Indebolire il capobanda: Trump contro la Germania.

Faremmo bene a ricordarci la lezione del 1930, considerati i sempre più frequenti attacchi dell’amministrazione Trump contro l’UE

Senior Policy Fellow

Faremmo bene a ricordarci la lezione del 1930, considerati i sempre più frequenti attacchi dell’amministrazione Trump contro l’Unione Europea e la sua identità collettiva.

“Non preoccupatevi”, un eminente commentatore americano ha così rassicurato il meeting annuale di ECFR della scorsa estate: “anche se lui ce la dovesse fare alla Casa Bianca, Trump ricorderebbe più Berlusconi che Mussolini”. I primi segnali mostrano che Trump non si accontenterà solo degli orpelli del potere, di arricchirsi ulteriormente, e di spassarsela. Al contrario, ha in programma di attuare tutto ciò che ha promesso ai suoi sostenitori. Seriamente e alla lettera.

A che proposito, quindi, va inquadrato il riferimento a Mussolini? Giornalisti liberali, inorriditi dai primi dieci giorni in  carica di Trump, stanno iniziando a rievocare l’Europa del 1930, e le similitudini sono inevitabili. Oggi come allora, “grandi uomini”, ignorando completamente la realtà dei fatti, si sono avvalsi di un diffuso senso di risentimento- la convinzione popolare di essere stati indeboliti dalle potenze straniere, traditi dalle élite corrotte, e fregati da amici fasulli. Hanno fomentato una domanda di rinnovamento nazionale, sulla base di un ritorno al patriottismo e ai valori “tradizionali”, il rifiuto del multiculturalismo come anche azioni aggressive al fine di proteggersi da sabotatori e nemici del popolo, in particolare gruppi minoritari etnici o religiosi. Essi hanno rivendicato il diritto esclusivo di rappresentare “la volontà del popolo”, e hanno incoraggiato i propri sostenitori a mettersi contro chiunque possa opporsi a loro, media e magistratura inclusi.

Si può discutere se tutto ciò possa qualificare Trump, e tutti coloro che sono intorno a lui, con il termine “fascista”. Di maggiore importanza è ricordare la lezione degli anni tra le due guerre in Europa: che non c’è spazio per la noncuranza; che l'ostilità degli insorti verso i sistemi e valori condivisi non va sottovalutata solo perché potrebbe sembrare eccessiva, fuori luogo, addirittura autolesionista; che quello che loro dicono non dovrebbe essere ignorato in quanto iperbolico; e, soprattutto, che non è mai troppo presto per prendere una posizione ed opporsi.

Nella intervista con Bild e London Times, Trump ha affermato che “L’Unione Europea è stata formata, in parte, con lo scopo di sconfiggere gli Stati Uniti nel commercio”; congratulandosi con i Britannici per la Brexit e prevedendo che anche altri paesi seguiranno l’esempio inglese e come sarebbe una follia considerarlo alla stregua di una riflessione casuale. Solo perché ci siamo abituati ad una successione di presidenti degli Stati Uniti che hanno creduto nell’Occidente come ad una comunità di valori e istituzioni, sarebbe fatale supporre lo stesso nel caso di Trump. Al contrario, la visione del mondo di Trump vede istituzioni e valori liberali come vincoli che furbi Lillipuziani hanno usato per imbrigliare gli Stati Uniti.

Trump ama i rapporti internazionali bilaterali. La sua ostilità nei confronti di un’Unione, che aggrega stati nazionali in un blocco economico più potente degli Stati Uniti, e che ha scritto i valori liberali nei propri trattati costitutivi, è palpabile.

Allo stesso modo, dovremmo prestare attenzione quando Trump si riferisce all’Unione come ad “un mezzo a favore della Germania”; e quando, tra le ripetute affermazioni di “rispetto” nei confronti della Cancelliera Merkel, ha ribadito che la decisione di ammettere i rifugiati siriani in Germania sia stata un “errore catastrofico”, etichettandola, insieme a Vladimir Putin, come leader in prova. Non è un caso che Trump paragoni la prevalenza di Mercedes a New York con la scarsità di Chevrolet in Germania; e preveda di stabilire una tariffa doganale del 35% per quelle BMW che usciranno dal nuovo stabilimento in Messico. Queste osservazioni sono valutate alla pari delle  rivendicazioni fatte dal suo nuovo agente di commercio, lo  zar Peter Navarro, secondo cui  la Germania avrebbe progettato una svalutazione dell’euro ad hoc  attraverso cui “continua a sfruttare gli altri paesi dell’Unione Europea cosi così come sfrutta gli Stati Uniti”.

Per ciò che  Trump riesce a comprendere intuitivamente- è un grande esperto di negoziazioni intuitive- è l'arte del prevaricatore: occorre dunque annientare la Germania, così il resto dell’opposizione si piegherà. Alcuni, si gusteranno anche lo spettacolo, dal momento che gioire per le disgrazie altrui non è monopolio tedesco, e il disagio nei confronti “dell’egemonia” della Germania è un rischio sempre presente in Europa. La strategia di Trump è già chiara: isolare e danneggiare la Germania, come un mezzo per indebolire e, preferibilmente, disgregare l'Unione Europea. Non c'è da stupirsi che egli consideri Nigel Farage un consigliere così congeniale.

All’apparenza, ciò potrebbe sembrare  piuttosto improbabile. Dopo tutto, l'Unione Europea conduce la sua politica commerciale collettivamente. Quindi, se la nuova amministrazione degli Stati Uniti iniziasse a giocare a tira e molla con le norme del WTO, al fine di bloccare le importazioni tedesche, sarà la Commissione europea a prendere in considerazione misure di ritorsione a nome di tutta l'Unione. Eppure gli Stati membri avranno ancora l'ultima parola: e se una guerra commerciale transatlantica è in divenire, ci saranno capitali europee che saranno sia ricettive ai messaggi di Trump contro la Germania, come anche capitali tentate dall’aprire negoziati privati con Washington con l’auspicio di mantenere i propri interessi economici fuori dalla linea di fuoco. Quindi non sono solo le origini scozzesi di Trump a rappresentare il suo entusiasmo per un accordo commerciale bilaterale con il Regno Unito. Trump sta utilizzando le necessità della Gran Bretagna come un modo per dire agli altri Europei “venite da me bilateralmente, vi tratterò bene”.

Spesso negli affari internazionali, la risposta giusta può essere difficile da individuare. Non questa volta. Chiunque creda in quello che gli Europei hanno costruito a partire dagli orrori della metà del XX secolo, ha una linea chiara da seguire. Non concedere nulla. Non consentire il “beneficio del dubbio”. Reagire prontamente e con forza ad ogni nuovo eccesso. Protestare a gran voce alla sola idea di una visita di stato di Trump in Regno Unito. Nel 1930, gli Europei hanno dimenticato l'avvertimento di Edmund Burke: “tutto ciò che è necessario per il trionfo del male è che gli uomini buoni se ne stiano senza far niente”. Noi in realtà non dovremmo commettere lo stesso errore e dal momento che l'attacco alle pratiche commerciali «sleali» della Germania intensifica il profilarsi di una guerra commerciale transatlantica, gli Stati membri dell'UE dovrebbero ricordarsi che, se non mantengono la solidarietà interna come blocco commerciale, le sbandate saranno davvero a discapito dell’Europa.