Belgrado-Budapest passando per Beijing: gli investimenti cinesi in Europa

Alcuni Paesi come la Serbia, con Pechino hanno più peso di quanto si potrebbe pensare

ECFR Alumni · Associate Fellow
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Il risultato più tangibile emerso dall’ultimo vertice “16 + 1” tra la Cina e i suoi partner dell’Europa Centrale e Orientale riguarda i notevoli progressi della linea ferroviaria Belgrado-Budapest,  con Belgrado, che alla fine, ha firmato un contratto commerciale per il primo tratto (serbo) della linea: i lavori dovrebbero iniziare nel 2017.

Questo progetto, iconico e atteso a lungo, è vecchio quasi quanto il Forum “16 + 1” stesso – essendo stato inizialmente proposto dalla Cina all'inizio del 2013 – e la dice lunga circa la politica economica di impegno della Cina in Europa centrale e orientale.

Il progetto è indicativo del disagio provocato dagli investimenti cinesi in Europa e, anzi, potrebbe essere facilmente ritenuto un modo per favorire principalmente gli interessi della Cina. Esso si inserisce molto bene all'interno dell'iniziativa cinese One Belt One Road (OBOR), favorendo il raggiungimento degli obiettivi della Cina di aumento del commercio con l'Europa, di promozione degli investimenti sulle infrastrutture cinesi all'estero, e di utilizzo di parte del potenziale cinese in eccesso. Esso costituisce un progetto su cui Pechino punta molto – la prova di come la Cina sia ora una potenza esportatrice di alta tecnologia, di prodotti ad alto valore aggiunto anche per le economie avanzate.

Dal punto di vista di un paese ospitante, il valore dell’installazione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra l'Ungheria e la Serbia è meno evidente. Il finanziamento cinese del progetto altro non è che un prestito che dovrà essere rimborsato dai due paesi ospitanti, utilizzando i profitti guadagnati dal funzionamento della linea.

Eppure, allo stato attuale, il progetto si colloca molto al di sotto della maggior parte delle soglie di redditività per i treni ad alta velocità. BBVA, per esempio, stima che sono necessari almeno 6 milioni di passeggeri all'anno affinché una linea ad alta velocità chiuda in pareggio. Tuttavia, il progetto Belgrado-Budapest collegherebbe due città con una popolazione complessiva di soli 3,1 milioni, e meno di 100.000 pendolari l'anno.

In questo contesto, è facile considerare il progetto come un esempio di aggressiva diplomazia economica cinese, che intende affermarsi su passivi paesi destinatari. Tuttavia, questo caso ignora il fatto che, nonostante la sua dubbia redditività, il progetto rispecchi una serie di obiettivi serbi, e sia stato modellato con successo da Belgrado per riuscire a realizzarli.

Era da molto tempo che la Serbia intendeva migliorare le proprie infrastrutture di trasporto, per facilitare il percorso di adesione all'UE. La Serbia, infatti, si colloca attualmente alla 119° posizione su 144 paesi di tutto il mondo riguardo ai trasporti – dietro anche allo Zimbabwe.
Naturalmente, migliorare i trasporti non richiede necessariamente linee ad alta velocità, che è il motivo per cui Belgrado ha negoziato con successo il progetto di ridurre la sua rete ferroviaria ad una meno costosa e medio-veloce (nonostante la retorica etichetta “ad alta velocità”). Data la volontà della Cina di esportare treni ad alta velocità come prova della propria competenza tecnologica, quella dei negoziatori serbi è stata una concessione significativa.

In secondo luogo, per un paese come la Serbia – a corto di liquidità, in gran parte de-industrializzata, e che ha dovuto far fronte a recessioni  economiche nel 2012 e nel 2014 – gli investimenti stranieri sono di vitale importanza. Il progetto Belgrado-Budapest fornirà un necessario stimolo economico a breve termine, e una spinta alla crescita e all'occupazione – così come le condizioni ottenute in materia di appalti, che impongono che almeno il 46% dei beni e dei servizi prestati siano di provenienza nazionale. A lungo termine, le tasse di transito sul trasporto di merci cinesi dal porto greco del Pireo verso l'Europa centrale e occidentale potrebbero dare un contributo significativo al bilancio dello Stato in difficoltà.

Nel complesso, il progetto Belgrado-Budapest è un buon esempio delle sfumature assunte dai progetti di investimento cinesi di alto livello. Essi rappresentano, sì, chiari interessi cinesi, ma non sono comunque affari a senso unico. Dato il desiderio della Cina di promuovere l’iniziativa OBOR, e di costruire una piattaforma di successo 16 + 1, i paesi ospitanti come la Serbia potrebbero trovarsi ad aver molto più potere di negoziazione di quello che il loro peso politico ed economico potrebbe suggerire.

Per l'UE, il progetto Belgrado-Budapest offre un importante caso studio sull’attivismo economico della Cina in Europa. È diventato chiaro che sia la Serbia sia l'Ungheria guardano sempre più alla Cina per rafforzare le proprie economie e diversificare le opzioni in politica estera. Anche altri paesi dell'Europa centrale e orientale sono impegnati in Cina, attraverso la modalità 16 + 1 o bilaterale, per ragioni simili.

Questa iniziativa dovrebbe inviare un forte messaggio a Bruxelles in un momento di tensione all'interno dell'UE e di dubbi sul futuro immediato dell'Unione. Infatti, tali progetti non dovrebbero solo attirare l'attenzione sulla crescente presenza economica della Cina nel continente; essi dovrebbero anche dar luogo a una riflessione significativa sull'apparente declino della capacità dell'UE di agire come centro politico-economico di gravità, anche per i paesi della sua periferia più prossima.

di Agatha Kratz e Dragan Pavlićević