Yemen: il rischio di guerra. Cosa può fare l’Europa

Da mesi lo Yemen sembra sull'orlo del collasso, ma c'è ancora margine di manovra per evitare il peggio

ECFR Alumni · Visiting Fellow
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Un tempo considerato dai diplomatici internazionali un modello per la regione, da mesi lo Yemen sembra sull’orlo del collasso. Con l’inasprirsi dello scontro tra i ribelli Houthi, i quali controllano Sanaa, e il Presidente di transizione Abdo Rabbu Mansour Hadi, che ha designato una capitale alternativa ad Aden, lo Yemen rischia seriamente una scissione interna, se non una vera e propria guerra civile, considerando la fragile natura dei negoziati mediati dall’ONU per il raggiungimento di un nuovo accordo politico. Gli scarsi risultati dei negoziati sono stati messi in evidenzia dai recenti attacchi che hanno causato la morte di  oltre 100 yemeniti. 

Il nuovo memo ECFR dedicato allo Yemen “Civil war in Yemen: imminent and avoidable”, a cura di Adam Baron, spiega come, nonostante la natura instabile della situazione attuale nel Paese, ci sia qualche speranza per un accordo: un’intesa sulla condivisione del potere è nell’interesse di tutte le parti. Tuttavia, un eventuale accordo dovrebbe vincere lo spirito di diffidenza che al momento regna tra i partiti politici yemeniti. Mettere in pratica  la condivisione del potere comporterà il riconoscimento di numerosi errori ed errati presupposti che hanno condotto la transizione yemenita sull’orlo del fallimento.

Adam Baroninquadra la crisi attuale come prevedibile risultato del discutibile piano di transizione del paese e offre diversi spunti per impedire il verificarsi dello scenario peggiore, ossia la frammentazione del paese:

Evitare ad ogni costo l’errore commesso nell’ultimo accordo, ovvero l’idea di privilegiare le élite tradizionali rispetto agli altri partiti.

L’accordo politico dovrebbe basarsi su condivisione del potere e inclusione. Dovrebbe inoltre essere accompagnato da un piano d’azione per aiutare lo Yemen a uscire dallo stato di malessere generato da una transizione all’apparenza senza fine.

Se è vero che gli attori esterni devono restare imparziali ed evitare di forzare una soluzione, un’Europa unita può servirsi del coordinamento politico e tra i donatori per ritagliarsi un ruolo positivo nella ricerca di una soluzione.

Gli attori regionali, tra cui Arabia Saudita e Kuwait, hanno il potenziale di svolgere una funzione simile, ma solo se sceglieranno di appoggiare l’obiettivo di una soluzione inclusiva.

Secondo Adam Baronl’Unione europea e gli stati membri, visti positivamente dalla maggior parte degli yemeniti, possono giocare un ruolo chiave nell’incanalare gli eventi verso una direzione positiva. L’Unione europea dovrà essere unita e agire con decisione per sostenere la mediazione per una nuova transizione che non ripeta gli errori del passato, che includa i veri intermediari e che tenda la mano ai manifestanti del sud.”

 

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