Cina, America e come l’Europa può fronteggiare la guerra attraverso mezzi economici

La rivalità tra le grandi potenza non si è attenuata nemmeno durante la crisi coronavirus. Per sopravvivere al conflitto economico tra Cina e Stati Uniti, l'Europa deve cominciare a prepararsi ora.

Sgt. Mikki Sprenkle
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Come se dover gestire la crisi del coronavirus non fosse abbastanza, c’è un’altra grande sfida all’orizzonte per gli europei: la minaccia di una coercizione economica sia da parte degli Stati Uniti che della Cina dovuta all'intensificarsi della concorrenza tra le due grandi potenze. L'Europa ha recentemente rafforzato i suoi strumenti di controllo sugli investimenti strategici provenienti dall'esterno dell’UE, ma ora dovrà anche rafforzare la sua resilienza sia alle minacce dirette che agli effetti collaterali della rivalità USA-Cina.

Dopo la “Fase 1” dell’accordo commerciale di gennaio tra Stati Uniti e Cina sono sorte le speranze che i due Paesi potessero sospendere la loro guerra commerciale almeno fino alle elezioni americane. Donald Trump aveva in mente di promuovere l'accordo come un successo nell’arginare Pechino. Il coronavirus però ha permesso a Joe Biden di attaccare tale accordo evidenziandone la fragilità ed incoraggiando ulteriormente coloro che nell'amministrazione Trump hanno sempre creduto nella necessità di un più ampio contenimento della Cina. Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo sono quindi ora rientrati nella mischia, sostenendo di avere “enormi prove” che l'epidemia di coronavirus abbia avuto origine nell'Istituto di virologia di Wuhan potendo quindi essere stata provocata dall'uomo. I servizi segreti statunitensi stanno indagando e sono rimasti prudenti nel trarre conclusioni affrettate. Ma l'amministrazione rimane intenzionata a inquadrare la crisi come un attacco cinese al sistema di sicurezza nazionale statunitense il quale si può definire negligente nel migliore dei casi e nefasto nel peggiore. Così, per il resto dell'anno, gli Usa sembrano intenzionati a “chiedere il conto” alla Cina. Poiché la Casa Bianca non crede nella diplomazia o negli “strumenti” militari in politica estera, utilizzerà la coercizione economica per farlo.

Il dibattito in Cina è naturalmente meno trasparente, ma le sue azioni non lo sono: Pechino si è posta l'obiettivo di guadagnare egemonia colmando il vuoto lasciato dalla mancanza di leadership degli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo la Cina sta cercando di aumentare la dipendenza di Stati terzi dalla sua economia e dalle catene del valore, e ha già usato la coercizione economica strumentalizzando il proprio settore sanitario. Il governo cinese sta contrastando le accuse del laboratorio Wuhan con una feroce propaganda antiamericana e una maggiore coercizione economica all'estero: ad esempio, quando l'Australia ha chiesto un'inchiesta indipendente sullo scoppio della pandemia, la Cina ha minacciato di fare un boicottaggio  sistematico delle merci australiane, delle università e del suo settore del turismo e tutto ciò in aggiunta a dazi punitivi – mentre ora si è mossa per bandire la carne rossa australiana dal mercato cinese. La coercizione economica sarà fronteggiata con la coercizione economica e Stati terzi come l'Australia o l'Europa saranno colpiti direttamente o indirettamente.

Quali sono quindi i calcoli strategici per gli Stati Uniti e la Cina? E perché, in questa grande crisi, sono disposti ad andar contro il loro stesso interesse economico? A primo impatto può sembrare che tali crisi dovrebbero dissuadere i governi dall’uso di armi economiche per via del rischio di effetti collaterali – una tariffa cinese danneggerà anche l'economia cinese, ad esempio. Ma, per coloro che perseguono una strategia di “massima pressione” a tutto tondo mirata a vincere una competizione bipolare tra grandi potenze, le crisi economiche creano nuove opportunità esercitare la coercizione economica. In questo momento i leader politici di tutto il mondo sono così disperati nel voler tirar fuori i loro Paesi dalla recessione, che, secondo questa logica, eviterebbero qualsiasi misura che porti ad ulteriori danni. Pertanto si adegueranno più facilmente alle richieste del coercitore. Che funzioni o meno, gli Stati Uniti hanno già messo in pratica questa logica inasprendo le sanzioni a paesi come l'Iran, il Venezuela e Cuba all'inizio della crisi. L'amministrazione Trump potrebbe approfittarsi allo stesso modo degli europei e dei loro dilemmi strategici: l'industria automobilistica in Germania, ad esempio, è in grave difficoltà. La minaccia di dazi alle industrie automobilistiche in Europa causerebbe quindi un enorme allarme tra i politici tedeschi. Quindi, agli occhi dell'amministrazione Trump, aumentano così le possibilità che la coercizione economica provochi cambiamenti nel comportamento degli europei.

Inoltre, in questa grande competizione bipolare tra potenze, i guadagni e le perdite relativi saranno, in parte, più importanti dei guadagni e le perdite assoluti. Quando l’avversario si trova in una situazione di maggiore difficoltà, la Cina o gli Stati Uniti potrebbero essere disposti a prendere un colpo – a patto che possano far sì che il colpo inflitto alla loro economia non sia evidente nel caos economico della crisi o non inneschi un meccanismo di lobby in opposizione al provvedimento. Il nazionalismo represso e l'indignazione pubblica per le politiche dell'avversario possono entrambi aumentare ulteriormente il margine di manovra geo-economico dei leader. E, infine, facendo leva su una dipendenza unilaterale che l’avversario ha da un certo settore o prodotto, il costo economico immediato sarà sempre piuttosto basso – e la crisi potrebbe incentivare tali misure piuttosto che renderle meno praticabili.

Nelle prossime settimane o nei prossimi mesi questi sviluppi potrebbero convergere in una feroce battaglia che avrà le armi economiche come protagonista. Questo potrebbe avvenire una volta che la dipendenza degli Stati Uniti da specifiche importazioni mediche cinesi sarà diminuita, una volta che i dati sulla disoccupazione americana saranno saliti a livelli prima impensabili, una volta che le elezioni americane saranno a pochi mesi di distanza oppure una volta che le tragiche conseguenze causate da una riapertura precoce degli Stati Uniti saranno chiare a tutti. A questo punto Trump potrebbe scatenarsi contro la Cina. Prima che questo avvenga gli europei dovrebbero impegnarsi nel prevedere le misure esatte che la Cina e gli Stati Uniti potrebbero adottare in quel momento. Entrambi i Paesi hanno a disposizione una vasta gamma di strumenti per la coercizione economica, molti dei quali avrebbero effetti secondari o primari e causerebbero gravi danni agli europei. Se l'Europa non vuole ritrovarsi tra due fuochi, dovrebbe subito stabilire dei meccanismi di difesa e sancire delle contromisure.

Questa è la prima analisi di tre sulla coercizione economica durante la crisi del coronavirus. Il prossimo pezzo analizzerà alcuni strumenti concreti di coercizione economica che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare contro la Cina o altri Stati. La terza elencherà le possibili misure cinesi contro gli Stati Uniti o altri Stati.