Come la campagna di massima pressione di Trump sta influenzando la politica interna dell’Iran

Gli europei vogliono persuadere l'Iran a scendere a compromessi – ignorando le dinamiche della sua politica interna. Così facendo non andranno molto lontano.

Deputy Director, Middle East and North Africa programme
Senior Policy Fellow
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Ciò che avviene in Iran cattura regolarmente l'attenzione globale – ma nell’Occidente c’è ancora una comprensione molto limitata della politica interna del Paese, soprattutto quando si tratta di come influenzare i decision-makers iraniani tenendo in conto il complesso ecosistema politico in cui essi operano. Nonostante i governi europei abbiano recentemente inasprito la loro posizione – come dimostrato da Francia, Regno Unito e Germania venerdì scorso – il loro desiderio di negoziare con l'Iran rimane.

Dopo la diplomazia a lungo termine che ha portato all'accordo nucleare nel 2015, la campagna di “massima pressione” dell'amministrazione Trump ha allontanato i rappresentanti tradizionali della politica iraniana dall’idea di un dialogo con l’Occidente.

Nel suo ultimo rapporto, Ellie Geranmayeh illustra quali sono i meccanismi di potere all'interno dell'Iran e descrive come le diverse fazioni politiche affrontano le difficoltà del Paese e come tentano di influenzare il leader supremo di conseguenza. L’analisi esamina in che misura le dinamiche di potere interne all’Iran influenzano le probabilità di successo per un’azione diplomatica da parte dell’Europa.

I risultati principali dello studio sono:

  • La campagna di massima pressione degli Stati Uniti ha fondamentalmente spostato la narrativa dei leader iraniani da una posizione favorevole al dialogo ad una di “massima resistenza” conflittuale.
     
  • Tre principali blocchi di potere competono per influenzare il leader supremo dell'Iran, tra cui i “modernizzatori“, ovvero coloro che hanno contribuito maggiormente a legittimare l'accordo nucleare tra le élites interne. La campagna di massima pressione li ha messi però in secondo piano, compreso il governo di Hassan Rouhani.
     
  • La ripresa economica rimane il problema più urgente in Iran. Senza un patto economico con l’Occidente, gli altri due blocchi di potere – i conservatori “principalisti” e i “sicurocrati” legati all'IRGC – continueranno la loro ascesa e a premere per una risposta di “massima resistenza”.
     
  • Il feroce dibattito sull'economia è strettamente legato al modo in cui i diversi attori politici iraniani vedono le sanzioni statunitensi e la diplomazia occidentale più in generale dopo il fallito esperimento dell'accordo nucleare.  
     
  • Nonostante i modernizzatori iraniani stiano avendo delle debolezze interne, questi non sono completamente in ritirata. Il leader supremo ha permesso ai modernizzatori di testare le delicate opzioni diplomatiche, e il sistema decisionale iraniano si è dimostrato capace di impegnarsi in una diplomazia pragmatica con l'Occidente.

Il rapporto si focalizza anche su ciò che gli europei possono fare:

  • Gli europei vogliono persuadere l'Iran a scendere a compromessi – ignorando però le dinamiche della politica interna iraniana. Così facendo non andranno molto lontano.
     
  • In vista delle elezioni presidenziali statunitensi, gli europei dovrebbero salvaguardare l'accordo nucleare da ulteriori tentativi di sabotaggio da parte dell'amministrazione statunitense, e al contempo fare pressione sull'Iran per fermare le sue attività nucleari più allarmanti. Subito dopo le elezioni, gli europei dovrebbero intraprendere una diplomazia navetta per rinstaurare i rapporti tra Teheran e Washington.
     
  • Questo riavvicinamento dovrebbe iniziare affrontando le preoccupazioni più urgenti sul programma nucleare iraniano e mettendo in atto un accordo provvisorio che congeli le recenti attività nucleari iraniane per poi annullarle definitivamente. Raggiungere questo obiettivo è molto più probabile sotto la presidenza di Biden, ma è fattibile fare dei piccoli progressi anche nel caso di un secondo mandato di Trump.
     
  • Nei futuri negoziati con l'Iran, gli europei dovranno essere consapevoli che la priorità per i leader iraniani è l'economia. Chiunque vincerà le elezioni presidenziali iraniane del 2021 erediterà probabilmente un fardello più grande di quello che Rouhani ha fatto nel 2013. La via più efficace che l’Europa ha di influenzare i decision-makers in Iran sarà quella di fornire loro una via d'uscita dall’attuale calvario economico.
     
  • Il sollievo economico offerto dovrà essere abbastanza attraente e garantito in una maniera che assicuri l’impegno dell'Iran a rispettare il JCPOA. Francia, Germania e Regno Unito possono dare il via a questo processo ma, dato l'impatto delle sanzioni statunitensi, sarà la posizione di Washington a determinarne il successo definitivo.
     
  • Questo sforzo diplomatico potrebbe creare anche le circostanze politiche favorevoli per rafforzare i modernizzatori in vista della corsa presidenziale dell'Iran nel 2021, e gettare le basi per negoziazioni che durino oltre il mandato di Rouhani.

L'Europa e gli Stati Uniti hanno bisogno di una comprensione molto più sfaccettata della politica interna iraniana e di come le loro azioni negli ultimi anni hanno influenzato le dinamiche di potere sul terreno a Teheran”, dice Ellie Geranmayeh. “Nonostante la campagna di massima pressione degli Stati Uniti abbia creato più attriti interni tra forze politiche contrastanti, c'è una piccola opportunità per l'Europa di lavorare con forze più moderate per riportare Washington e Teheran alle trattative”.