L’Europa non può dimenticare la Libia

Secondo Mattia Toaldo, Policy Fellow del Programma MENA di ECFR, il paese del Mediterraneo ha bisogno di aiuti urgenti per uscire dalla crisi attuale

ECFR Alumni · Senior Policy Fellow

Mattia Toaldo, El País, 16 settembre

La Spagna ha ospitato una riunione dei paesi del Mediterraneo per discutere degli aiuti internazionali alla Libia. Un’iniziativa molto importante, sia perchè con il peggioramento della situazione aumenta il pericolo di contagio nei paesi vicini, sia perchè la Francia chiede un intervento.

La Spagna è il paese più appropriato per ospitare il meeting: non ha un passato coloniale; né vincoli troppo stretti con il vecchio regime; il diplomatico Bernardino León, dopo aver ricoperto tale incarico per l’UE, è attualmente inviato speciale dell’ONU per la Libia; la Spagna presiede quest’anno il gruppo 5+5 dei Paesi del Mediterraneo occidentale, che più soffrono le conseguenze della situazione libica. Inoltre, la Spagna ha l’occasione di smentire l’impressione, data negli ultimi anni, di aver perso peso in politica internazionale e giocare il ruolo di grande mediatore europeo nel mondo arabo, una delle priorità strategiche, sebbene ciò comporti l’esigenza di ricorrere maggiormente a diplomazia, difesa e cooperazione allo sviluppo e di impegnarsi continuamente per far sì che tale ruolo non resti limitato alle riunioni istituzionali.

L’Europa non può ignorare la grave crisi della Libia, dimenticata dal dibattito politico.

L’influenza di Spagna e Europa sulla situazione libica non è enorme, ma nemmeno trascurabile. Alle personalità libiche di rilievo interessa molto la questione dell’accesso all’Europa (viaggi, proprietà, mercati finanziari), e la minaccia di sanzioni dell’ONU può servire a convincere tali personalità ad accettare un accordo.

Le potenze regionali hanno un ruolo importante, come hanno dimostrato le recenti incursioni aeree attribuite agli Emirati Arabi Uniti (EAU). Il nuovo Capo di Stato Maggiore libico ha scelto Egitto ed Emirati per le sue prime visite e non ha dimostrato di poter svolgere un ruolo neutrale. La Libia è lo scenario di una guerra regionale e proprio per questo necessita di mediatori di rilievo.

 Inoltre, non bisogna dimenticare l’influenza della questione energetica su tutti gli attori in gioco: i libici necessitano del denaro delle esportazioni di energia così come noi necessitiamo delle loro risorse. Paradossalmente, la produzione di petrolio sta aumentando mentre si intensificano i combattimenti, ma ciò non durerà.

Bernardino León, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’UE hanno chiesto di avviare un dialogo politico, e fanno bene. Tuttavia, bisogna essere coscienti di ciò che tale richiesta implica: un parlamento neutrale. Inoltre, è necessario prendere ulteriori decisioni: tutti i partiti devono abbandonare la strategia della vittoria assoluta; é necessario abolire la legge sull’isolamento politico, che esclude dalla vita pubblica tutti coloro sospettati di cooperazione con il vecchio regime; istituire un esercito neutrale che porti allo smantellamento delle milizie, e continuare il processo di redazione della Costituzione con l’aiuto, se necessario, della comunità internazionale. Al momento opportuno si indiranno elezioni presidenziali e parlamentari, ma sotto la tutela di un Governo di unità nazionale al fine di garantire la sicurezza delle urne e il rispetto dei risultati.

Gli stati membri dell’UE e la Commissione europea, a cominciare dal nuovo Alto Rappresentante, dovranno prendere decisioni dolorose e assumere impegni certi. A suo tempo, León riconobbe, giustamente, il Governo di Tobruk. Tuttavia, oggi il Governo non controlla più la maggior parte del paese e non sarà in grado di controllarla senza un’offensiva militare che potrebbe essere tanto sanguinosa quanto inefficace. Le milizie di Zintán, che appoggiano l’offensiva, hanno deciso di ritirarsi da Tripoli e lasciare spazio alla politica. Tuttavia, la possibilità che mantengano questa attitudine dipenderà dall’efficacia delle politiche messe in atto.

Il Governo di Tripoli controlla, in teoria, una parte maggiore di territorio, ma è indubbia la sua mancanza di legittimità nazionale e internazionale. Per questo motivo, l’unica soluzione sarebbe che il Parlamento di Tobruk fosse inclusivo, e per esserlo dovrebbe abbandonare la città. Molti dei suoi membri hanno già abbandonato Tobruk, sostenendo come la situazione del Parlamento non fosse né costituzionale (dovrebbe avere sede a Bengasi), né neutrale, in quanto ubicato in territorio dominato da Heftar.

In seguito alla riunione di Madrid, la comunità internazionale dovrà prendere due decisioni fondamentali. La prima, dare appoggio politico e di sicurezza affinché il parlamento si riunisca in un luogo neutrale in modo da permettere a tutti i membri di assistere alle attività parlamentari, o quantomeno, di non permettere che abbiano scuse per non partecipare. La seconda, dichiarare categoricamente che l’apertura di un dialogo nazionale reale tra tutti i libici è un semmai un prerequisito, non un’alternativa, per qualsiasi intervento armato internazionale finalizzato alla stabilizzazione del paese.

Qualora tali decisioni non vengano prese, correremo il rischio di assistere ad un’escalation in piena regola e ad un aumento di disagi per i libici. Il paese potrebbe trovarsi diviso tra una piccola zona controllata dal Governo di Tobruk, un’altra zona più grande in mano al governo di Tripoli e alle milizie di Misurata e Bengasi quale campo di battaglia permanente tra Ansar al Sharia, l’esercito ufficiale e altri gruppi armati. Ciò comporterebbe la fine della presenza internazionale (in tutte le forme) e un deterioramento delle condizioni di sicurezza che renderebbe insopportabile la vita dei libici e intensificherebbe il traffico di persone e l’arrivo di miliziani e criminali.