Nuovo report-sondaggio ECFR: How Trump is making China great again – and what it means for Europe

Il mondo post-occidentale sta imparando ad amare la Cina, mentre gli europei iniziano a temere l’America

Trump MCGA
L’immagine è stata realizzata con l’aiuto di Nano Banana, una piattaforma di intelligenza artificiale

A un anno dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il nuovo sondaggio di opinione pubblica globale di ECFR mostra come il suo approccio transazionale “America First” stia giocando a favore della Cina, mentre gli Stati Uniti sono meno temuti dai loro tradizionali avversari. Gli alleati di Washington, in particolare in Europa, si sentono sempre più distanti dall’America. Infatti, la maggior parte degli europei non considera più gli Stati Uniti un alleato affidabile e sostiene sempre più il riarmo. Per la prima volta, i russi vedono ora l’UE più un nemico rispetto agli Stati Uniti, mentre gli ucraini guardano più a Bruxelles che a Washington per ottenere sostegno.

Questi sono i risultati principali dell’ultimo report pubblicato oggi dall’European Council on Foreign Relations (ECFR), in collaborazione con il progetto “Europe in a Changing World” dell’Università di Oxford. L’analisi è basata sui dati di un sondaggio multinazionale – nello specifico il quarto di una serie di sondaggi globali. Sebbene i dati siano stati raccolti precedentemente alla cattura di Maduro in Venezuela per mano di Trump, molte delle tendenze identificate nel report sembrano prefigurarla – e potrebbero essere rafforzate da questa azione.

Lo studio How Trump is making China great again—and what it means for Europe si basa su dati raccolti da 25.949 intervistati in 21 paesi nel novembre 2025, un anno dopo la vittoria elettorale di Donald Trump. Il report, a firma di Timothy Garton AshIvan Krastev e Mark Leonard, è frutto di sondaggi condotti dal Gallup International Foundation Institute negli Stati Uniti, Cina, India, Russia, Turchia, Brasile, Sudafrica e Corea del Sud, mentre da Datapraxis, YouGov e Norstat in 13 paesi europei.                          

I principali risultati emersi dal sondaggio includono:

  • I cittadini delle principali potenze medie prevedono che l’influenza globale della Cina (già considerevole) crescerà nel prossimo decennio. Ciò è particolarmente evidente in Sudafrica (83%), Brasile (72%) e Turchia (63%). Nell’UE, la maggior parte delle persone sostiene che nei prossimi dieci anni Pechino diventerà leader mondiale nella produzione di veicoli elettrici e nello sviluppo di tecnologie per le energie rinnovabili. Questa opinione si è rafforzata rispetto a due anni fa. In Sudafrica (85%), Russia (86%) e Brasile (73%) la maggioranza considera la Cina un partner necessario o un alleato. Inoltre, sempre più persone ritengono che Pechino stia crescendo dal punto di vista geopolitico e sia leader nei settori più innovativi, ma pochi sembrano temere questa traiettoria. Solo in Ucraina (55%) e in Corea del Sud (51%) la maggioranza degli intervistati considera la Cina un rivale o un avversario. In molti altri paesi, come il Sudafrica (71%), il Brasile (52%), la Russia (46%) e la Turchia (46%), la maggioranza si aspetta che le relazioni del proprio paese con Pechino si rafforzino nei prossimi cinque anni.
  • Nonostante ciò, pochi si aspettano che l’America perda la sua influenza globale. Per gran parte degli intervistati, gli Stati Uniti restano oggi influenti su scala mondiale e continueranno ad avere un ruolo importante. Tuttavia, tra gli intervistati in Cina (34%), nell’UE (37%), in Ucraina (32%) e negli stessi Stati Uniti (43%), non c’è una maggioranza che si aspetta che il potere di questi ultimi acquisisca maggiore influenza globale nel prossimo decennio. Allo stesso tempo, in Cina, Russia, Ucraina e negli stessi Stati Uniti, circa un intervistato su quattro prevede un declino dell’influenza americana. Tra i cittadini dell’UE, il cambiamento nella percezione di Washington è particolarmente pronunciato: solo il 16% considera ora gli Stati Uniti un alleato, mentre un sorprendente 20% li vede come un rivale o un nemico. Altrove, la percezione dell’America non sta crollando completamente, ma è piuttosto in costante declino. Con l’aumentare delle opinioni “favorevoli” sulla Cina, lo status dell’America come alleato si è indebolito in quasi tutti i paesi oggetto dell’indagine. L’India è l’unico caso anomalo, anche se particolare: qui una percentuale simile di intervistati considera sia gli Stati Uniti (54%) che la Russia (46%) come alleati.
  • Nella maggior parte dei paesi, le persone hanno ridimensionato le loro aspettative nei confronti di Trump. Rispetto a 12 mesi fa, sono meno numerose le persone che ritengono che la rielezione di Trump sia stata positiva per i cittadini americani, per i propri paesi e per la pace nel mondo. Alla fine del 2024, ben l’84% degli indiani considerava la vittoria di Trump un fatto positivo per il proprio paese; ora lo ritiene il 53%. L’umore prevalente in diversi paesi è passato da un ampio consenso a una forte critica. Allo stesso tempo, in paesi come India (63%), Turchia (50%), Cina (46%) e Ucraina (43%), un numero consistente di persone concorda sul fatto che Trump abbia almeno difeso con successo gli interessi americani sulla scena mondiale.
  • Con il mutare degli equilibri di potere nel mondo, anche la percezione che le persone hanno dell’Europa sta cambiando, a volte in modo negativo. Il cambiamento più radicale si è verificato tra gli intervistati in Russia, che vedono l’Europa come un avversario con cui sono in conflitto (51%, in aumento rispetto al 42% dello scorso anno). Nel frattempo, con l’amministrazione Trump che ha fatto di tutto per ripristinare buoni rapporti con Vladimir Putin, i russi sono diventati meno ostili nei confronti di Washington. Ora sono meno le persone in Russia che considerano gli Stati Uniti un avversario: solo il 37%, in calo rispetto al 48% dello scorso anno e al 64% di due anni fa. Il rovescio della medaglia è che gli ucraini, che un tempo vedevano gli Stati Uniti come il loro principale alleato, ora guardano principalmente all’Europa per ottenere supporto. In Ucraina, quasi due terzi della popolazione (62%) si aspetta che le relazioni del proprio Paese con l’UE si rafforzino, mentre solo circa un terzo (37%) dice lo stesso degli Stati Uniti. Il 39% degli ucraini considera l’UE un alleato mentre, sorprendentemente, solo il 18% pensa lo stesso degli Stati Uniti. La percezione di Washington come tale si è erosa nell’ultimo anno, scendendo al 27% – mentre quella nei confronti dell’UE si è consolidata, rimanendo relativamente stabile (35% lo scorso anno).
  • Anche in Cina la percezione dell’Europa sta cambiando. Alla domanda se le politiche dell’UE nei confronti del loro paese siano simili o diverse da quelle degli Stati Uniti, la maggior parte dei cinesi ritiene che siano diverse (55%). In passato, la maggioranza le considerava simili (60% nel 2023 e 57% nel 2024). In linea con questo dato, mentre il 61% dei cinesi vede gli Stati Uniti come una minaccia, solo il 19% pensa lo stesso dell’UE. Ciò non sembra essere dovuto al fatto che i cittadini cinesi non prendano sul serio Bruxelles. Al contrario, la Cina è uno dei pochi paesi in cui la maggioranza (59%) considera l’UE una grande potenza. Pertanto, non vedere l’Europa come una minaccia potrebbe essere consequenziale al fatto che i cinesi la considerino un partner (46%), mentre vedono gli Stati Uniti principalmente come un rivale (45%). Ciò significa che l’Europa è vista ora come un altro polo in un mondo multipolare non più dominato dall’America.
  • Gli americani non hanno modificato la loro opinione sull’UE. Qualunque cosa possa affermare Trump, le sue politiche nei confronti dell’Europa e della Russia non rappresentano un nuovo consenso interno americano. L’opinione prevalente negli Stati Uniti (40%) è quella di considerare l’UE un alleato. La metà degli americani (49%) condivide l’opinione che “la sicurezza europea è anche sicurezza americana”; solo il 29% non è d’accordo. E più della metà (54%) degli americani considera la guerra della Russia in Ucraina una minaccia alla sicurezza americana.
  • Molti cittadini europei sono consapevoli dell’arrivo di un mondo post-occidentale e lo considerano un rischio piuttosto che un’opportunità. I dati confermano che gli europei sono tra i principali pessimisti nel mondo di oggi. Molti dubitano che il futuro porterà qualcosa di buono ai loro paesi (49%) o al mondo (51%). La maggior parte degli europei (46%) non crede che l’UE sia una potenza in grado di trattare su un piano di parità con gli Stati Uniti o la Cina, e questi dubbi sono leggermente aumentati negli ultimi 12 mesi (dal 42% nel 2024). Le opinioni aggressive e sprezzanti di Trump e Putin sull’Europa potrebbero essere tra i principali fattori che influenzano la percezione tra gli intervistati europei, soprattutto perché sono riprese e amplificate da diversi partiti populisti antiliberali e nazionalisti in tutto il continente. Molti cittadini dell’UE ritengono che il mondo sia pericoloso ed esprimono un alto livello di preoccupazione in merito al rischio di aggressione russa contro il loro paese (40%), una grande guerra europea (55%) e l’uso di armi nucleari (57%). Allo stesso modo, in tutta Europa c’è un forte sostegno all’aumento della spesa per la difesa (52%), alla reintroduzione della coscrizione obbligatoria (45%) e persino allo sviluppo di una deterrenza nucleare europea (47%).

Il nuovo sondaggio di ECFR rivela dunque un mondo in cui le azioni degli Stati Uniti, un tempo il più fedele alleato degli europei, stanno involontariamente contribuendo a “rendere di nuovo grande la Cina”, accelerando l’emergere di un ordine globale realmente multipolare.

Gli autori del report suggeriscono che, ora, la questione cruciale per i leader e gli elettori è interrogarsi su come dovrebbe essere l’Europa nel 2030 se vuole difendersi in tutte e tre le dimensioni del potere: militare, economico e culturale. Pur considerata la necessità tattica di adulare il narcisismo di Trump, gli autori concludono sostenendo che una maggiore onestà e presa di consapevolezza interna sulla posizione dell’Europa in questo mondo post-occidentale e “China first” sono essenziali per formulare una strategia europea coerente.

Commentando i risultati, Ivan Krastev, coautore e presidente del Centre for Liberal Strategies, ha dichiarato:

“La divisione dell’Occidente si avverte in modo più acuto in Europa e in ciò che gli altri pensano dell’Europa. Per i decisori politici europei, la sfida ora è come vivere in un mondo veramente multipolare, che molti europei hanno a lungo immaginato, ma che ora cominciano a temere”.

Mark Leonard, co-fondatore e direttore di ECFR, ha aggiunto:

“Questo sondaggio mostra come il mondo pensi che l’Occidente sia morto. Gli europei non vedono più l’America come un alleato. Gli ucraini ora guardano a Bruxelles piuttosto che a Washington per ottenere sostegno e i russi vedono l’Europa, e non l’America, come il loro più grande nemico. La campagna di Trump per mettere l’America al primo posto l’ha resa meno popolare tra gli alleati e ha contribuito a mettere la Cina in pole position”.

Il coautore e storico Timothy Garton Ash ha dichiarato:

“Gli europei stanno finalmente aprendo gli occhi sulla dura realtà di un mondo post-occidentale. Rendendosi conto di non poter più contare sugli Stati Uniti per la loro sicurezza, sulla Cina per la loro prosperità o sulla Russia per le loro riserve di energia, si chiedono – e dubitano – se possano contare su se stessi”. 

Questo nuovo sondaggio e l’analisi che lo accompagna fanno parte di un progetto più ampio, volto a comprendere le opinioni dei cittadini sulle principali questioni globali. Le precedenti pubblicazioni basate su sondaggi sono disponibili al link seguente: https://www.ecfr.eu/europeanpower/unlock.

SONDAGGIO E METODOLOGIA

Il presente report si basa su un sondaggio di opinione pubblica condotto a novembre 2025 su una popolazione adulta (di età superiore ai 18 anni) in 15 paesi europei (Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito) e sei paesi non europei (Brasile, Cina, India, Sudafrica, Corea del Sud e Stati Uniti). Il numero totale di intervistati è pari a 25.949.

In Russia, Turchia e in tutti i paesi extraeuropei, i sondaggi sono stati condotti dalla Gallup International Foundation Institute, attraverso una rete di partner locali indipendenti e operatori di panel transnazionali in: Brasile (1.000 intervistati; 3-7 novembre; tramite Market Analysis Brazil); Cina (1.005 intervistati; 7-14 novembre; tramite Distance/Dynata); Russia (1.000 intervistati; 5-17 novembre; tramite Be Media Consultant); Sudafrica (1.007 intervistati; 3-12 novembre; tramite Distance/Dynata); Corea del Sud (1.000 intervistati; 7-14 novembre; tramite Gallup Korea); Turchia (1.005 intervistati; 7-12 novembre; tramite Distance/Dynata); e Stati Uniti (1.016 intervistati; 3-4 novembre; tramite Distance/Survey Monkey). In questi paesi, il sondaggio è stato condotto online. Invece, in India è stato condotto in presenza (1.022 intervistati; 10-19 novembre; tramite Convergent). In questo ultimo caso si è preferita la metodologia in presenza considerata la qualità insufficiente di Internet in alcune città indiane più piccole.

In Brasile, Sudafrica, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti il campione è rappresentativo a livello nazionale della popolazione adulta, in base ai dati demografici di base. In Cina, il sondaggio ha coinvolto solo partecipanti provenienti dai quattro agglomerati urbani più grandi del Paese: Pechino, Guangzhou, Shanghai e Shenzhen. In India non sono state prese in considerazione le aree rurali e le città di terzo livello. In Russia sono state sondate solo le città con almeno 100.000 abitanti. Pertanto, i dati provenienti da Cina, India e Russia devono essere considerati rappresentativi esclusivamente della popolazione coperta dai sondaggi. Inoltre, dato il carattere politicamente sensibile di diverse domande, i risultati provenienti da Cina e Russia devono essere interpretati con cautela, tenendo presente la possibilità che alcuni intervistati possano essersi sentiti limitati nell’esprimere liberamente le proprie opinioni.

Negli altri paesi europei, i sondaggi sono stati condotti online da Datapraxis e YouGov in Bulgaria (1.020 intervistati; 5-21 novembre); Danimarca (1.029 intervistati; 5-13 novembre); Francia (1.518 intervistati; 5-18 novembre); Germania (2.028 intervistati; 5-14 novembre); Ungheria (1.020 intervistati; 5-14 novembre); Italia (1.501 intervistati; 5-19 novembre); Polonia (1.525 intervistati; 5-14 novembre); Portogallo (1.030 intervistati; 5-17 novembre); Spagna (1.566 intervistati; 5-13 novembre); Svizzera (1.104 intervistati; 5-14 novembre) e Regno Unito (2.034 intervistati; 5-15 novembre). I sondaggi sono stati condotti da Datapraxis e Norstat in Estonia (1.018 intervistati; 7-19 novembre). In Ucraina, i dati sono stati raccolti da Datapraxis e Rating Group (1.501 intervistati; 8-11 novembre) tramite interviste telefoniche, con intervistati selezionati utilizzando numeri di telefono generati in modo casuale. I dati sono stati poi ponderati in base ai dati demografici di base. È difficile tenere pienamente conto dei cambiamenti demografici dovuti alla guerra, dunque sono stati apportati aggiustamenti per tenere in considerazione il territorio sotto l’occupazione russa. Questo, combinato con l’approccio di campionamento basato sulla probabilità, rafforza il livello di rappresentatività dell’indagine e riflette in generale l’atteggiamento dell’opinione pubblica ucraina in condizioni di guerra.

Nel presente comunicato stampa, i risultati relativi all'”UE” corrispondono alla media semplice dei 10 Stati membri dell’UE inclusi nel campione (ossia Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna).

GRAFICI PER I MEDIA

ECFR ha prodotto grafici relativi al sondaggio, che possono essere utilizzati gratuitamente dai media. Sono accessibili qui.

PARTNER

Questo sondaggio e questa analisi sono il risultato di una collaborazione tra ECFR e il progetto “Europe in a Changing World” del Programma Dahrendorf dello St Antony’s College dell’Università di Oxford. ECFR ha collaborato a questo progetto con la Fondazione Calouste Gulbenkian, il Dipartimento federale degli affari esteri svizzero, l’International Center for Defence and Security e il Think Tank Europa.

ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.