglio conosciuta come Corriodio di Mezzo, la TITR è una rete di vie di trasporto che riproduce l’antica Via della Seta, estendendosi dalla Cina all’Europa attraverso il Kazakistan, il Mar Caspio e il Caucaso fino alla Turchia. Operativo dal 2017, il Corridoio di Mezzo è un sistema di trasporto multimodale che si basa per lo più su infrastrutture ferroviarie e portuali già esistenti. Lo scorso anno, ha gestito 2.3 milioni di tonnellate di merci. Ma le previsioni della Banca Mondiale indicano che, con un miglioramento significativo delle infrastrutture, questo volume potrebbe raggiungere gli 11 milioni di tonnellate entro il 2030. Per essere certi che ciò avvenga, l’UE ha già stanziato 10 miliardi di euro per tali infrastrutture attraverso il Global Gateway e sta considerando di ampliare il proprio coinvolgimento. Tuttavia, sebbene possa evitare di gran lunga la Russia, questa via di trasporto porta con sé delle sfide strategiche.

In ogni caso, Mosca può in parte trarre beneficio dal suo sviluppo dirottando alcune delle sue merci lungo il Corridoio di Mezzo per proteggerle dagli attacchi ucraini alle ferrovie siberiane o per aggirare le sanzioni e i controlli sulle esportazioni, cosa che sta già accadendo nelle economie dell’Asia centrale. In aggiunta a questo, la Russia potrebbe collegare il Corridoio di Mezzo con il già previsto International North-South Transport Corridor, un progetto di connessione con Iran e Azerbaijan che potrebbe aiutare il commercio russo a raggiungere l’Oceano Indiano. Nonostante l’UE voglia sviluppare il Corridoio di Mezzo proprio per evitare la Russia, potrebbe finire per aiutare indirettamente la sua connettività internazionale. Oltre a questo, il Corridoio di Mezzo potrebbe favorire l’influenza della Cina nella regione, consentendole di espandere il proprio coinvolgimento economico più ad ovest, attraverso le steppe, e non ridurrebbe necessariamente il problema della dipendenza europea dalla Cina, in apparente contrasto con gli obiettivi di de-risking dell’UE.

Nonostante queste sfide, i vantaggi dello sviluppo del Corridoio di Mezzo superano i rischi, soprattutto grazie al suo potenziale di rafforzamento dei legami europei con l’Asia centrale. La regione sta già cominciando a suscitare l’interesse europeo e cinese, grazie alla sua posizione strategica tra Europa ed Asia orientale, alla vasta dotazione di risorse (specialmente gas, petrolio e minerali), e al potenziale di energia rinnovabile. Ciò si aggiunge all’influenza russa già esistente nella regione che Mosca favorisce per mezzo dell’Unione Economica Euroasiatica. In una regione così contesa, le potenze in grado di garantire la connettività Cina-Europa attraverso di essa possono ottenere una significativa influenza geoeconomica. Gli europei possono perciò stare sicuri che, qualora non si impegnino a sostenere il progetto, lo farà qualcun altro.

Per i paesi dell’Asia centrale, i passi in avanti per rilanciare la loro eredità di rotta commerciale essenziale non potrebbero arrivare in un momento migliore: le ex repubbliche sovietiche sono desiderose di diversificare le loro economie e raggiungere nuovi partner commerciali – un desiderio che si è intensificato dall’invasione della Russia in Ucraina. Allo stesso tempo, la Russia fa ora affidamento su queste repubbliche sia come clienti che come Paesi di transito per il gas che non può più vendere sul mercato europeo. Sebbene la vendita di energia a basso costo da parte di Mosca ai paesi dell’Asia centrale sia un’offerta che questi ultimi non possono rifiutare, essere legati esclusivamente ai combustili fossi significa che questa influenza non durerà oltre il breve termine. Allo stesso tempo, le capitali dell’Asia centrale sono altrettanto diffidenti nei confronti di un’eccessiva dipendenza dalla Cina, dal momento che i benefici attesi della Belt and Road Initiative si sono concretizzati solo in parte, e che la Cina è sempre più vista come una minaccia per gli elevati debiti verso Pechino. Per i governi dell’Asia centrale, lo sviluppo del Corridoio di Mezzo permetterebbe di rendere le loro economie a prova di futuro, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili, oltre che dalla Russia e dalla Cina.

L’UE dovrebbe fare leva sul desiderio dell’Asia centrale di sviluppare il Corridoio di Mezzo. Nonostante la maggior parte delle infrastrutture di trasporto corra il rischio di venire utilizzata dalle potenze rivali – l’ambizioso Corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC) potrebbe essere usato anche dalla Cina una volta realizzato – il ritorno maggiore in termini di influenza spetta alla potenza che lo costruisce. Il consenso dietro al corridoio sta crescendo e la Cina rimane attiva su questo fronte, rendendolo una sfida geoeconomica che l’UE non può permettersi di abbandonare.

Inoltre, andare avanti con lo sviluppo del Corridoio di Mezzo aiuterebbe gli europei a far fronte ad un’altra verità scomoda: il commercio con la Cina non scomparirà né diminuirà nel breve periodo, e ridurre la dipendenza da Pechino per le tecnologie chiave difficilmente significherebbe un crollo del commercio globale. Le merci continuerebbero a spostarsi via terra tra l’Europa e la Cina e il Corridoio di Mezzo assicurerebbe che parte di queste non transiti per la Russia. Non c’è alcuna prospettiva che la relazione economica tra Russia ed Europa torni ai livelli prebellici. Costruire una rotta che aggiri la Russia servirebbe agli obiettivi strutturali dell’UE molto più della riduzione del commercio totale con la Cina.

Fornendo la necessaria connettività regionale e sviluppando il Corridoio di Mezzo, l’UE ha la possibilità di posizionarsi come un grande attore geopolitico nella regione, facendo leva sulle preoccupazioni dell’Asia centrale per l’approccio di Cina e Russia. Oltre ai 10 miliardi di euro già stanziati dall’UE per le infrastrutture, il suo coinvolgimento dovrebbe andare oltre i trasporti. Il Corridoio di Mezzo avrebbe più successo se diventasse un vero e proprio corridoio economico, includendo attività energetiche e industriali insieme alle vie di trasporto, e fornendo un reale valore aggiunto alle economie locali. L’Europa dovrebbe quindi espandere i partenariati energetici esistenti, come quello con il Kazakistan, concentrandosi maggiormente sul potenziale rinnovabile della regione: una transizione verde delle economie dell’Asia centrale ridurrebbe la loro domanda di gas o elettricità russa, contenendo l’influenza di Mosca. Oltre a questo, dato che il corridoio dovrebbe rappresentare per lo più il commercio tra i paesi dell’Asia centrale (la quota del commercio transcontinentale rimarrebbe sotto il 40% anche nel 2030), i timori del free-riding cinese nelle infrastrutture costruite in Europa potrebbero essere esagerati. Inoltre, per sfruttare al meglio lo sviluppo del Corridoio di Mezzo, l’Europa dovrebbe unire agli investimenti infrastrutturali l’offerta di un coinvolgimento economico maggiore, che consentirebbe ai paesi lungo il corridoio di partecipare alle catene del valore europee. Ciò trasformerebbe il Corridoio di Mezzo da una via di commercio terrestre tra UE e Cina in un potenziale strumento di de-risking per l’Europa, sostituendo parte del commercio cinese con quello delle economie dell’Asia centrale. 

Sebbene questi partenariati necessitino di tempo per essere costruiti, l’UE può, e dovrebbe, usare il Corridoio di Mezzo come leva su due fronti. Il primo è interno alla regione: nonostante l’UE tema che le economie dell’Asia centrale possano aggirare le sanzioni contro la Russia, fino ad ora la Commissione Europea si è astenuta dall’impiegare uno strumento apposito, optando per un coinvolgimento diplomatico. In questo caso, collegare gli investimenti del Corridoio di Mezzo al rispetto dei controlli sulle esportazioni UE potrebbe migliorare la posizione negoziale del blocco. Il secondo fronte esterno è quello turco: il Presidente Recep Tayyip Erdogan ha fortemente criticato l’esclusione della Turchia dall’IMEC. In quanto punto d’ingresso naturale del Corridoio di Mezzo in Europa, la Turchia è destinata a beneficiare del suo sviluppo. Gli europei dovrebbero dunque approfittarne per rassicurare Ankara del fatto che quest’ultima continuerà a svolgere un ruolo primario nella connettività esterna dell’UE. Così facendo, gli europei guadagnerebbero nella Turchia un alleato per le ambizioni europee del Corridoio di Mezzo e il conseguente partenariato con i Paesi dell’Asia centrale.

Lo sviluppo del Corridoio di Mezzo comporta dei rischi che l’UE deve affrontare attentamente. Tuttavia, questo non dovrebbe impedire agli europei di sfruttarne il valore geoeconomico. Bruxelles dovrebbe concentrarsi sul grande potenziale che lo sviluppo del corridoio può portare in termini di intensificazione dei rapporti economici, politici ed energetici con l’Asia centrale. Allo stesso tempo, mentre la Cina e la Russia potrebbero beneficiare dell’aumento della connettività nella regione, i nuovi partenariati europei in Asia centrale conterrebbero queste influenze rivali molto più di quanto il corridoio possa aiutarle in tal senso.

ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.