Nuovo Policy Brief: The new right – Anatomy of a global political revolution

I pensatori e le idee della destra nazionalista emergente meritano l’attenzione della classe politica tradizionale. Solo comprendendoli sarà possibile costruire un controprogetto resiliente

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Illustrazione di Chris Eichberger

L’Europa della seconda metà degli anni Venti del 2000 si trova di fronte a una rivoluzione politica importante tanto quanto la svolta verso Roosevelt/Keynes negli anni Venti e Trenta del ‘900 o verso Reagan/Thatcher negli anni Ottanta. La politica in molti paesi europei è caratterizzata da tre cambiamenti correlati: frammentazione partitica, volatilità elettorale e ascesa di una “nuova destra” populista. Questi tre sviluppi e le loro implicazioni per l’Europa e per le politiche estere nel continente sono al centro del New Politics Project, una nuova serie di attività di ricerca di ECFR.
 
Nel nuovo report “The new right: Anatomy of a global political revolution”, primo delle pubblicazioni del New Politics Project, Mark Leonard, co-fondatore e Direttore di ECFR, esplora gli elementi caratteristici della nuova destra che oggi costituisce la famiglia politica più popolare in Europa. Basandosi su interviste ad intellettuali, leader politici e strateghi in una decina di paesi, il report analizza l’agenda politica della nuova destra e la sua strategia di comunicazione e mobilitazione. L’autore sostiene che, nonostante ci siano delle differenze tra i partiti della nuova destra, essi siano uniti da quattro pilastri principali e condividano un nemico comune: il liberalismo. 

Questo report fa riferimento a interviste di background, ricerca sul campo e analisi della letteratura della nuova destra per delineare i contorni di quattro pilastri principali: 

  • Le sconfitte del liberalismo: la nuova destra ha sfruttato particolarmente il contesto di “policrisi”, distinguendosi dalle forze mainstream. La sua critica centrale allo status quo è che la profonda interdipendenza del mondo creato dal liberalismo ha lasciato il popolo privo di potere di fronte alle nuove crisi della globalizzazione. 
  • La nuova guerra di classe: le tattiche della nuova destra implementate in periodi di crisi non funzionerebbero se questa non avesse anche una base sociale affidabile: una solida “testa di ponte elettorale” da cui espandersi. 
  • L’agenda politica: quel processo – conquistare gli elettori della classe lavoratrice che sentono di perdere il proprio status nella società opponendosi alla globalizzazione – si esprime direttamente nell’agenda di questa nuova destra, fondamentalmente incentrata sulla preservazione dell’identità nazionale su temi come:
    • Confini e migrazioni: l’immigrazione è forse il tema più importante per la nuova destra, in parte perché combina motivazioni economiche e culturali.
    • Commercio ed economia: la nuova destra considera il nazionalismo economico – e l’obiettivo finale della reindustrializzazione – non solo una priorità politica, ma fondamentalmente una priorità culturale e persino morale.
    • Politica estera: una critica comune tra i partiti della nuova destra è che la cooperazione europea nella sua forma attuale non sta mantenendo la sua promessa: politiche che dovrebbero rendere più facile l’integrazione in Europa e proteggere gli europei dalle minacce esterne (migrazione, competizione industriale, interruzioni delle catene di approvvigionamento) stanno avendo i risultati opposti. 
    • Lo Stato: in generale, i rappresentanti della nuova destra propongono di tagliare, riformare radicalmente e ricostruire lo Stato per allinearlo a quella che considerano la protezione della cultura nazionale. 
  • Strategia di comunicazione e mobilitazione: la maggiore opportunità per la nuova destra è stata la frammentazione della sfera pubblica e, correlativamente, l’indebolimento dei media mainstream come “custodi della notizia”. L’ascesa di nuove piattaforme digitali, in particolare dei social media, ha offerto ai suoi politici e commentatori nuovi modi per plasmare le narrazioni popolari. 

I politici mainstream, sostiene Leonard nella sua analisi, dovrebbero seguire tre principi fondamentali: 

  • Delineare un terreno politico su cui abbiano una reale legittimità e possano comunicare con franchezza, e contrattaccare da lì la nuova destra. 
  • Trovare un modo di governare che non lasci indietro gli elettori della classe lavoratrice. 
  • Formulare una nuova identità collettiva che non sia né etno-nazionalista né divisivamente “woke”: un’identità maggioritaria anziché un arcipelago di minoranze. 

Leonard conclude dicendo che il punto di partenza deve essere un autentico spirito d’indagine verso le nuove forze politiche del nostro tempo, prima fra tutte la nuova destra. Avvicinarsi a esse con curiosità per le loro idee e rispetto per i loro elettori, invece che con disprezzo e incredulità, è il primo passo per contenerle e, in ultima analisi, sconfiggerle.

“The new right: Anatomy of a global political revolution” è la prima di una serie di pubblicazioni del New Politics Project, spalmate nei prossimi due anni. Guidato da Piotr Buras, Direttore dell’ufficio di Varsavia di ECFR, e Jeremy Cliffe, Direttore editoriale di ECFR, e con il coinvolgimento ravvicinato di Mark Leonard, il progetto esplorerà come le nuove dinamiche politiche stiano rimodellando la politica in diversi settori. Analizzerà le proposte di politica europea ed estera delle nuove forze di destra, mapperà l’influenza di sistemi politici più frammentati e volatili sul processo decisionale e, nel tempo, svilupperà un’agenda per un’Europa più forte che superi e sappia valorizzare questi cambiamenti. 

Il New Politics Project si baserà sul precedente lavoro di ECFR in quest’area, tra cui il policy brief dello scorso anno “Rise to the challengers” sulla destra radicale europea, la serie di podcast “new politics” di Mark Leonard e le numerose attività di raccolta e analisi dei dati dell’organizzazione. Il progetto attingerà alla rete di uffici e ricercatori di ECFR in Europa e negli Stati Uniti. Buras, Cliffe e Leonard, così come altri membri dello staff della rete, sono disponibili a commentare le nuove dinamiche politiche e il loro impatto nei prossimi mesi.

Il co-fondatore e Direttore di ECFR, Mark Leonard, ha aggiunto: 

“Spesso la nuova destra viene liquidata in quanto “vecchio stile”; un movimento che guarda al passato e cerca di creare uno “ieri” migliore. In realtà è una forza iper-moderna, che si adatta bene alle condizioni politiche, sociali e intellettuali degli anni 2020. I suoi portabandiera e teorici propongono un’analisi convincente del momento storico in cui viviamo, nonché un percorso per creare una base elettorale sostenibile, un’agenda politica assertiva e metodi di organizzazione e comunicazione che le consentono di prosperare nell’era digitale. Questi sono i quattro elementi costitutivi di questa nuova destra, integrati in un insieme coerente ed efficace”.

AUTORE

Mark Leonard è Direttore e co-fondatore di ECFR, il primo think tank paneuropeo. I suoi argomenti di interesse sono geopolitica e geoeconomia, Cina, politica e istituzioni dell’UE. Il suo ultimo libro, The Age of Unpeace, ha riscosso un grande successo dalla critica ed è stato inserito nell’elenco di “must read” sul Financial Times. 

ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.