I ciechi e l’elefante: cosa pensano gli europei sulle relazioni transatlantiche

Qualunque sia l'esito finale delle elezioni americane, una cosa sarà comunque difficile da evitare: raggiungere un’intesa e una coesione europea che possano fare come contrappeso agli Stati Uniti

Head, ECFR Berlin
Senior Policy Fellow
Gage Skidmore CC BY-SA
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In un famoso detto indiano, un gruppo di ciechi si imbatte per la prima volta in un elefante. Cercando di indentificare la strana creatura, ognuno di loro ne tocca una parte diversa: chi sente la proboscide, chi la zampa, chi il suo enorme fianco. Quando è il momento di confrontare le proprie esperienze, ognuno sembra aver toccato animali completamente distinti. La morale della storia è chiara: spesso giudichiamo il tutto in base alle nostre esperienze soggettive e alle nostre prospettive.

In un certo senso, da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, l'approccio degli Stati membri dell'Unione Europea alle relazioni transatlantiche è molto simile a quello di un gruppo di ciechi. Nelle mie conversazioni con i diplomatici francesi, questi spesso ritraggono Trump come l'ultimo chiodo nella bara dell'alleanza transatlantica, dal momento che ha messo più volte in discussione le garanzie di sicurezza americane per l'Europa e presumibilmente ha portato la NATO alla “morte cerebrale“. Gli esperti di sicurezza della Polonia o degli Stati baltici, tuttavia, sottolineano quanto si sentano più sicuri dopo la sua elezione, e quanto credibilmente gli americani rassicurino i loro alleati e partner orientali della NATO. Sembra che i vari alleati europei degli USA abbiano trascorso gli ultimi quattro anni in realtà parallele. I tedeschi, da parte loro, vedono chiaramente la minaccia che Trump rappresenta per la NATO, ma hanno cercato di arginare i danni il più possibile.

Finora, queste percezioni contrastanti hanno avuto un impatto limitato sulla politica europea. Nonostante i capi di Stato e di governo degli UE27 abbiano più volte sottolineato che gli europei devono finalmente prendere in mano il loro destino, la loro retorica non è stata seguita dai fatti. Hanno parlato molto di potenziare le capacità di difesa dell'UE nell'ambito della PESCO, senza però riuscire a fornire i finanziamenti necessari per raggiungere questo obiettivo. In pratica, l'Europa rimane dipendente come sempre dalle competenze e risorse americane.

Ci sono alcuni segnali di una potenziale emancipazione dell'UE dagli Stati Uniti in materia di sanzioni secondarie e di politica digitale, ma, in generale, l’approccio degli europei alla relazione transatlantica è in una fase stagnante. Gli europei ancora non sono riusciti a stabilire se il Trumpismo sia un'anomalia o l'inizio di una nuova era. Di conseguenza, negli ultimi quattro anni, l'approccio degli europei alle relazioni transatlantiche è stato caratterizzato da una gran confusione e dal semplice tentativo di limitare i danni il più possibile. Per questo motivo le elezioni presidenziali americane di novembre rappresentano anche un momento di svolta per le relazioni USA-Europa e per il futuro dell'UE come attore globale.

I leader europei sottolineano spesso che non ci sarà un “ritorno alla normalità” sotto una presidenza Biden e che gli europei “devono poter contare di piu su se stessi”, indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente americano. Nonostante questa convinzione comune, gli europei hanno poi opinioni molto diverse su come le relazioni transatlantiche saranno influenzate da chi vincerà le elezioni. Per approfondire meglio questa questione,  lo European Council on Foreign Relations ha chiesto ai suoi ricercatori associati nei vari UE27 di indicare la linea d'azione preferita dai loro governi in entrambi gli scenari elettorali: ampliare il legame strategico dell'UE con gli USA oltre la sicurezza; mantenere il legame strategico con gli USA ma concentrarsi sulla sicurezza; mantenere buone relazioni con gli USA ma prepararsi al disengagement o posizionare l'Europa come terza potenza tra gli USA e la Cina. I risultati dell'indagine si basano su interviste con esperti e rappresentanti politici, oltre che su una rassegna di fonti primarie come documenti governativi e manifesti di partito.

Se Trump perdesse, la stragrande maggioranza degli Stati membri dell'UE sarebbe interessata ad ampliare i propri legami strategici con un'amministrazione Biden. Chiaramente, gli ultimi quattro anni non hanno portato a un'alienazione permanente, anche se spesso è sembrato così. Il desiderio di cooperare con gli Stati Uniti sembra essere più forte dello shock provocato dalla presidenza di Trump e i leader europei credono ancora nell'America, anche se gli elettori europei ne hanno una visione sempre più negativa. Questo desiderio di rinstaurare una relazione funzionale con gli USA può essere letto come un forte impegno europeo verso una stretta cooperazione su temi come la Cina, il clima e la politica digitale. Tuttavia, potrebbe anche essere interpretato come un voler ripristinare uno status quo che quasi tutti gli europei considerano essere scomparso per sempre.

È particolarmente sorprendente che solo Francia, Germania e Malta sentano la necessità disengagement a lungo termine dagli Stati Uniti. Sembra che, con la possibilità di una presidenza Biden, la maggior parte degli europei continuerebbe a dare per scontato una continua presenza americana in Europa. Pertanto, nel caso Biden vinca le elezioni, la sfida più grande per gli europei sarà comunque quella di rafforzare le loro ambizioni per una politica estera dell'UE più proattiva ed energica.

Gli europei sono spesso fiduciosi che, se Trump vincesse, ciò servirebbe almeno ad aumentare la predisposizione degli Stati membri a rendere l'UE in una potenza geopolitica efficace e audace. Ne risulta che Trump diventerebbe un forte fattore unificante per gli europei. Ma guardando i risultati del nostro sondaggio, queste speranze sembrano premature. Mentre alcuni Stati membri si preparerebbero al graduale disimpegno degli Stati Uniti dall'Europa per potenziare una maggiore sovranità europea, i paesi dell’ala orientale della NATO – così come la Spagna, il Portogallo, la Grecia e l'Irlanda – continuerebbero ad impegnarsi per rafforzare il partenariato strategico dell'UE con gli Stati Uniti, mentre altri cercherebbero almeno di mantenere il legame strategico con gli Stati Uniti in materia di sicurezza. Questi Stati membri vedono la presenza statunitense in Europa come un'assicurazione sulla vita e potrebbero essere riluttanti ad unirsi al team europeo semmai gli interessi di entrambi i lati dell'Atlantico si venissero a scontrare.

Tuttavia, non sappiamo esattamente come questo quadro potrebbe cambiare se il secondo mandato di Trump fosse ancora più ostile nei confronti degli europei rispetto al primo. Ci sono tutte le ragioni per aspettarsi che Trump torni a governare senza mezzi termini, mettendo nel mirino il commercio europeo. Nel caso di un secondo mandato di Trump, la sfida più grande per gli europei sarebbe il dover conciliare tutte le sue diverse visioni interne sugli USA. Questo sarebbe particolarmente un problema se Trump decidesse di condizionare la garanzia di sicurezza degli Stati Uniti a concessioni economiche o politiche.

Qualunque sia l'esito finale delle elezioni di novembre, una cosa sarà comunque difficile da evitare: raggiungere un’intesa e una coesione europea che possano fare come contrappeso agli Stati Uniti.  Coloro che aspirano a una maggiore sovranità europea devono essere consapevoli che possono raggiungerla solo in collaborazione con gli americani.

Se Biden sarà eletto, ci sarà ampio spazio per iniziative europee proattive che rinnovino le relazioni transatlantiche e rendano l'Europa un partner più forte e, quindi, più attraente per gli Stati Uniti. Ma gli europei devono stare attenti a non illudersi troppo. In definitiva, il coinvolgimento americano in Europa sarà stabilito solo ed esclusivamente da Washington – non da Varsavia, Parigi o Berlino. Così come Trump, anche Biden è desideroso di porre fine all'eccessiva estensione strategica dell'America e, piuttosto, di concentrarsi maggiormente su questioni di interessa nazionale. In termini di politica estera, gli Stati Uniti daranno priorità all'Asia indipendentemente da chi sarà presidente. Come dimostrano i nostri sondaggi, è inevitabile interrogarsi su come l’Europa potrà affrontare i nuovi cambiamenti strutturali che daranno forma alla politica statunitense nei decenni a venire.