Italia e Difesa con Draghi: alcune raccomandazioni

L’Italia può svolgere un ruolo attivo nel plasmare la politica di difesa europea, se evita di farsi distrarre dalle sue tribolazioni politiche interne

ECFR-CSP Junior Pan-European Fellow
Arturo Varvelli
Head, ECFR Rome
Senior Policy Fellow
Italian Minister of Defense Lorenzo Guerini Participates in a Public Wreath-Laying Ceremony at the Tomb of the Unknown SoldierElizabeth Fraser/Arlington National Cemetery ©

I cambiamenti di governo a Roma sollevano sempre preoccupazioni tra i suoi alleati sulla posizione dell’Italia negli affari di politica estera e di sicurezza. Le ricorrenti crisi politiche hanno limitato il ruolo che il Paese è in grado di svolgere sulla scena internazionale. Anche se l’europeismo e l’atlantismo sono un caposaldo della tradizionale politica estera e di difesa di Roma, la cronica instabilità interna tende a minarne la credibilità e l’affidabilità agli occhi sia della NATO che degli alleati dell’UE.

La recente crisi politica in Italia ha portato all’emergere di un nuovo governo, con l’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi come Primo Ministro. Come di consueto, sono sorte domande sull’impatto che tale cambiamento possa avere sul posizionamento dell’Italia nello scacchiere geopolitico. Nei giorni successivi alla sua nomina, Draghi ha chiarito di volere un governo europeista con vocazione transatlantica. Ha richiamato Luigi di Maio e Lorenzo Guerini rispettivamente come ministri degli Affari Esteri e della Difesa, una mossa che intende trasmettere continuità e rassicurazione agli alleati e alla più ampia comunità internazionale.

Nel più ampio quadro geopolitico, questo è un momento in cui il nuovo Presidente americano, l’Unione europea e i suoi Stati membri stanno valutando quale forma dovrebbe assumere la sovranità europea, compreso il ruolo che il settore della difesa dovrebbe svolgere. L’amministrazione Biden sembra relativamente aperta ad un’UE che costruisce capacità di difesa europee più forti, anche se l’opinione pubblica italiana considera il nuovo inquilino alla Casa Bianca con una certa ambiguità, come mostra un recente sondaggio di ECFR . L’Italia, in quanto terza potenza dell’UE nel settore della difesa, è preoccupata dal fatto che l’alleanza franco-tedesca possa diventare troppo dominante.

Considerate nel loro insieme, queste sono circostanze favorevoli che potrebbero aiutare l’Italia a sviluppare un pensiero strategico di lungo termine e identificare gli obiettivi che meglio preservano i propri interessi.
Il rischio è che gli sconvolgimenti politici e le richieste interne di riforme in vari settori, facciano sì che Roma non coinvolga Berlino e Parigi  per permettere anche all’Italia di plasmare la politica europea di sicurezza e difesa in questo momento propizio. Esiste anche il rischio che Francia e Germania si accordino tra loro  e presentino ai partner europei una posizione congiunta come un fatto compiuto. Altri Paesi europei di piccole o medie dimensioni condividono questa preoccupazione.

Eppure oggi l’Italia ha tante carte da giocare nella costruzione di un’architettura di difesa europea: Roma potrebbe agire sia come anello di congiunzione con Washington, che è alla ricerca di un nuovo partner europeo privilegiato dopo la Brexit; quale importante centro di gravità per la politica mediterranea dell’UE; e come punto di contatto non solo per Berlino e Parigi, ma anche per quei partner dell’UE al di fuori dell’asse franco-tedesco che vogliono trovare alleati su questioni cruciali.

I funzionari italiani ribadiscono che il futuro della difesa europea non può essere separato da una solida integrazione transatlantica. L’Italia vuole costruire le proprie capacità di difesa nel contesto di un più ampio progetto di cooperazione europea. Tuttavia, Roma è anche profondamente convinta che il rapporto transatlantico sia essenziale per garantirle una posizione geopolitica all’altezza delle sue ambizioni e della sua base tecnologica. Nel corso degli ultimi decenni, il tradizionale equilibrio tra europeismo e atlantismo nella politica estera e di difesa italiana è sopravvissuto ad ogni episodio di instabilità politica strutturale.

È quindi cruciale per i decisori italiani non perdersi nella confusione della politica interna e mantenere lo spirito espresso nella Lettera congiunta dei Ministri della Difesa di Italia, Francia, Germania e Spagna rivolta all’Alto rappresentante della politica estera dell’UE.

In questo quadro, per garantire che l’Italia svolga un ruolo pieno e attivo nella difesa europea, indipendentemente dalle sue tribolazioni politiche interne, il governo dovrebbe perseguire le seguenti raccomandazioni.

In primo luogo, l’Italia dovrebbe impegnarsi nei programmi di difesa dell’UE, come la revisione annuale coordinata dell’UE sulla difesa, il Fondo europeo per la difesa e la cooperazione strutturata permanente. Nonostante i limiti nell’attuazione e nell’ambizione di questi programmi, tecnologie e capacità chiave possono essere acquisite più facilmente in cooperazione con i partner europei e con il cofinanziamento dell’UE di quanto non possano permettersi gli stati europei singolarmente. Questo è ancor più vero dati gli effetti del COVID-19 sui bilanci della difesa. Sviluppare capacità di difesa tecnologicamente avanzate in grado di essere impiegate in scenari di conflitto in rapida evoluzione e rispondere alle esigenze delle forze armate, richiede una continuità e un livello adeguato di investimenti in ricerca, tecnologia e sviluppo. Uno sguardo al bilancio della difesa dell’Italia rivela che il Paese non può provvedere da solo a coprire i costi che tale ambizione comporta.

In secondo luogo, bisogna mantenere gli investimenti del governo per sostenere un settore industriale della difesa competitivo, soprattutto in quei segmenti di mercato in cui l’Italia possiede capacità di nicchia o d’eccellenza. Gli ultimi piani di spesa del ministero della Difesa mostrano un aumento degli investimenti, ma il budget è basso per i programmi da sviluppare o acquistare in collaborazione con altri Stati.

In terzo luogo, accelerare la completa digitalizzazione delle forze armate. Le forze armate sono consapevoli della necessità sempre più pressante di comprendere e investire nelle tecnologie emergenti, ma spesso l’adattamento alla dimensione digitale avviene troppo lentamente.

Infine, garantire una cooperazione più  rodata e un coordinamento più rapido tra le componenti civile e militare, sia a livello nazionale che a livello europeo, nonché tra attori pubblici e privati. Dalla gestione delle infrastrutture critiche, all’innovazione e agli sviluppi nelle tecnologie emergenti,  stakeholders del settore privato gestiscono servizi e tecnologie in aree chiave che contribuiscono ad una politica estera, di sicurezza e di difesa efficace. Il coordinamento e il dialogo costante in formati consolidati sono fondamentali e porteranno a un’azione più coerente e solida e a una migliore risposta alle crisi.

L’Italia può e deve fare di più per garantire forze armate efficaci a sostegno di una politica estera e di difesa che sia al servizio degli interessi dell’Europa e di Roma. I decisori politici italiani non dovrebbero farsi distrarre dalle inevitabili crisi politiche future, ma concentrarsi sui miglioramenti a medio termine necessari alla difesa italiana e sulle priorità relative alla strategia e agli strumenti da adottare. Ciò aiuterebbe Roma a svolgere un ruolo rilevante a livello europeo in modo più sistematico, e ad essere un partner affidabile per gli alleati della NATO e dell’UE, perseguendo legittimamente i propri interessi, indipendentemente dal colore politico del governo in carica.