Una cattiva compagnia: come il denaro illegale minaccia la transizione del Sudan

Le forze democratiche potrebbero ancora salvare la transizione del Sudan, ma Hamdok dovrà dimostrare leadership e soprattutto dovrà ricevere sostegno esterno

ECFR Alumni · Visiting Fellow
Full text available in English
Also available in

La rivoluzione in Sudan dell'aprile 2019, che ha posto fine ai 30 anni di governo militare di Omar al-Bashir, ha suscitato speranza riguardo l’instaurazione di un regime non militare. Tuttavia – a meno di un anno dalla nomina del primo ministro di transizione, Abdalla Hamdok – questa speranza sta svanendo rapidamente.

Nonostante il fatto che una “dichiarazione costituzionale” metta al comando del Paese un Gabinetto composto prevalentemente da autorità civili, sono in realtà i generali a tenere in pugno la situazione. Questi infatti controllano i mezzi di controllo e una rete capillare di società parastatali, le quali gestiscono gran parte delle ricchezze del Sudan, consolidando il proprio potere a spese degli alleati civili di governo. Per gli attivisti che si sono mobilitati per un cambiamento radicale, è una pillola amara da mandare giù. Molti di loro vedono Hamdok ed il suo gabinetto come marionette dei generali.

Le forze democratiche potrebbero ancora salvare la transizione del Sudan, ma Hamdok dovrà dimostrare capacità di leadership e soprattutto dovrà ricevere sostegno esterno.

Un nuovo rapporto ECFR a cura di Jean-Baptiste Gallopin, Visiting Fellow, mostra come gli europei possano fornire questo sostegno esterno.

Tra i risultati principali della ricerca:

  • La transizione del Sudan verso un governo costituzionale sta fallendo: la riforma delle istituzioni politiche non è iniziata e nel frattempo il Paese si trova ad affrontare una crisi economica sempre più intensa, un drammatico declino delle condizioni di vita e un'esplosione di violenza localizzata.
     
  • L'ala civile dello Stato sudanese è in bancarotta, ma non è disposta a confrontarsi con i potenti generali, i quali controllano una rete capillare di aziende e mantengono in vita la banca centrale e il Ministero delle Finanze con il fine di rafforzare il proprio potere politico.
     
  • Gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita sembrano voler far insediare un leader paramilitare, noto come Hemedti, come prossimo sovrano del Sudan, sebbene i militari siano ostili nei suoi confronti.
     
  • I Paesi occidentali e le istituzioni internazionali hanno deluso le autorità civili: non sono riusciti a fornire il sostegno finanziario e politico che avrebbe permesso ad Hamdok di tener testa ai generali.
     
  • La transizione avrà successo solo se il governo si impegnerà a stabilizzare l'economia e se le autorità civili lavoreranno sodo per riacquisire il potere che ora è nelle mani dell’esercito.

Gli europei dovrebbero usare le relazioni con Hamdok, gli Emirati Arabi Uniti e l'Arabia Saudita per ripristinare il controllo della autorità civili sulle reti di aziende gestite dai generali.

Il rapporto ECFR si basa su 54 interviste a politici sudanesi di alto livello, consiglieri, funzionari di partito, giornalisti, ex ufficiali militari, attivisti e rappresentanti di gruppi armati, oltre che a diplomatici, ricercatori, analisti e funzionari di istituzioni internazionali.