Emma Bonino intervistata da Il Manifesto

Carlo Lania, su Il Manifesto, intervista Emma Bonino, già Ministro degli Esteri e Consigliere ECFR, su politica europea in materia di immigrazione, Frontex e Mediterraneo

«Sull’immigrazione l’Europa ha fallito»

Carlo Lania, Il Manifesto, 4 settembre 2014

L'ex ministro degli Esteri. Emma Bonino: «Su Frontex plus sono ancora troppi gli aspetti poco chiari. Serve subito un commissario europeo per il Mediterraneo»

«A poche cen­ti­naia di chi­lo­me­tri da casa nostra c’è un nuovo mondo, molto com­plesso e di cru­ciale impor­tanza per l’Europa. Mal­grado la situazione di con­flitto in cui è piom­bata l’Ucraina, ritengo fon­da­men­tale che l’attenzione dell’Unione euro­pea si foca­lizzi d’urgenza sulla sponda Sud del Medi­ter­ra­neo. Ciò di cui abbiamo biso­gno è una stra­te­gia total­mente nuova». Negli ultimi mesi Emma Bonino ha viag­giato molto in Medio oriente, stu­diando da vicino le crisi poli­ti­che che l’attraversano. «Credo che sia arri­vato il momento di pren­dere atto del fal­li­mento della poli­tica euro­pea di vici­nato rispetto a que­sta regione», dice l’ex mini­stro degli Esteri. Un fal­li­mento che com­prende anche il modo in cui fino a oggi l’Europa ha affron­tato l’emergenza immi­gra­zione. «Dob­biamo dire chia­ra­mente — pro­se­gue — che non esi­ste una poli­tica comu­ni­ta­ria sull’immigrazione, ma che tutto è basato su azioni degli Stati mem­bri su base volontaria».

Come giu­dica l’accordo rag­giunto a Bru­xel­les per avviare la mis­sione Fron­tex Plus?

Prima di giu­di­care quell’accordo è bene ricor­dare quanto l’Italia ha fatto fino ad oggi. Dall’inizio dell’anno Mare nostrum ha sal­vato la vita a più di 75.000 per­sone, per la mag­gio­ranza fami­glie in fuga da guerre e dit­ta­ture in Africa e Asia tra­mite un paese fuori con­trollo, la Libia. Il giu­di­zio su Fron­tex plus potrà essere posi­tivo solo se l’operazione euro­pea — che da quanto annun­ciato sta­mani (ieri, ndr) al par­la­mento euro­peo si chia­merà «Tri­ton» — potrà fare almeno quanto fatto dagli ita­liani finora. Pur­troppo, i det­ta­gli con­di­visi ad oggi dalla Com­mis­sione non ci garan­ti­scono ancora che que­sto sarà il caso. Riman­gono, infatti, alcune impor­tanti zone d’ombra: quanti stati euro­pei, uomini e navi par­te­ci­pe­ranno all’operazione? Per ora solo una man­ciata di stati ha dato la pro­pria dispo­ni­bi­lità per un’azione che è stata pro­po­sta come volon­ta­ria. Quanto durerà l’operazione? Il bud­get allo­cato a Tri­ton pare essere di 3 milioni al mese e non si sa per quanto. Mare nostrum costa 9,5 milioni al mese. L’unica cosa che sem­bra certa è che la linea di pat­tu­glia­mento delle navi di Tri­ton sarà meno avan­zata di quella Ita­liana, per evi­tare il cosid­detto «pull fac­tor». Insomma, copri­rebbe pret­ta­mente le acque ter­ri­to­rali ita­liane. Ma con 2.000 morti in mare dall’inizio dell’anno e 110.000 per­sone sbar­cate in Ita­lia c’è da chie­dersi se dav­vero pos­siamo per­met­terci di fare que­ste distin­zioni. Per inten­derci, 2.000 morti in nove mesi sono tanti quanti le vit­time dell’offensiva israe­liana su Gaza. Le Nazioni unite par­lano di 5.500 vit­time civili di Isis nei primi sei mesi del 2014. Nel Medi­ter­ra­neo è in atto una crisi uma­ni­ta­ria senza pre­ce­denti, e un impe­gno solo volon­ta­rio dell’Europa e limi­tato alle acque ter­ri­to­riali pare ina­de­guato. Infine, rimane da chia­rire dove Tri­ton sbar­cherà le per­sone inter­cet­tate in mare. Tutte in Italia?

 Il mini­stro Alfano ha più volte sot­to­li­neato soprat­tutto le dif­fi­coltà eco­no­mi­che alle quali l’Italia deve far fronte per man­te­nere in piedi Mare nostrum, come se fosse solo una que­stione di soldi.

Il costo di Mare nostrum è senz’altro alto, ma pos­siamo fare i conti sulla pelle di 100.000 per­sone? Per una volta il nostro Paese può final­mente van­tarsi di avere fatto meglio e di più del resto d’Europa. Dovremmo andarne fieri e cer­care di con­vin­cere l’Europa a pro­met­tere di più. La que­stione finan­zia­ria non può certo essere igno­rata, ma per aggi­rarla ci vogliono migliori rispo­ste politiche.

L’immigrazione non è più solo eco­no­mica. Abbiamo di fronte milioni di per­sone che fug­gono dalle guerre. Finora l’Italia ha rispo­sto con Mare nostrum riu­scendo a sal­vare più di 100 mila per­sone in dieci mesi. Ora si cam­bia. L’Europa torna a chiu­dere le sue frontiere?

Non direi che l’Europa torna a chiu­dere le sue fron­tiere, ma senz’altro quanto abbiamo sen­tito ad oggi su Fron­tex Plus non ci garan­ti­sce che il livello di aper­tura dimo­strato dall’Italia nei con­fronti dei richie­denti asilo sia man­te­nuto. L’Europa deve al più pre­sto risol­vere un nodo fon­da­men­tale, quello dei canali sicuri di accesso alla pro­te­zione inter­na­zio­nale. E’ pos­si­bile che chi fugge da una guerra debba attra­ver­sare il mare in tem­pe­sta per depo­si­tare una domanda d’asilo? Se gli ebrei d’Europa nel ‘39 aves­sero dovuto attra­ver­sare l’Atlantico in nave per rag­giun­gere gli Stati uniti, quante per­sone sareb­bero soprav­vis­sute? E’ neces­sa­rio pen­sare a un sistema di tutela in loco, alla cosid­detta «pro­te­zione regio­nale» nei paesi con­fi­nanti, ma soprat­tutto a canali d’accesso diversi per atti­vare la pro­ce­dura d’asilo, per esem­pio tra­mite il poten­zia­mento delle pro­ce­dure di rein­se­dia­mento inter­na­zio­nale. Ma si tratta d’investire risorse finan­ziare e di per­so­nale nella con­ce­zione di un nuovo sistema, man­te­nendo nel frat­tempo ope­ra­tivo quello esistente.

Su uno dei nodi veri, una revi­sione del rego­la­mento di Dublino 3 che porti a una diversa sud­di­vi­sione dei pro­fu­ghi, nes­suno però vuole cedere.

Nes­suno vuole cedere per­ché il rego­la­mento Dublino 3 è stato appro­vato l’anno scorso… è futile pen­sare che lo si possa cam­biare così in fretta. Ciò detto, il nuovo rego­la­mento lascia degli spazi a un miglio­ra­mento del sistema euro­peo d’asilo: per esem­pio, pre­vede pro­ce­dure faci­li­tate per la riu­ni­fi­ca­zione fami­liare dei rifu­giati, non costrin­gendo chi ha tutta la fami­glia in Sve­zia o in Austria a dover per forza rima­nere in Ita­lia come rifu­giato. Le auto­rità ita­liane che gesti­scono l’asilo devono valo­riz­zare que­sta pos­si­bi­lità. La pre­si­denza ita­liana sta inol­tre per­se­guendo un impor­tante obiet­tivo poli­tico, ossia quello di dare ai rifu­giati rico­no­sciuti in Ita­lia la pos­si­bi­lità di cir­co­lare verso altri paesi euro­pei, in modo da evi­tare con­cen­tra­zioni. Dob­biamo comun­que tenere pre­sente la realtà: l’Italia ha ancora meno rifu­giati di Ger­ma­nia, Sve­zia, Fran­cia e Regno Unito e li tratta molto peg­gio. Sa quante richie­ste d’asilo abbiamo avuto dall’inizio dell’anno sulle 110 000 per­sone sbar­cate in Ita­lia? Appena 30.000. Certo, in parte per­ché tra chi sbarca ci sono pure migranti pura­mente eco­no­mici. Ma la ragione prin­ci­pale è la len­tezza e la carenza del sistema d’asilo ita­liano, che va asso­lu­ta­mente rifor­mato. Sve­zia, Fran­cia e Ger­ma­nia inve­stono sulle per­sone che accol­gono e danno loro gli stru­menti per con­tri­buire alla pro­pria eco­no­mia, non­ché alla pro­pria fisca­lità e ai sistemi pen­sio­ni­stici di Paesi che sono in declino demo­gra­fico. L’Italia, pur­troppo, finora ha rele­gato un gran numero di rifu­giati negli slums delle grandi città — come Ponte Mam­molo o il Palazzo Selam a Roma, dove vivono migliaia di per­sone da anni. Oppure li ha tenuti in attesa della pro­ce­dura d’asilo per mesi e mesi in grandi campi d’accoglienza spersi nel nulla in mezzo alla Sici­lia. Fin­ché non saremo in grado di ren­dere attrat­tivo anche il nostro sistema d’asilo sarà dif­fi­cile che l’Europa ci venga incon­tro sulla riforma o il miglio­ra­mento di Dublino 3, anche com­pren­si­bil­mente. Tutte le per­sone che tran­si­tano dall’Italia, per ora, vogliono andare in altri paesi europei…e noi ce li lasciamo andare.

Lei ha detto no alla pro­po­sta avan­zata da Junc­ker di un com­mis­sa­rio per l’immigrazione, pro­po­nendo a sua volta un com­mis­sa­rio Ue per il Medi­ter­ra­neo. Con quali com­piti? E per­ché non la con­vince la pro­po­sta di Juncker?

Il pro­blema delle migra­zioni nel Medi­ter­ra­neo è un pro­blema di poli­tica estera e di svi­luppo, non di altra natura. Fin­ché l’Europa non capirà che per gestire i flussi biso­gna inve­stire di più nel par­te­na­riato allo svi­luppo e nell’azione poli­tica per iso­lare i dit­ta­tori nei paesi afri­cani da cui fug­gono i rifu­giati, o per risol­vere le crisi libi­che o siriane, i flussi non ces­se­ranno. E’ inu­tile inve­stire milioni in tec­no­lo­gie radar per gli avvi­sta­menti e la presa d’impronte se non si agi­sce alla fonte. Un com­mis­sa­rio al Medi­ter­ra­neo dovrebbe poter usu­fruire di un’ampia paletta di stru­menti poli­tici e di com­pe­tenze per risol­vere le prin­ci­pali que­stioni regio­nali, tra cui l’immigrazione. Deve poter disporre di una strut­tura ade­guata, capace al tempo stesso di distri­carsi nei mean­dri del bilan­cio euro­peo e di trat­teg­giare nuove poli­ti­che bila­te­rali. Dob­biamo raf­for­zare il soste­gno a quei Paesi che vogliono sal­varsi, come Marocco, Tuni­sia, Gior­da­nia e Libano, e che appa­ren­te­mente non atti­rano il minimo nostro inte­resse. L’Europa deve inol­tre ripren­dere con urgenza il pro­cesso di ade­sione della Tur­chia. E’ inu­tile pen­sare che l’Europa possa appli­care la stessa poli­tica di vici­nato all’Ucraina e al Magh­reb e Mash­reck. I pro­blemi sono diversi e per gestirli ci vogliono due com­mis­sari distinti.