Europa e Turchia: Come mantenere i rapporti in tempi difficili

Nuovo rapporto ECFR sulla percezione della Turchia nei 28 stati UE

World Bank: A crowd in celebrate Turkey acession into the European Union CC BY
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Europa e Turchia: come mantenere i rapporti in tempi difficili.

Nuovo rapporto ECFR sulla percezione della Turchia nei 28 stati UE.

Un nuovo rapporto ECFR analizza le motivazioni dei 28 Stati membri di mantenere la Turchia vicina sì, ma non troppo. “The Discreet Charm of Hypocrisy: An EU-Turkey Power Audit”, analizza i fattori che rendono disfunzionale il processo di adesione all’UE. Se da un lato l’opinione pubblica si oppone fortemente all’entrata in Europa, funzionari, diplomatici e decision-maker europei preferiscono mantenere il processo nell’attuale lo stato di inconcludenza.

Asli Aydıntaşbaş, autrice del rapporto, sottolinea la necessità di rafforzare l’impegno tra UE e Turchia, andando oltre il processo di adesione, attraverso una cooperazione sui temi come la lotta al terrorismo e mantenendo il dialogo sui diritti umani nell’alveo del Consiglio d'Europa.

Alcuni dati interessanti:

Il 46% dei decision-maker europei intervistati afferma che il proprio governo sostiene l’adesione della Turchia nell’UE, mentre il 25% ha parlato di “forte sostegno”.

16 dei 28 Stati membri preferirebbero mantenere il processo di adesione nello stato attuale di “congelamento”; solo 10 vorrebbero aprire nuovi capitoli dei negoziati.

Il potenziale economico turco è un fattore determinante per il processo di adesione: il 61% degli intervistati ritiene che l’adesione turca porterebbe opportunità economiche per l’UE.

La maggior parte degli Stati membri ritiene che la percezione della Turchia sia peggiorata e che l’opinione pubblica europea si opponga all’adesione; solo 4 Stati membri pongono enfasi sulla questione dei diritti umani.

Secondo Asli Aydıntaşbaş, “gli Stati membri amano l’idea della Turchia più della realtà dei fatti” e vogliono continuare a lavorare con la Turchia per diverse ragioni “che oscillano tra paura e desiderio”. Se Italia, Spagna e Francia sono attirate dal potenziale economico turco, Grecia, Cipro e Bulgaria credono che la Turchia potrebbe rappresentare una minaccia minore alla sicurezza nazionale se gestita nel contesto del processo di adesione.

Paradossalmente, disfunzionalità ed ipocrisia contribuiscono a far sopravvivere il processo di adesione, ma con scarsi progressi.

Serve un linguaggio nuovo per valorizzare l’importanza delle relazioni UE-Turchia, al di fuori del processo di adesione. Un buon punto di partenza potrebbe essere la ridefinizione del dibattito: non più “Turchia ed UE”, ma “Turchia ed Europa”.

I leader europei e turchi dovrebbero ricalibrare il peso dato al processo di adesione e concentrarsi maggiormente sulla definizione di meccanismi di cooperazione in aree di reciproco interesse, come politica estera, lotta al terrorismo e collaborazione economica.

Rafforzare l’unione doganale tra UE e Turchia potrebbe rappresentare un modo per rendere la relazione più efficiente”.