La posizione della Spagna su Russia e Ucraina

Secondo Francisco de Borja Lasheras, Direttore Associato dell'Ufficio di Madrid di ECFR, gli spagnoli si dividono in comprensivi, equidistanti, pro-Maidan e Atlantisti

ECFR Alumni · Head of ECFR Madrid Office & Policy Fellow

Quattro “fazioni” spagnole su Russia e Ucraina

 

Il dibattito pubblico spagnolo sull’Ucraina, come in altri paesi europei, è incentrato soprattutto sulla questione più ampia delle relazioni tra Occidente, Europa e Russia, lasciando spesso in secondo piano la questione del futuro del paese. Anche la scelta della linea politica da seguire, che ha diviso gli stati membri e l’opinione pubblica occidentale, ha condizionato il dibattito spagnolo. Diverse le linee politiche tra cui scegliere: incolpare l’UE o attaccare la Russia, dialogare con Mosca o applicare sanzioni e misure di deterrenza, offrire ai paesi dell’Europa orientale strumenti per le politiche di allargamento o concentrarsi su obiettivi più limitati.

Il dibattito spagnolo sulla crisi ucraina riflette la posizione del paese in Europa e le tendenze politiche nazionali. Il dibattito è pro-europeo quando sostiene la linea dell’UE sulla crisi, criticandone comunque il ruolo. Il dibattito è anche Est europeo, simile a quello in atto in paesi come Germania e Francia. Gli spagnoli sostengono il mantenimento del coinvolgimento diplomatico della Russia, piuttosto che posizioni più intransigenti.

Il discorso spagnolo è anche Sud-europeo, come dimostra l’enfasi sulla priorità delle sfide del Mediterraneo piuttosto che su quelle del vicinato orientale. Inoltre, a conferma di una tendenza dell’ultimo decennio, il dibattito spagnolo sull’Ucraina è spesso molto campanilistico: le questioni di politica estera sono trattate principalmente in termini di possibili implicazioni a livello nazionale, riflettendo uno scontro tra prospettive differenti sulla crisi e sugli sviluppi futuri (la sindrome kosovaro-spagnola).

In Spagna ci sono molti “Kissinger”

La percezione e la visione dell’establishment politico spagnolo su Ucraina e Russia conferma la crescente influenza a Madrid di un pensiero realista post-crisi, soprattutto se si considerano altri fattori come le recenti decisioni spagnole in politica estera. Questo nuovo realismo combina geopolitica, geo-economia e rinnovati istinti nazionali in un modo sui generis squisitamente spagnolo, influenzando questioni di politica estera quali Europa, rivoluzioni arabe, relazioni con le grandi potenze come Stati Uniti, Cina e Russia, cooperazione in materia di sicurezza e diritti umani.

Questo giacobinismo spagnolo, statocentrico e focalizzato sul mantenimento dell’ordine, tende molto verso interpretazioni geopolitiche e di Realpolitik delle relazioni internazionali. Tale giacobinismo dà priorità all’agenda sulla sicurezza a livello internazionale, surclassando spesso fattori normativi e valori liberali. In sintesi, Kissinger ha molti seguaci a Madrid, che non hanno esitato ad immergersi nel neo-Westphalianesimo e nella narrativa sulla sicurezza. I numerosi Kissinger spagnoli non sono più influenti dei sostenitori di orientamenti politici pro-internazionalisti e pro-UE. Tuttavia, essi costituiscono un contraltare, che rafforza le figure tradizionali della politica estera spagnola, statocentrica e sostenitrice di visioni classiche, addirittura Westphaliane del diritto internazionale che allontanano il paese da una politica più attivista su diritti umani e democratizzazione.

I “caucus” spagnoli in materia di politica estera

Insieme all’influenza dei Kissinger, la crisi ucraina ha confermato che ci sono diversi gruppi, o caucus, all’interno dell’establishment spagnolo su questioni di politica estera. Nonostante i gruppi non siano omogenei, i loro membri ragionano secondo schemi prestabiliti, rendendo prevedibili le risposte. Su Ucraina e Russia, si distinguono quattro gruppi: i “comprensivi”, gli “equidistanti”, i “pro-Maidan” e gli “Atlantisti”. Attualmente, i primi due gruppi sono i più influenti.

I comprensivi

I comprensivi vedono la crisi attraverso il prisma geopolitico realista. La loro maggiore preoccupazione è la stabilità. Comprendere le richieste e i reclami della Russia è estremamente importante. I comprensivi guardano con cautela al “soft containment” occidentale della Russia attraverso sanzioni, isolamento diplomatico e rassicurazione dei membri orientali della NATO e si oppongono alla presenza di truppe NATO sui territori dei paesi alleati orientali.

Gli equidistanti

Questo gruppo sostiene una posizione equidistante sulla crisi, basata sul compromesso. Gli equidistanti cercano di destreggiarsi tra tre obiettivi: sostenere l’Europa restando critici sulle politiche adottate finora dall’UE; sostenere il coinvolgimento diplomatico della Russia, nonostante la necessità di sanzioni moderate; e sostenere l’approccio dell’UE verso il Partenariato Orientale, anche se a determinate condizioni. La linea politica degli equidistanti sulla crisi attuale è generalmente in linea con quella tedesca e, se si considera la politica estera verso la Russia, gli equidistanti possono essere considerati i “tedeschi del sud”.

I pro-Maidan

I pro-Maidan sono la minoranza all’interno dell’establishment spagnolo. Essi sostengono il consolidamento della democratizzazione dell’Europa orientale e la garanzia di un futuro europeo per i suoi cittadini. Si oppongono fortemente all’agenda del Cremlino, che considerano destabilizzante e imperialista. A differenza dei comprensivi e della maggior parte degli equidistanti, i pro-Maidan sono convinti che il futuro status dell’Ucraina, inclusa la federalizzazione, debba essere deciso esclusivamente dagli ucraini e non da Mosca.

Gli Atlantisti

Questo gruppo è una ristretta minoranza rispetto ai pro-Maidan. Gli Atlantisti vedono la crisi come la crisi della potenza Statunitense e dell’egemonia occidentale. Gli Atlanticisti criticano fortemente la politica estera del Presidente Barack Obama e il suo apparente disinteresse per le proprie “red lines” (come in Siria). Per gli Atlantisti, l’elemento chiave dell’equazione non è l’Europa, attore secondario e partner minore e diviso, e nemmeno la NATO. Al contrario, il focus è sugli Stati Uniti e la principale preoccupazione è la chiusura strategica dell’America e le implicazioni sulla sicurezza globale.