I primi 31 giorni del 2020: tra Mediterraneo ed Atlantico, l’Italia cerca di ritagliarsi un ruolo nell’”Europa geopolitica”

Gennaio è stato un mese ricco di spunti per l’UE e per i suoi ormai 27 stati membri, Italia inclusa. I prossimi mesi saranno determinanti per l'UE nell'agire come attore credibile e per l'Italia nel rafforzare il proprio percorso europeo. 

Programme Manager, ECFR Rome

Il 2020 è iniziato in salita per l’Europa Geopolitica. Con l’uccisione il 3 gennaio del generale iraniano Soleimani, l’Europa è stata bruscamente costretta e riprendere le fila della propria agenda di politica estera nel vicinato medio-orientale del 2019. Ed oggi, 31 gennaio, salutiamo il Regno Unito che esce dall’UE, epilogo di un difficile percorso ad ostacoli durato 3 anni, 7 mesi e 8 giorni.

Se gennaio è stato ricco di spunti per l’UE, figuriamoci per i suoi ormai 27 stati membri, Italia inclusa, impegnata su più fronti nella propria agenda di politica estera ed interna, quest’ultima scandita dalle elezioni in Emilia-Romagna che, confermando il candidato del centro-sinistra ed indebolendo l’alleato di governo 5 Stelle, hanno soprattutto proposto nuovi spunti di analisi e valutazione della figura di Salvini come leader regionale e nazionale e sempre meno europeo.

Sulla politica estera, la coalizione di governo ha deciso di inaugurare la propria azione ed iniziativa politica del 2020 principalmente sul dossier Libia e Balcani. Sulla Libia, come analizzato dall’esperto ECFR Arturo Varvelli, Roma, nella veste di partner junior, ha guardato alla riunione di Berlino come ad un successo nel raggiungere l’importante obiettivo di ricollocare l’Europa come attore regionale ma soprattutto determinante nella risoluzione della crisi. Un passo importante, di maturità politica e di riconoscimento del giusto e necessario ruolo europeo nel contribuire alla risoluzione delle crisi nel proprio vicinato.

La questione libica è stata ulteriormente affrontata, questa volta su suolo italiano, durante la visita del Vicepresidente americano Pence in Italia, ricevuto dal presidente Mattarella, dal Premier Conte e dal Ministro Di Maio. Durante gli incontri, che hanno visto in agenda anche la questione dazi e rapporti commerciali, è stato ribadito come la Libia continui a rimanere una questione di primaria importanza per Roma e quanto sia determinante il coinvolgimento politico degli Stati Uniti e del peso politico americano.

Sarà molto interessante analizzare, nel corso del 2020 appena iniziato, se e come l’Europa, e le 27 capitali, vorranno o riusciranno a lanciare la graduale costruzione di una propria politica per la regione medio-orientale e mediterranea più incentrata sugli interessi europei, come predetto da ECFR nei 10 trends per il 2020.

Il secondo fronte su cui l’Italia ha dimostrato un attivismo, questa volta da prima linea, è quello balcanico, con la visita del primo Ministro albanese Edi Rama, arrivato in Italia dopo la tappa in Ucraina come capo della Presidenza dell’OSCE dell’Albania. Tra i temi discussi in agenda, il sostegno alla ricostruzione post-terremoto in Albania, l’ulteriore rafforzamento delle relazioni bilaterali ed ovviamente il processo di integrazione europea.

L’Italia non ha mai nascosto la propria reazione critica sulla posizione francese sull’allargamento ai Balcani occidentali, definendola “errore storico”, ed in questi mesi ha spesso manifestato, tramite le parole del premier Conte e del Ministro Di Maio, la convinta volontà dell’Italia nel continuare a sostenere il processo di adesione dei vicini Balcani, Macedonia del Nord ed Albania. Il Consiglio europeo di marzo potrebbe essere l’occasione per l’Italia per provare a costruire una coalizione di volenterosi europei capaci di promuovere una visione di medio-lungo periodo nel dialogo con Tirana e Skopje.

Infine, il New Green Deal, tema nuovo dell’agenda europea. Malgrado già così difficile a livello europeo, se pensiamo alla posizione polacca, in Italia in tema climatico ed ambientale, considerato importante passo avanti e storica opportunità di crescita e lavoro, sembra invece raccogliere forti consensi a livello di coalizione di governo. La grande sfida del 2020, per la Presidente Von der Leyen e per i 27 colleghi europei, sarà quella di far di tutto affinché la questione green non diventi la prossima crisi che dividerà Europa e gli stati membri, come già successo con la crisi migranti. La sfida per l’Italia invece, o meglio un’opportunità con un potenziale prezioso, sarà quella di fare della questione ambientale-climatica uno dei pilastri attorno al quale l’attuale governo continuerà a costruire la propria azione e strategia di medio-lungo periodo.

I prossimi mesi saranno determinanti per l’UE nell’agire come attore credibile a livello regionale, globale e multilaterale. Per quanto riguarda l’Italia, l’auspicio è che rafforzi il proprio percorso europeo, rilanciato nell’agosto del 2019, e consolidi, in maniera proattiva e costruttiva, il proprio ruolo nell’Europa Geopolitica.