Ucraina: il lato positivo per la Cina

Crisi in Ucraina: quali benefici per la Cina?

ECFR Alumni · Director, Asia and China Programme
Senior Policy Fellow

La crisi in Ucraina ha tre possibili esiti. Il primo, un intervento militare della Russia in Crimea, molto improbabile per un motivo: l’esercito russo è già su territorio crimeo anche se la comunità internazionale preferisce chiudere gli occhi. Un altro possibile esito è che la Crimea esprima un voto di autodeterminazione “wilsoniano” che la ricollochi nei confini russi che aveva lasciato quando Nikita Khrushchev la trasferì alla Repubblica Socialista Sovietica dell’Ucraina nel 1954. Questo esito sarebbe in linea generale non contestabile ed è quindi molto probabile. In questo scenario, in seguito all’annessione della Crimea alla Russia, verrebbe fatta pressione su altre regioni orientali dell’Ucraina. Tuttavia, anche se la maggioranza degli ucraini dell’est è a favore dell’annessione alla Russia, sarebbe più complicato organizzare una scissione della regione per mezzo elettorale. Questo comporterebbe il ritorno al primo esito: un intervento militare russo nell’Ucraina orientale per “proteggere” i cittadini filo-russi.

La terza, e meno probabile, soluzione comporterebbe un fardello enorme per l’Ucraina. Per evitare l’inevitabile in Crimea, Mosca potrebbe ottenere una moderna “finlandizzazione” dell’Ucraina. Questo significherebbe un’interruzione dell’associazione tra UE e Ucraina e l’abbandono delle prospettive ucraine di adesione. Bisognerebbe garantire la neutralità dell’Ucraina e la Russia farebbe sicuramente il braccio di ferro su alcune questioni come la reintroduzione del russo come lingua ufficiale. Questo scenario assicurerebbe garanzie di lungo termine alla Russia e incoraggerebbe la convivenza fra culture ed etnie diverse, dopotutto, un valore europeo. Tuttavia, questo esito è improbabile a causa degli interessi in gioco da entrambe le parti: l’UE non vuole perdere la faccia; la Russia teme per il futuro e vuole invertire il legame che crede sia iniziato nel 1989; e l’Ucraina, divisa in fazioni, non è nella posizione di raggiungere facilmente un compromesso politico.

La Cina è l’unico membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che può convivere con ognuno di questi scenari. Infatti la Cina potrebbe trarre un vantaggio strategico da quasi tutti gli esiti della crisi. L’intervento militare russo farebbe precipitare l’Europa dell’Est in una guerra fredda rendendo quindi il “pivot to Asia” degli Stati Uniti una proposta insostenibile. Indebolire la Russia e applicare sanzioni posizionerebbe la Cina in una situazione particolarmente influente – ricca, con diritto di veto all’ONU e abituata a beneficiare del regime delle sanzioni al quale non aderisce. Se la Crimea venisse annessa alla Russia attraverso un processo elettorale formale, non sarebbe la stessa cosa della secessione, vista come nemesi dalla Cina. Al contrario, sarebbe vista come la riunificazione della Crimea alla madrepatria. Cosa più importante, le garanzie di sicurezza fatte dagli USA e dalla Gran Bretagna nel 1994, che non sono mai state declinate in un trattato formale, diventerebbero inefficaci. Questo costituirebbe una lezione oggettiva per gli altri piccoli alleati dell’Occidente. Un intervento militare russo in altre regioni dell’Ucraina costituirebbe una questione molto più seria per la Cina. Tuttavia, l’Occidente farà di tutto per scongiurare questa possibilità, che porterebbe ad una versione aggiornata al XXI secolo del concetto di sfere di influenza. Infine, “finlandizzazione” e garanzia strategica comporterebbero un significativo vantaggio di difesa per la Cina, ossia un precedente per l’Occidente che vedrebbe limitata la sua portata ed il suo sistema di alleanze, di fronte ad una grande potenza né amica né nemica.

La Cina ha iniziato a prepararsi a tutti questi scenari. Non ha offerto sostegno né alla Russia né all’Ucraina – nonostante Mosca sia in cima alla lista dei partner menzionati dal Ministro degli Affari Esteri Wang Yi durante una recente conferenza stampa del 9 marzo. La Cina ha consigliato di evitare qualsiasi azione militare e ha chiesto soluzioni moderate e politiche, posizione trasversale vicina sia all’azione dell’Occidente che della Russia. Tuttavia, la Cina non si è espressa in merito alla presenza militare russa in Ucraina, e le “soluzioni politiche” potrebbero facilmente essere interpretate per favorire la riunificazione della Crimea alla Russia. Allo stesso tempo, la Cina non sembra pronta a prendere le difese della Russia in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e non si è espressa sulle sanzioni, nonostante sia generalmente contraria al ricorso a tale strumento.

Cosa più importante, il Ministro Wang Yi ha improvvisamente aumentato l’attenzione sul vicinato cinese in Asia: “non accetteremo mai richieste poco ragionevoli dai piccoli paesi (…) difenderemo ogni centimetro del nostro territorio” (…) “Sulle questioni riguardanti la storia e il territorio non c’è spazio per il compromesso”. In risposta alle recenti dichiarazioni americane che chiedevano alla Cina di dare una base giuridica alle richieste territoriali, Wang Yi ha anche messo nuovamente in evidenza che le rivendicazioni della Cina si basano, in ordine, “su fatti storici e sul diritto internazionale”. Tale dichiarazione è tanto seria quanto la garanzia che la Cina non si sottoporrà a nessun arbitrato della Corte Internazionale di Giustizia.

L’atteggiamento assertivo della Cina nei confronti del suo vicinato rispecchia l’estraniamento dalla posizione cinese nella crisi ucraina. Le aree marittime contese in Asia orientale e sud-orientale sono largamente disabitate, quindi i rischi dello scoppio di un conflitto sono più militari in senso stretto e molto meno dipendenti dalla frenesia dell’opinione pubblica. Dati gli interessi che l’Occidente ha in gioco in Ucraina e sul confine orientale dell’Europa, la Cina può navigare ancora più fiduciosamente nel Mare cinese, portando la bandiera della “sovranità” e dell’” integrità territoriale”, valori che l’Occidente sta cercando di difendere in Ucraina.

Certamente, ci sono guadagni e opportunità, ma l’instabilità politica dell’Ucraina farà sì che la situazione e il mutuo indebolimento della Russia e dell’Occidente duri a lungo. Pechino non ha bisogno di designare un vincitore o un perdente, perché ne trarrà comunque benefici. Gli unici paesi che possono provare ad imporre un costo alla Cina sono gli stati membri orientali dell’UE: Polonia, Ungheria, Bulgaria, Romania e le Repubbliche baltiche. Questi sono sempre più vicini agli Stati Uniti per garantire la propria sicurezza. Tuttavia, saranno pronti a manifestare le proprie preoccupazioni alla Cina? Negli ultimi anni hanno ottenuto un vertice dell'Europa centrale e orientale con la Cina, che attualmente serve soprattutto a fare pressioni per investimenti dalla Cina. Utilizzeranno ora questo forum per raccontare alla Cina quello che pensano?