Neutralità climatica: cosa può fare l’Europa per farla diventare realtà

L’elezione di Joe Biden ed i passi in avanti sul Green Deal europeo sono segni che le acque si stanno finalmente smuovendo a favore di un’azione globale efficace per fermare il surriscaldamento del nostro pianeta

Jorg Faris/ Fridays for Future CC BY

Ci troviamo in un momento cruciale della nostra storia. Sentiamo tutto il peso e la tristezza della tragedia umana che ci ha colpiti nel 2020, ma non abbiamo ancora accusato la forza delle ricadute economiche della crisi sanitaria globale. Le modalità con cui proveremo a riprenderci da questa crisi detteranno il nostro futuro su questo pianeta. Nonostante le pressioni economiche, c’è spazio per la speranza.

La pandemia ha dimostrato quanto siamo vulnerabili alla forza della natura. E, nonostante il cambiamento climatico agisca certo più lentamente di un virus, esso si rivelerà altrettanto letale, come dimostrano le vittime dei sempre più seri eventi climatici e la devastazione economica causata dal cambiamento climatico. È il momento di fermare l’incremento dell’uso dei gas a effetto serra, di raggiungere un equilibrio tra emissioni e assorbimento entro la metà del secolo, e di accelerare la loro rimozione dall’atmosfera. In Europa, ciò risponde al nome di “neutralità climatica”, una condizione che vogliamo raggiungere al più tardi entro il 2050. Sappiamo che l’Europa da sola può dare solo un contributo all’indebolimento di questa minaccia globale, ma crediamo di poter offrire a tutti gli abitanti del nostro pianeta, entro il 2050, un modello di economia e di società moderne che siano competitive, prospere e neutrali dal punto di vista climatico, in cui nessuno verrà lasciato indietro.

Si tratta di un’impresa enorme, ma ciò non implica necessariamente un sacrificio economico. L’Europa ha dimostrato nei fatti la sua capacità di crescita economica e al contempo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Tra il 1990 e il 2019, le economie dell’UE hanno ridotto di ben un quarto le emissioni nette di gas a effetto serra, pur aumentando il proprio PIL complessivo di oltre il 60%. A oggi, l’Unione Europea e gli Stati membri dispongono di tutte le leggi e le misure necessarie per raggiungere e addirittura superare l’attuale obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030. Ma non è ancora abbastanza: al ritmo di cambiamento dettato da queste leggi, l’Europa dovrebbe accelerare ulteriormente i propri sforzi dopo il 2030, frenando così potenzialmente la crescita economica.

Per questo motivo, il Green Deal europeo rende il nostro impegno per il 2050 giuridicamente vincolante attraverso la proposta di Legge Europea sul Clima. Su questa stessa linea, la Commissione Europea ha proposto un ambizioso piano per il 2030, che si prefissa la riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55%. La valutazione d’impatto della Commissione dimostra non solo la fattibilità di questo piano, ma anche quanto esso sia vantaggioso per l’Europa. Questo piano concede all’industria il tempo sufficiente per adattarsi, conferisce il vantaggio di essere i primi su nuove tecnologie ed  evita il rischio di restare ancorati a modelli ad alto tenore di carbonio, limitando inoltre i continui danni climatici che deriverebbero da un ulteriore ritardo nell’azione.

Allo stesso tempo, gli enormi investimenti che questi obiettivi richiedono sono esattamente ciò di cui l’Europa ha bisogno per superare la crisi economica causata dalla pandemia da COVID-19. Esattamente come l’anticipare questi investimenti è ciò di cui l’Europa ha bisogno per portare avanti il nostro progetto a lungo termine.

Gran parte di questi investimenti verrà dal settore privato; tuttavia vi è un forte bisogno di fondi pubblici per sostenere la necessaria innovazione verso le tecnologie pulite; per garantire la solidarietà verso coloro che da soli sarebbero meno in grado di gestire la transizione; nonché per aiutare i cittadini e le amministrazioni ad adattarsi e a gestire i disagi che il cambiamento climatico continuerà a causare prima della vittoria di questa battaglia. L’UE sta già adottando le misure necessarie per garantire i mezzi finanziari adatti a questo scopo. Il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno raggiunto un accordo su un bilancio UE rafforzato per il 2021-2027, e su uno straordinario strumento di ripresa, il NextgenerationEU. Questo pacchetto, del valore di oltre 1800 miliardi di euro, consentirebbe all’UE di affrontare tanto la crisi attuale quanto le sfide di domani. Il 30% di tutti i fondi UE, e il 37% dei 672,5 miliardi di euro provenienti da nuove sovvenzioni e prestiti in seno al meccanismo della Recovery and Resilience Facility, che fa parte del Nextgenerationeu,, saranno dedicati specificamente alla lotta al cambiamento climatico. Le “transizioni gemelle” (verde e digitale) saranno anche al centro di NextgenerationEU. Gli Stati membri investiranno in posti di lavoro green e in una crescita economica sostenibile.

Questi fondi finanzieranno tecnologie pulite come l’idrogeno, incrementeranno la quota di energie rinnovabili nel mix energetico, miglioreranno l’efficienza energetica degli edifici a sostegno della strategia europea della “Renovation Wave” e accelereranno lo sviluppo di mezzi di trasporto e infrastrutture sostenibili e verdi. Il “Meccanismo per una transizione giusta” mobilizzerà oltre 100 miliardi di euro tra investimenti pubblici e privati finalizzati a sostenere le regioni più vulnerabili ai potenziali impatti negativi della transizione dal punto di vista socioeconomico.

L’UE rivedrà inoltre il proprio quadro in materia di clima e di energia, per disporre di tutte le leggi e misure necessarie per soddisfare le nostre ambizioni. Nel novembre 2020 sono state avviate delle consultazioni pubbliche sulla revisione della direttiva UE relativa al Sistema per lo scambio delle quote di emissione (ETS UE), del regolamento sulla condivisione degli sforzi, del regolamento sull’uso del terreno e sul cambiamento della sua destinazione d’uso, e del regolamento relativo alle norme in materia di biossido di carbonio per i veicoli leggeri; tutto questo in vista di proporre un pacchetto legislativo completo entro giugno 2021. Il mercato del carbonio, nell’ambito del Sistema UE per lo scambio delle quote di emissione, che attualmente riguarda la produzione di energia e l’industria, potrebbe essere  esteso ad altri settori dell’economia. Occorre inoltre rafforzare la capacità del suolo e delle foreste europee di sottrarre carbonio dall’atmosfera: piantare alberi, promuovere pratiche agricole migliori (e più efficienti), “ri-umidificare” le zone umide e promuovere un maggiore utilizzo del legno nel settore delle costruzioni e non solo. Sono inoltre necessari standard più elevati in materia di emissioni di CO2 per le automobili e i furgoni che viaggiano sulle strade europee.

Nonostante tutti questi propositi, siamo consapevoli che le nostre buone intenzioni per una ripresa green in Europa non saranno sufficienti se non riusciremo a convincere altri ad unirsi a noi. Infatti, non dobbiamo solamente portare avanti i nostri ambiziosi piani per una transizione verde in Europa, ma coinvolgere anche i nostri partner internazionali. D’altra parte, i ranghi del “net-zero club” stanno già crescendo. Il Giappone ha seguito l’esempio dell’UE adottando l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, ed altri paesi mirano ad ottenere per lo meno emissioni nette di CO2 pari a zero entro il 2050 (Sudafrica e Corea del Sud) o 2060 (Cina). Il Canada ha annunciato una nuova legge sulla neutralità climatica e Joe Biden ha dichiarato che gli Stati Uniti si muoveranno nella stessa direzione. A cinque anni dalla firma degli Accordi di Parigi, si sta finalmente delineando un impulso globale verso il rispetto di quanto concordato e verso la salvaguardia del nostro futuro su questo pianeta.

Mauro Petriccione è Direttore Generale della Direzione generale per l’Azione per il clima presso la Commissione europea.

I riferimenti agli atti legislativi e documenti di policy sono ufficiali mentre il punto di vista espresso rappresenta quello dell’autore e non rispecchia necessariamente quello della Commissione europea.