Come l’Europa può rilanciare il multilateralismo nel post Covid-19

La pandemia ha fatto avanzare una nuova agenda multilaterale, che si focalizza su aree quali la salute globale, la ripresa economica, il clima, la tecnologia e il commercio

Anthony Dworkin
Research Director
Senior Policy Fellow
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  • La pandemia ha fatto avanzare una nuova agenda multilaterale, che si focalizza su aree quali la salute globale, la ripresa economica, il clima, la tecnologia e il commercio.
  • L’Europa dovrebbe perseguire una strategia su due binari, cercando di rivitalizzare le istituzioni che includono anche potenze rivali, e promuovendo allo stesso tempo una cooperazione più profonda con Paesi a essa affini.
  • L’Europa dovrebbe lanciare un’iniziativa per istituire una produzione globale dei vaccini,  incoraggiare il libero movimento dei presidi medici e creare un club di Paesi votati alla trasparenza nei loro sistemi sanitari.

Nell’ ultimo report How Europe can rebuild multilateralism after covid-19”, il Direttore della ricerca di ECFR e Senior Policy Fellow Anthony Dworkin analizza come la pandemia di Covid-19 ha portato a una nuova agenda per il multilateralismo.

Una visione realistica del multilateralismo dovrebbe accettare che i leader europei hanno una responsabilità particolare davanti ai propri cittadini. Non ci si può infatti aspettare che essi rinuncino a procurarsi vaccini per i propri cittadini più velocemente dei Paesi meno ricchi. Ciononostante, questo approccio dovrebbe essere accompagnato da sforzi per assicurarsi che i Paesi a basso e medio reddito non siano completamente lasciati indietro:

  • Se gli europei rimanessero concentrati esclusivamente sull’assicurarsi le dosi per i propri cittadini e trascurassero così i problemi legati alla distribuzione globale, la retorica sul multilateralismo dei vaccini cadrebbe nel vuoto;
  • L’Europa potrebbe soffrire dal punto di vista geopolitico per l’uso che altre potenze come India, Cina e Russia fanno della distribuzione dei vaccini (per esempio in Asia e nei Balcani Occidentali) al fine di migliorare la propria immagine e guadagnare vantaggio politico.
  • Lasciare i Paesi a basso e medio reddito con insufficiente copertura vaccinale potrebbe incoraggiare l’emergere di nuove varianti del virus, rallentando la ripresa globale.
  • Un maggiore uso delle restrizioni sulle esportazioni potrebbe innescare ulteriori contromisure lungo le complesse catene di approvvigionamento coinvolte nella produzione di vaccini. Il potenziale danno potrebbe avere maggior peso del bisogno dell’UE di bloccare le esportazioni.

Alcune raccomandazioni chiave per l’UE:

  • L’UE dovrebbe utilizzare la propria influenza internazionale per incrementare la capacità globale di produzione dei vaccini e ridurre le barriere commerciali sui beni legati ad essi. Ha già fatto un primo passo in questa direzione unendosi ad alcuni Paesi affini facenti parti del Gruppo di Ottawa, per lanciare un’iniziativa commerciale e sanitaria che esorta a limitare l’utilizzo di restrizioni sulle esportazioni. Ogni azione ulteriore volta a bloccare l’esportazione di vaccini dall’Europa minerebbe questo impegno.
  • Il blocco di paesi dovrebbe lanciare una nuova iniziativa, magari attraverso il G20, che unisca i pochi Paesi produttori di vaccini con i grandi produttori e finanziatori, per lavorare sull’ampliamento della capacità produttiva e sulla diversificazione della produzione.
  • L’Ue dovrebbe intensificare i propri sforzi per distribuire vaccini a livello globale in altri modi. L’UE ha recentemente raddoppiato il proprio contributo finanziario a COVAX. Ma mentre i Paesi a basso e medio reddito attendono di ricevere le proprie quote COVAX, l’UE dovrebbe anche iniziare a condividere parte delle proprie scorte, tenendo da parte a questo scopo una percentuale delle consegne di vaccini che riceve.

Secondo Anthony Dworkin, “È comprensibile che l’UE si senta svantaggiata dalle disposizioni adottate da altri paesi, ma un maggiore ricorso alle restrizioni sulle esportazioni potrebbe innescare ulteriori contromisure lungo le complesse catene di approvvigionamento coinvolte nella produzione di vaccini. I danni che ciò potrebbe causare superano la necessità dell’UE di bloccare le esportazioni, considerato che si prevede di ricevere un numero significativo di dosi ulteriori nel secondo trimestre del 2021“.