L’ascesa dei gruppi armati nell’area MENA e il coinvolgimento europeo

I governi europei e l’UE dovrebbero intavolare un dialogo con quei gruppi armati non statali che, con grande probabilità, eserciteranno un effettivo potere sul campo nella regione MENA nel corso dei prossimi anni

Syrian fighters attend a mock battle in anticipation of an attack by the regime on Idlib province and the surrounding countryside, during a graduation of new Hayat Tahrir al-Sham (HTS) members at a camp in the countryside of the northern Idlib province on August 14, 2018.Getty Images ©

Un nuovo progetto ECFR di mappatura interattiva propone una nuova visione della governance in Medio Oriente e Nord Africa: i governi europei e l’UE dovrebbero intavolare un dialogo con quei gruppi armati non statali che, con grande probabilità, eserciteranno un effettivo potere sul campo nella regione nel corso dei prossimi anni.

-L’area MENA è sempre più nelle mani di potenti gruppi armati non affiliati alle autorità statali, che fanno ricorso tanto alle risorse politiche quanto alla violenza per sfidare il tradizionale potere dei governi centrali;

-la loro ascesa è sintomo di un più ampio malfunzionamento a livello regionale, causato da profondi fallimenti a livello di governance.

-l’Europa ha un profondo interesse nel ridurre la tensione dei conflitti regionali e nel rafforzare le strutture di governance a livello locale e nazionale nell’area MENA;

-il grande potere detenuto dagli attori non statali da un lato, e il fallimento delle sanzioni europee e della politica di zero contatto con questi gruppi dall’altro, sono importanti segnali per i governi europei, che dovrebbero adottare una strategia pragmatica per entrare in contatto con questi attori.

-l’Europa deve promuovere processi politici inclusivi che coinvolgano tanto gli stati centrali, sempre più indeboliti, quanto gli attori non-statali in forte ascesa: l’UE e i suoi stati membri dovrebbero dialogare con tutti gli stakeholders, siano essi stati tradizionali o gruppi armati non statali.

In una serie che comprende 8 saggi di approfondimento ECFR analizza come la politica europea possa adattarsi alle sfide poste in essere dal fallimento delle tradizionali strutture statali centralizzate e dalla collaterale forza crescente di quei gruppi armati che sempre più rappresentano delle fonti di governance alternativa nella frammentata area MENA.

Gli autori Julien Barnes-Dacey, Ellie Geranmayeh e Hugh Lovatt sottolineano il bisogno di un’urgente revisione della politica europea, finalizzata a salvaguardare gli interessi dell’Unione:

Sebbene i gruppi armati non statali facciano spesso ricorso alla violenza per promuovere i propri interessi, non si stratta meramente di uomini armati: sono diventati attori politici influenti, dotati di una legittimità interna e di un concreto sostegno popolare. Che piaccia o meno, gli europei devono formulare un approccio inclusivo e coinvolgere questi attori in modo pragmatico, non da ultimo proponendo la loro partecipazione a negoziati volti a delineare accordi di condivisione del potere. Allo stesso tempo, l’UE dovrebbe smettere di considerare le sanzioni e la politica di zero contatto come l’approccio politico di default per trattare con questi attori”.

Il progetto si focalizza su sette gruppi diffusi in sei paesi: Hamas in Palestina, gli Houthi in Yemen, Hezbollah in Libano, le Forze Democratiche Siriane e Hayat Tahrir al-Sham in Siria, Kataib Hezbollah e gruppi affiliati in Iraq, e le Forze Armate Arabe Libiche.

Il paper delinea quattro principi di base per la politica europea verso i gruppi armati non statali:

1. Dare la priorità assoluta alle riforme e alla good governance.

2. Promuovere un dialogo inclusivo sul lungo periodo, considerando che la mancanza di una politica europea di contatto con molti tra i gruppi armati più influenti si è dimostrata contro produttiva.

3. Porre estrema cautela nel ricorso alle categorizzazioni, alle sanzioni e alla politica dello zero contatto, in quanto approccio dimostratosi ampiamente fallimentare

4. Respingere gli spoiler regionali che sostengono questi gruppi.

L’Europa ha bisogno di un approccio più efficace nella regione, che sia in linea con le effettive realtà di governance sul campo. A tal fine, (tutti) gli attori politicamente influenti devono essere coinvolti in seno a processi politici inclusivi.