Nuova analisi ECFR – Magyar’s mandate: Six insights from a post-election Hungary
Il nuovo sondaggio ECFR rivela che il mandato di Peter Magyar è ben più complesso di quanto sperassero i leader dell’UE: gli elettori chiedono innanzitutto una ripresa interna, sono divisi sulla questione ucraina e restano riluttanti a rinunciare all’energia russa
l nuovo governo Tisza di Péter Magyar ha ricevuto un mandato storico per riformare lo Stato ungherese. Secondo la nuova analisi pubblicata oggi da ECFR, la nuova amministrazione faticherà, tuttavia, a mantenersi coesa sull’allineamento politico con l’UE in merito alla questione Ucraina, nonchè riguardo un allontanamento strutturale del Paese dall’approvvigionamento energetico russo.
Basato sui dati dei sondaggi di Stratega Research e Mandate Research raccolti tra il 17 e il 27 aprile 2026, il nuovo studio ECFR, Magyar’s mandate: Six insights from a post-election Hungary, rivela una tensione nell’elettorato ungherese tra il desiderio di riconciliazione con l’Europa e la resistenza a specifici cambiamenti di rotta in politica estera. Se il 79% degli intervistati si aspetta che il nuovo governo Tisza migliori le relazioni con l’UE – e il 73% è fiducioso che Peter Magyar sblocchi i fondi congelati per la ripresa – non tutti sono favorevoli alle misure che i partner europei potrebbero proporre e considerare come elementi inevitabili di un compromesso. Lo dimostra il fatto che la maggioranza degli ungheresi (52%) rimane riluttante rispetto agli sforzi dell’Unione di bloccare le forniture energetiche dalla Russia (mentre solo il 30% sostiene che l’Ungheria debba smettere di acquistare energia russa). Questa reticenza è altrettanto evidente riguardo all’Ucraina, dove il 54% della popolazione (e il 43% degli elettori di Tisza) si oppone allo sblocco dei negoziati di adesione all’UE. C’è anche una maggioranza nazionale pari al 53% (contro solo il 33% a favore) che si oppone all’idea che, “in linea di principio”, l’Ucraina debba diventare membro dell’UE.
Secondo gli autori, questi “paletti” – e in particolare il percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’UE – rappresentano un dilemma strategico incombente per il nuovo governo ungherese. Avendo promesso un referendum nazionale sulla questione, Magyar si è, a loro avviso, di fatto “legato le mani su una delle decisioni più importanti per l’Europa”. Gli autori sostengono che consentire la prevalenza del “no” comporterebbe il rischio di un nuovo scontro con i leader europei, vanificando potenzialmente gli sforzi per riportare l’Ungheria nel mainstream europeo; al contrario, propendere per un risultato positivo comprometterebbe probabilmente il mandato democratico che ha portato Tisza al potere.
I risultati principali del sondaggio post-elettorale di ECFR tra gli elettori ungheresi includono:
· Il mandato di Péter Magyar potrebbe essere più fragile di quanto suggerisca la sua schiacciante vittoria. Il trionfo di Tisza il 12 aprile è stato guidato da un’astratta “richiesta di cambiamento” piuttosto che da un programma politico specifico, creando una significativa incertezza per la nuova amministrazione. Quando è stato chiesto ai sostenitori di esprimere le motivazioni del voto con parole proprie, il 67% ha citato il desiderio di una riforma sistemica (37%) o un sentimento anti-Fidesz (30%); si evidenzia però che solo il 15% era motivato dalla visione del partito (8%) o dalla leadership di Magyar (7%). Inoltre, la metà degli elettori di Tisza (50%) considera l’insoddisfazione per il governo precedente come la ragione principale della vittoria del partito, mentre solo il 21% indica caratteristiche positive del partito o del suo programma. Magyar è riuscito a unire un’ampia coalizione per porre fine all’era di Orbán, ma il suo mandato risulta essere mal definito e rimane soggetto a grandi condizionamenti. Di conseguenza, deve passare da una missione di sostituzione al difficile compito di definire un’agenda politica concreta.
· Gli ungheresi vogliono che il partito di Magyar attui riforme interne, non cambiamenti radicali in politica estera. I risultati del sondaggio post-elettorale mostrano che sia i sostenitori di Tisza che l’opinione pubblica ungherese in generale sono concentrati su quattro pilastri fondamentali per il programma di governo: interventi sul costo della vita (il 37% degli ungheresi lo ha identificato come una delle due questioni più importanti che il loro Paese deve affrontare), la qualità dei servizi pubblici (33%), la corruzione e la governance (26%), la crescita economica e l’occupazione (24%). Al contrario, le relazioni con l’UE sono solo al quinto posto tra le questioni più importanti per gli elettori di Tisza, citate solo dal 21% di loro e dal 15% della popolazione in generale.
· C’è, tuttavia, il desiderio di migliorare le relazioni con l’UE e garantire lo sblocco dei fondi congelati durante il mandato di Orbán. Il 79% degli intervistati prevede un miglioramento delle relazioni con l’UE sotto Tisza, mentre il 73% si aspetta lo sblocco dei fondi per la ripresa e il 56% riconosce comunque le difficoltà insite in quest’ultimo processo. Anche il sostegno all’UE rimane elevato, con il 73% degli ungheresi che appoggia l’adesione del proprio paese all’UE o addirittura l’adesione all’Eurozona (62%). È interessante notare che, nonostante la strategia del precedente governo di approfondire le relazioni con altre potenze globali, tra cui Russia e Cina, l’opinione dominante tra gli ungheresi è quella di favorire un maggiore allineamento con i vicini europei (condivisa dal 43% a livello nazionale); nel frattempo, l’idea di Orbán di un equilibrio delle relazioni tra Occidente, Russia e Cina per l’Ungheria si colloca al secondo posto con un distacco notevole (al 22% a livello nazionale).
· L’Ucraina continua a rappresentare una linea di demarcazione tra Budapest e Bruxelles. Mentre la maggioranza degli intervistati si aspetta che l’Ungheria migliori le proprie relazioni con Kiev (64%) e approvi il sostegno finanziario dell’UE all’Ucraina (69%) – probabilmente visto da molti come un prerequisito per sbloccare i fondi UE congelati all’Ungheria – l’approvazione di altre forme di sostegno a Kiev resta limitata. Vi è ancora una forte opposizione nazionale nei confronti dello sblocco della candidatura dell’Ucraina all’adesione all’UE (il 54% è contrario, solo il 27% è a favore), mentre il sostegno all’assistenza finanziaria o militare allo sforzo bellico ucraino è molto basso (il 24% a livello nazionale è favorevole alla possibilità che il governo fornisca sostegno finanziario all’Ucraina, contro il 63%; e solo il 12% è favorevole a un sostegno militare all’Ucraina, mentre il 77% vi si oppone). Magyar si potrebbe così trovare di fronte a due sfide politiche nel suo tentativo di riallineare l’Ungheria alla politica dell’UE. La prima è conciliare il tiepido sostegno pubblico a Kiev con le condizioni dell’UE per lo sblocco dei fondi di coesione congelati. La seconda è mantenere la sua promessa elettorale di indire un referendum vincolante sulla candidatura dell’Ucraina all’adesione all’UE, che rischia di cristallizzare un “no” ungherese – in contrasto con una visione più positiva tra il suo stesso elettorato (dove il 50% sostiene l’idea che,“in linea di principio”, l’Ucraina dovrebbe eventualmente diventare membro dell’UE, contro il 37% degli elettori di Tisza che vi si oppone).
· Gli ungheresi sono inoltre contrari all’idea di diversificare le fonti energetiche rispetto a quelle russe. Oltre la metà degli intervistati (52%) si oppone all’idea di interrompere le importazioni di energia russa nel Paese, mentre il 30% la sostiene. Le opinioni degli elettori di Tisza su questo tema sono quelle che sono cambiate di più rispetto ad altre questioni tra il periodo pre-elettorale e quello post-elettorale, forse in conseguenza degli sviluppi in Medio Oriente. Prima delle elezioni, due terzi (66%) dei sostenitori di Tisza erano favorevoli a interrompere l’acquisto di combustibili russi, e solo il 24% era contrario. Ora, il 48% degli elettori di Tisza è favorevole a rinunciare all’energia russa, mentre il 38% si oppone. Questo dà a Magyar un maggiore margine di manovra a livello interno, ma rischia di creare tensioni future con Bruxelles.
· Sebbene Magyar sia ampiamente considerato una figura di “destra”, gran parte della sua base è favorevole a un programma di governo “in qualche modo” progressista. I dati ECFR mostrano che gli elettori di Tisza sono aperti al cambiamento. Ad esempio, più di due terzi (77%) desiderano che il governo adotti misure più incisive in materia di cambiamenti climatici – un’opinione condivisa anche dalla maggior parte degli ungheresi in generale (62% a favore contro il 26% contrario). Questo potrebbe incoraggiare la nuova amministrazione a considerare le rinnovabili e l’energia pulita come una strategia per limitare la dipendenza del Paese dai combustibili fossili provenienti dall’Est. C’è anche un forte sostegno tra la base di Tisza – e tra l’opinione pubblica nazionale in generale – per la tutela dei diritti delle persone LGBTQ+. Tra gli elettori di Tisza, il 71% è a favore mentre il 19% è contrario, mentre tra la popolazione in generale il 49% è a favore e il 32% è contrario. Ciò potrebbe limitare il costo politico per Magyar nell’attuazione delle riforme sociali richieste anche da Bruxelles.
Commentando i risultati del sondaggio, Pawel Zerka, Senior Policy Fellow e responsabile dei sondaggi di ECFR, ha dichiarato:
“La schiacciante vittoria di Peter Magyar è stata un voto a favore di un cambiamento interno, non di una svolta geopolitica. Sebbene gli ungheresi siano pronti a voltare pagina dopo anni di corruzione e isolamento, hanno tracciato chiari paletti invalicabili riguardo all’indipendenza energetica e alla sicurezza nazionale del loro Paese, che dovranno essere rispettate dai leader di Bruxelles. Per Magyar e la sua nuova amministrazione Tisza, la sfida determinante dei prossimi mesi sarà dimostrare di poter raggiungere un riavvicinamento duraturo con l’UE senza perdere il mandato interno che li ha portati al potere”.
Piotr Buras, Senior Policy Fellow e Direttore dell’ufficio di Varsavia di ECFR, ha aggiunto:
“L’UE è impegnata in una scommessa ad alto rischio con la nuova leadership ungherese. Se esagera, costringendo Peter Magyar a drastici cambiamenti di rotta in politica estera, rischia di minare la legittimità di un leader il cui mandato principale è quello di risanare l’Ungheria dall’interno. Chiedendo troppo e troppo presto, l’UE potrebbe inavvertitamente minare il lavoro di un riformatore che vuole riportare Budapest nel mainstream europeo. D’altra parte, revocare il veto dell’Ungheria sul prestito da 90 miliardi di euro e l’apertura del primo capitolo nei negoziati di adesione con l’Ucraina è il minimo che l’UE dovrebbe aspettarsi da Magyar”.
SONDAGGIO E METODOLOGIA
ECFR ha commissionato un sondaggio d’opinione in Ungheria, dopo le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026. Il sondaggio è stato condotto online da Stratega Research e Mandate Research tra il 17 e il 27 aprile 2026, su un campione rappresentativo a livello nazionale di 1.001 cittadini adulti.
GRAFICI DEL SONDAGGIO PER I MEDIA
ECFR ha realizzato grafici relativi al sondaggio, che i media possono utilizzare gratuitamente. Sono disponibili qui.
SUGLI AUTORI
Pawel Zerka è Senior Policy Fellow e responsabile dei sondaggi presso l’European Council on Foreign Relations.
Piotr Buras è Senior Policy Fellow e Direttore dell’ufficio di Varsavia presso l’European Council on Foreign Relations.
ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.