Utili Nemici: come la rivalità tra Turchia e Emirati Arabi Uniti sta trasformando il Medio Oriente

Invece di utilizzare gli EAU per contrastare la Turchia o viceversa, l’Europa dovrebbe sviluppare la propria strategia per confrontare queste dinamiche

Abu Dhabi's Crown Prince Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan is welcomed by Recep Tayyip Erdogan as he arrives for a meeting in Ankara in 2012REUTERS/Umit Bektas ©
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  • Turchia e Emirati Arabi Uniti (EAU) sono coinvolti in una rivalità decennale che sta riorganizzando l’ordine geopolitico nel Medio Oriente e Nord Africa.
  • I due Paesi si considerano rivali esistenziali, sono schierati su fronti opposti in vari conflitti regionali e hanno lanciato una serie di guerre per procura tra il Corno d’Africa e il Mediterraneo orientale.
  • Questa rivalità si sviluppa anche nei palazzi di Washington e Bruxelles, sui media, nell’industria dell’energia e, in futuro, sui porti e per i mari.
  • L’Europa dovrebbe evitare di essere risucchiata da questa lotta di potere per ridefinire l’area MENA, rimanendo lucida su come questa rivalità influenzi gli interessi strategici europei, soprattutto nel suo bloccare un’agenda costruttiva con la Turchia.
  • Invece di utilizzare gli Emirati per contrastare la Turchia o viceversa, l’Europa dovrebbe sviluppare la propria strategia per confrontare queste dinamiche.
  • Tra gli strumenti per minimizzare l’impatto di questo conflitto sull’Europa, il paper propone di usare: un meccanismo NATO di prevenzione dei conflitti, l’allargamento del processo politico in Libia, e l’identificazione di un nuovo framework costruttivo per mettere al riparo le relazioni euro-turche dalle dinamiche della geopolitica mediorientale.

La competizione ormai decennale tra Turchia e EAU non sta solo cambiando l’ordine geopolitico nel Medio Oriente e Nord Africa, ma anche accentuando le divisioni in Europa, rendendo molto difficile per l’Unione Europea sviluppare una politica di coesione sul Mediterraneo.

In superficie, il contrasto tra i due Paesi sembra intriso di ideologia; ma la sua vera essenza è quella di una lotta per l’influenza regionale che si rivela utile anche ai fini di consolidamento interno dei regimi,  che si gioca anche a Washington e nelle capitali europee, e che ha ramificazioni nel discorso pubblico-politico globale, per l’industria dell’energia, e nella geopolitica marittima.

Secondo Asli Aydintasbas, Senior policy fellow presso lo European Council on Foreign Relations,La rappresentazione degli Emirati Arabi Uniti da parte di Ankara come attore intenzionato a minare Erdogan ha alimentato la narrazione ufficiale secondo cui le forze esterne stanno cercando di sabotare una Turchia in ascesa – si tratta di un tema chiave nelle spiegazioni degli obiettivi di politica estera da parte dei leader turchi agli elettori.

Secondo Cinzia Bianco, Visiting Fellow di ECFR,

L’opposizione alla Turchia ha aperto la porta per gli EAU a nuove alleanze con attori occidentali, tra cui Paesi europei come la Francia e la Grecia, oltre ad aver rafforzato la posizione emiratina a Washington.

Il nuovo paper a cura delle Fellows di ECFR Asli Aydintasbas e Cinzia Bianco – Useful enemies: The Turkey-UAE rivalry and the remaking of the Middle East – descrive il conflitto tra Turchia e EAU e analizza come i governi europei e l’UE dovrebbero impedire che esso destabilizzi la sicurezza e la politica estera europea. Gli europei non dovrebbero farsi risucchiare nel vortice di questa diatriba regionale, ma definire i loro interessi comuni.

La rivalità tra Turchia e EAU è stata dannosa per l’Europa – ha esacerbato l’instabilità regionale e diviso l’UE nel suo tentativo di riposizionarsi in un Medio Oriente in evoluzione. Esempi di ciò comprendono i conflitti in Libia e Siria, e la complessa disputa nel Mediterraneo orientale. Gli europei non dovrebbero fare affidamento su una riconciliazione tra Turchia e EAU, bensì dovrebbero prepararsi a una continuazione della rivalità, cercando di gestirne l’impatto destabilizzante sul Mediterraneo. Se l’UE vuole sviluppare la sua autonomia strategica nel Vicinato meridionale, dovrà creare un meccanismo di prevenzione dei conflitti propriamente europeo nel Mediterraneo, progredire con il processo di Berlino in Libia, e creare un nuovo framework per la sua relazione con la Turchia.

Secondo le autrici,

Finora l’Europa non è stata in grado di delineare o proteggere i propri interessi in queste aree, e dovrebbe sviluppare idee per contenere e gestire gli effetti del conflitto. Mantenere un rapporto relativamente stabile e costruttivo con la Turchia è un imperativo strategico per l’Europa, per ragioni che vanno dalla politica migratoria al commercio. E gli Emirati Arabi Uniti sono destinati a rimanere un attore critico nel Mediterraneo e nella regione in generale – cosa che richiede un forte impegno europeo. L’Europa dovrebbe rimanere equidistante tra i due Paesi.”