Questa unione bancaria non è in grado di prevenire altre crisi: come completarla

L'unione bancaria, pietra miliare dell'integrazione europea, deve essere riformata

ECFR Alumni · Senior Policy Fellow
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Le nuove disposizioni sull’unione bancaria rappresentano una pietra miliare dell’integrazione europea che cambierà in modo fondamentale il settore finanziario dell’UE. L’unione bancaria diminuirà il rischio di crisi bancarie sistemiche come anche i costi di finanziamento nell’euro-periferia, favorendo la ripresa economica. Tuttavia, l’attuale formulazione dell’accordo non doterà l’UE degli strumenti adeguati per affrontare nuove crisi sistemiche e non permetterà alle banche dei diversi paesi dell’eurozona di operare in condizioni simili. Tali disposizioni mancano dunque degli obiettivi indicati dai governi.

ECFR offre una delle prime analisi sul compromesso sull'unione bancaria raggiunto la scorsa primavera e che a breve dovrà essere convertito in legge.

Secondo Sebastian Dullien, Senior Policy Fellow di ECFR e autore del paper “How to complete Europe’s banking union”, il maggiore vantaggio dell’unione bancaria consiste nell’avere, per la prima volta, tutte le maggiori banche dei paesi partecipanti vincolate a riferire ad una singola agenzia di supervisione, la BCE. Ciò porrà fine al “ring-fencing” con cui, in passato, i regolatori nazionali hanno proibito alle banche sotto la propria supervisione di spostare liquidità e capitali in banche di altri paesi dell’euro zona. L’unione bancaria porrà fine anche all’arbitraggio normativo per mezzo del quale le istituzioni finanziarie hanno spostato alcune delle proprie attività negli stati membri dove l’applicazione delle regole era meno rigida. 

Secondo Sebastian Dullien, con l’unione bancaria il sistema finanziario europeo sarà molto più stabile, “un importante passo in avanti nella protezione del denaro dei contribuenti, soprattutto alla luce del fatto che, in passato, i costi indiretti delle crisi bancarie, dovuti alla perdita di produzione e entrate tributarie, sono stati più elevati dei costi diretti del salvataggio delle banche”.

Inoltre, dal momento che ci saranno nuove regole comuni per il salvataggio delle banche in difficoltà tramite l’utilizzo di capitali privati, non c’è motivo di temere che le banche di alcuni stati membri ricevano aiuti più consistenti rispetto a banche concorrenti di altri stati membri. Tutto ciò contribuirà a mettere sullo stesso piano le banche di diversi paesi della zona euro e soprattutto ridurrà i costi di finanziamento delle istituzioni finanziarie nell’euro-periferia e incoraggerà i prestiti alle imprese.

Tuttavia, l’accordo sull’unione bancaria presenta alcuni punti deboli:

  • Nonostante il fabbisogno finanziario sia più ampio, il Fondo Unico di Risoluzione delle crisi bancarie (SRF) potrebbe risultare insufficiente nel caso di grandi crisi.
  • Il fatto che gli stati membri abbiano la possibilità di ricorrere ad un “finanziamento pubblico straordinario”, sotto determinate circostanze, comporta che essi possano ancora far fronte alle crisi bancarie in modi differenti. Persiste quindi il pericolo che “i paesi poveri facciano ricorso al bail-in, mentre i ricchi al bail-out”, il che significa che paesi con una posizione fiscale più solida possono mettere a disposizione un supporto finanziario più generoso. Gli investitori potrebbero prevedere questo scenario e richiedere rendimenti più bassi per gli investimenti in banche di paesi con un rapporto debito pubblico/PIL più basso, fornendo capitali più economici a quei paesi con un debito più alto. 

Secondo Sebastian Dullien “questi difetti limitano la portata normalizzatrice dell’unione bancaria in tema di servizi finanziari. I miglioramenti apportati dall’attuale accordo sull’unione bancaria saranno significativi, ma non completi

Per completare l’unione bancaria e risolvere le questioni ancora aperte, Sebastian Dullien propone una maggiore federalizzazione delle procedure di risoluzione bancaria e di salvataggio, attraverso le seguenti riforme:

  • La competenza in materia di finanziamento pubblico straordinario deve essere spostata a livello europeo. Le decisioni in materia devono essere prese congiuntamente da Commissione europea, Consiglio e Parlamento europeo
  • Il finanziamento pubblico straordinario deve essere finanziato dal SRF, a cui deve essere assegnata una linea di credito all’interno del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

Tali riforme potrebbero essere promosse nell’ambito del processo di revisione, già parte della Direttiva su ristrutturazione e risoluzione delle banche.

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