L’Europa deve smettere di delegare la propria politica di sicurezza

L'abitudine dell'UE di "esternalizzare" gli interventi militari è problematica per una serie di motivi

Senior Policy Fellow
Senior Policy Fellow

L’Europa dovrà aspettarsi (e gestire) una sempre crescente pressione dei rifugiati provenienti dai confini meridionali, a meno che non decida di sostenere costi e rischi di operazioni militari finalizzate al controllo dei conflitti nel proprio vicinato meridionale.

Dinanzi al crescente numero di rifugiati in fuga dai conflitti in Medio Oriente e Nord Africa, anziché intervenire, l'UE continua a delegare ad altri.

Di fatto, l’UE, confina il proprio ruolo a sostegno logistico, finanziario e formativo alle missioni internazionali, ed “esternalizza” la vera e propria gestione delle crisi a organizzazioni quali ONU, ECOWAS o Unione Africana.

Secondo Richard Gowan e Nick Witney, Senior Policy Fellow di ECFR e autori di “Why Europe must stop outsourcing its security”, esternalizzare la sicurezza indebolisce l’influenza dell’Europa sulla scena globale e non produce i risultati sperati. L’azione di peacekeeping dell’ONU, recentemente messa a dura prova, è in crisi e la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’UE “è diventata una copertura dietro cui interventi rapidi e decisi vengono sostituiti da finanziamenti e consulenze”. La risposta dell’UE alla crisi dell’Ebola in Africa Occidentale e le crisi in Mali e nella Repubblica Centrafricana sono esempi dell’inefficacia di tale politica.

L’Alto Rappresentante Federica Mogherini dovrebbe promuovere una revisione della PESC, concentrandosi sui confini meridionali dell’UE come anche rilanciare la partnership con l’ONU, tenendo in considerazione il fatto che un approccio europeo collettivo comporterebbe sia vantaggi che sfide per i singoli stati membri.

·         L’UE è un “buon marchio”, in grado di respingere quelle accuse di neo-colonialismo che potrebbero essere rivolte ai singoli stati membri quando intervengono in Africa;

·         L’UE ha migliore accesso rispetto ai singoli stati membri a risorse complementari come l’aiuto umanitario;

·         L’UE può mettere velocemente a disposizione sostegno finanziario per operazioni ad azione immediata;

·         L’UE può essere un potente “generatore di forza”, in grado di coordinare risorse specializzate e far sì che gli stati membri si sentano coinvolti;

·         L’UE può pianificare meglio le operazioni quando collabora con l’ONU.

Secondo Richard Gowan e Nick Witney “Il caos generato dagli interventi in Libia e Iraq (e che probabilmente si verificherà anche in Afghanistan) ha irrigidito la posizione di alcuni stati membri nei confronti dell’intervento militare. Tuttavia, i fallimenti del passato non devono oscurare i successi ottenuti come la Sierra Leone e Macedonia” (…) “La chiave del successo delle future missioni internazionali sarà evitare di spingersi troppo oltre e di fare troppe promesse”.

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