Passi falsi: migrazione ed aiuti allo sviluppo

L'Europa non dovrebbe confondere il ruolo degli aiuti allo sviluppo nella riduzione della migrazione obbligata con quello della migrazione globale

Andrea Maria Cannata CC BY
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Negli ultimi anni l’UE ed i suoi stati membri hanno lavorato al fine di ridurre il numero dei migranti in arrivo in Europa. Uno dei mezzi scelti per una migliore gestione è stato quello del tentare di eliminare le cause profonde dell’emigrazione attraverso la cooperazione e l’aiuto allo sviluppo con i paesi di origine. Tuttavia, un nuovo rapporto ECFR di Susi Dennison, Shoshana Fine e Richard Gowan dimostra come non vi sia prova in supporto della relazione tra eliminazione delle cause e riduzione degli incentivi ad emigrare. Al contrario, nel rafforzare le competenze e le aspirazioni della popolazione locale, l’aiuto allo sviluppo probabilmente incoraggia l’emigrazione.  

La crisi politica che si è creata nell’Unione Europea attorno al fenomeno migratorio ha incentivato la politica estera e la comunità di sicurezza a rinnovare il suo focus sullo sviluppo e sulla relazione con gli stati africani, creando uno spazio in cui gli europei possano indirizzare investimenti strategici verso settori e programmi che promuovono una relazione produttiva tra migrazione e sviluppo.

A tal fine, l’UE e gli stati membri, dovrebbero utilizzare il dialogo con i paesi del sud globale per esplorare approcci all’immigrazione che servano gli interessi di entrambe le parti, piuttosto che perseguire un semplice allineamento con l’agenda politica europea. Gli stati dell’UE dovrebbero:

  • Riformare e rinominare il Fondo Fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa in modo da assicurare che gli interventi di aiuto allo sviluppo tengano conto delle diverse cause dei movimenti migratori. I dati suggeriscono che i donatori europei hanno un maggiore impatto quando gli aiuti allo sviluppo sono utilizzati per il beneficio comune, invece che mirati a combattere le cause profonde dell’emigrazione. Un primo esempio potrebbe essere quello di includere le rimesse nelle strategie di sviluppo.
  • È necessario evitare politiche che subordinino la mobilità intra-regionale a operazioni di controllo delle frontiere europee sulle rotte migratorie. Questo tipo di mobilità è essenziale allo sviluppo. Una cooperazione tra quest’ultimo e la comunità di sicurezza serve a creare pratiche ed obiettivi che siano complementari. I governi dovrebbero creare accessi sicuri e legali per limitare il traffico di essere umani e la perdita di vite umane. Inoltre, sarebbe utile sviluppare un nuovo approccio allo sviluppo in aree come quella dei flussi migratori circolari.
  • Dove possibile, bisogna mirare ad un allineamento dell’assistenza umanitaria con l’aiuto allo sviluppo. Questa assistenza dovrebbe aiutare i paesi del sud globale, che ospitano grandi comunità di rifugiati, a spostare la propria attenzione da iniziative di breve termine ad altre più sostenibili sul lungo periodo e che forniscano alla popolazione migrante un certo grado di autonomia e la possibilità di contribuire all’economia locale. Gli interventi per lo sviluppo devono includere il supporto a strategie che portino i rifugiati al di fuori dei campi, che in particolare promuovano una regolamentazione favorevole ai casi di permanenza prolungata nei paesi di accoglienza.