Per combattere l’ISIS abbiamo bisogno sia dei curdi che dei turchi

L’Europa deve dare priorità al sostegno diplomatico per la pace tra Turchia e curdi come pre-requisito per una strategia vincente contro lo Stato Islamico

ECFR Alumni · Former Visiting Fellow

ECFR pubblica Turkey, the Kurds and the fight against Islamic State’, a cura di Cale Salih, Visiting Fellow di ECFR, mentre è in atto un’escalation degli scontri tra Turchia e PKK e in vista delle prossime elezioni parlamentari turche. Dal 20 Luglio 2015, il PKK ha ucciso almeno 113 membri delle forze di sicurezza turche, mentre la Turchia sostiene di aver ucciso centinaia di militanti del Partito curdo. La coincidenza tra i nuovi raid aerei turchi contro obiettivi curdi e l’incremento delle azioni di Ankara negli sforzi anti-ISIS potrebbero portare alla conclusione che Stati Uniti e alleati europei abbiano declassato il processo di pace turco-curdo nella lista delle priorità ed abbiano scelto di concentrarsi su una maggiore cooperazione con la Turchia sulla questione sicurezza, al fine di raggiungere risultati di breve termine contro l’ISIS.

Cale Salih sostiene come, sebbene la cooperazione con la Turchia sia innegabilmente importante per la coalizione anti ISIS, una politica di baratto dell’azione turca contro l’ISIS a scapito del processo di pace con il PKK rischi di provocare un allargamento del conflitto nel Nord della Siria, con il risultato di indebolire uno dei pochi efficienti alleati non-islamisti nell’area (YPG – Unità di Protezione Popolare), e di ostacolare l’efficacia del coordinamento anti ISIS.

L’autrice lancia un appello per una maggiore attenzione diplomatica dell’Europa a sostegno del rilancio del processo di pace tra Turchia e PKK, maggiore impegno politico del PYD (Partito dell’Unione Democratica) e sostegno condizionale al YPG nelle aree da esso già controllate.

Questo maggior sostegno al PYD e YPG dovrebbe essere legato alle seguenti condizioni:

  • Dissuadere il YPG da avanzate unilaterali in nuovi territori ancora non a maggioranza curda, escludendo gli alleati della Free Syrian Army da ruoli decisionali ed evitando azioni che portino all’evacuazione di abitanti locali di etnia sunnita;
  • Incoraggiare il PYD a creare istituzioni di governance inclusive di curdi non ad esso affiliati, di arabi ed altri gruppi etnici locali nell’area da esso già controllate.

Secondo Cale Salih, “la recente escalation tra Turchia e PKK rischia di ampliare le violenze che già travolgono la regione, complicando seriamente gli sforzi europei nel promuovere la stabilizzazione e la lotta contro l’ISIS. L’Europa si trova di fronte ad un difficile bilanciamento: per combattere l’ISIS in Siria, l’Europa ha bisogno del sostegno turco. Tuttavia il YPG ha dimostrato di saper agire efficacemente sul campo e di poter contribuire ai raid aerei della coalizione nel Nord della Siria. Una strategia efficace nel Nord della Siria ha bisogno di collaborazione e coordinamento da parte di entrambi gli attori. L’Europa deve dunque perseguire una politica più attiva, che riconosca come sia turchi che curdi siano essenziali contro lo Stato Islamico. L’Europa dovrebbe inoltre accettare come il processo di pace Turchia-PKK sia una questione che influenza direttamente gli interessi europei nella regione.”

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