Pieces in motion: Rebalancing power in a new Levantine order
Come può l’Unione Europea usare questo momento di cambiamento per stabilizzare l’Iraq, la Siria e il Libano?
- La caduta di Assad in Siria, il declino di Hezbollah in Libano e i nuovi sforzi del governo iracheno per contenere le milizie sostenute dall’Iran aprono una finestra di opportunità per creare un equilibrio di potere stabilizzante nella regione del Levante e più favorevole agli interessi europei, scongiurando il rischio di un’implosione e di un collasso statale.
- Le potenze regionali stanno cercando di sfruttare l’inversione di rotta dell’Iran per affermare il proprio dominio. Ma la stabilità a lungo termine del Levante, interesse vitale dell’Europa, dipende dall’instaurazione di un equilibrio di potere più cooperativo, che rispetti la sovranità degli Stati levantini e ne riduca la vulnerabilità a interventi esterni destabilizzanti.
- L’Europa deve usare il suo peso diplomatico ed economico per contribuire a plasmare positivamente il futuro della regione: collaborando con i potenziali stabilizzatori regionali (Turchia, Arabia Saudita e Qatar), contenendo i destabilizzatori regionali (Iran e Israele) e facendo di più per rafforzare la governance a Damasco, Beirut e Baghdad.
Il nuovo policy brief Pieces in motion: Rebalancing power in a new Levantine order pubblicato oggi dallo European Council on Foreign Relations (ECFR) offre un’analisi approfondita del panorama geopolitico in evoluzione in Medio Oriente. Nello specifico, l’analisi sostiene che gli Stati europei possano contribuire a promuovere un ordine regionale equilibrato, rafforzando le capacità statali e sostenendo riforme di governance pragmatiche per ridurre la dipendenza da attori esterni, nonchè attenuare i rischi di conflitto. Il report, scritto da Julien Barnes-Dacey, Ellie Geranmayeh e Hugh Lovatt, esamina come le potenze regionali stiano cercando di sfruttare l’attuale fragilità nel quadrante levantino.
- Da un lato ci sono i destabilizzatori, in particolare Israele e Iran, che vedono una regione indebolita e frammentata come più favorevole ai loro interessi.
- Dall’altro ci sono i potenziali stabilizzatori, guidati da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, che ritengono che avere Stati “più efficienti” sia il mezzo migliore per consolidare i propri interessi.
Su tutta la regione incombe il jolly Trump. L’amministrazione statunitense non ha ancora adottato una politica coerente verso il Medio Oriente, a causa delle posizioni mutevoli di Trump, degli impulsi “MAGA” contrastanti e della mancanza di priorità che l’amministrazione accorda al Levante. Un accordo di Trump con l’Iran potrebbe aprire la strada a un raffreddamento delle tensioni con Teheran in tutta la regione levantina, riducendo anche la dipendenza iraniana dai gruppi armati non statali. Se i negoziati dovessero arenarsi, il Levante potrebbe trovarsi sotto il fuoco incrociato di Israele, Stati Uniti e Iran.
Gli ultimi mesi hanno aperto una piccola finestra di opportunità in Libano, Siria e Iraq per dare priorità alla governance, allo sviluppo economico e a relazioni estere equilibrate, offrendo la possibilità di liberarsi dal ciclo di conflitti, corruzione e malgoverno, scrivono gli autori.
I punti chiave della pubblicazione sono i seguenti:
- I governi europei devono contribuire a indirizzare il Levante verso un futuro più stabile, aumentando il sostegno a istituzioni statali funzionanti, che siano al servizio della popolazione e agiscano per evitare ingerenze esterne. Sebbene l’Europa non abbia la forza militare di altri attori, in particolare degli Stati Uniti, o il potere finanziario degli Paesi arabi del Golfo, essa apporta un importante peso politico, risorse economiche e un vasto know-how tecnico.
- Gli europei potrebbero raggiungere questo obiettivo con una strategia che prevede due fattori:
1) Fattore top-down, collaborando con i potenziali stabilizzatori e contenendo i destabilizzatori, ossia rafforzando il partenariato europeo con l’Arabia Saudita e il Qatar, coinvolgendo costruttivamente la Turchia e contrastando le ambizioni destabilizzanti di Israele e dell’Iran;
2) Fattore bottom-up, aiutando a creare Stati funzionali e una governance “sufficientemente buona”, vale a dire aumentando il sostegno economico e promuovendo riforme nei settori bancario, della sicurezza e dell’energia.
Julien Barnes-Dacey, co-autore e Direttore del Programma MENA di ECFR afferma:
“È fondamentale che i governi europei sfruttino l’attuale finestra di opportunità per lavorare alla stabilizzazione del Levante. Questa regione, afflitta da conflitti, è stata all’origine di sfide migratorie e terroristiche che hanno profondamente scosso la politica europea, ma ora ha la fragile opportunità di muoversi verso una nuova stabilità. I governi europei devono collaborare con i partner regionali per rafforzare il funzionamento dei governi centrali che, in ultima analisi, rappresentano il percorso migliore per garantire gli interessi fondamentali dell’Europa e scongiurare una ricaduta regionale nel conflitto”.
SUGLI AUTORI:
Julien Barnes-Dacey è Direttore del Programma Medio Oriente e Nord Africa dell’European Council on Foreign Relations. Si occupa di politica europea della regione, con particolare attenzione alla Siria e alla geopolitica regionale. Il suo profilo è disponibile qui.
Ellie Geranmayeh è Senior Policy Fellow e Vicedirettrice del Programma Medio Oriente e Nord Africa dell’European Council on Foreign Relations. Si occupa di politica europea in relazione all’Iran, in particolare dei dossier nucleare e regionale, nonché della politica delle sanzioni. Il suo profilo è disponibile qui.
Hugh Lovatt è Senior Policy Fellow presso il Programma Medio Oriente e Nord Africa dell’ European Council on Foreign Relations. Si occupa di geopolitica regionale e presta consulenza ai policymaker europei sui conflitti in Israele-Palestina e nel Sahara occidentale. Il suo profilo è disponibile qui.
ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.