Accordo sul nucleare con l’Iran: le reazioni dei paesi del Golfo

La prospettiva di un Iran meno isolato potrebbe non essere vista di buon occhio dai paesi del vicinato

ECFR Alumni · Former Associate Fellow

Il risultato dei negoziati sul nucleare iraniano e il conflitto in Siria restano i principali ostacoli al miglioramento delle relazioni di Teheran con il proprio vicinato.

Il raggiungimento di un accordo con i P5+1 è la colonna portante della Presidenza di Rouhani. La risoluzione dello stallo sul nucleare e il superamento delle sanzioni costituirebbero un’importante vittoria per il Presidente iraniano. Tuttavia, i fondamentalisti, a Riad come a Gerusalemme, potrebbero non vedere di buon occhio la prospettiva di un Iran meno isolato. Rimodulare i rapporti con il proprio vicinato sarà dunque la sfida principale per Teheran.

P5+1 e Iran hanno tenuto distinti i negoziati sul nucleare con il conflitto in Siria e Iraq. Tuttavia, l’avanzata di una minaccia comune come l’ISIS e la volontà dell’Occidente di promuovere la cooperazione regionale e la mediazione con l’Iran, hanno provocato diverse reazioni tra gli Stati del Golfo.

L’ultima edizione del Gulf Analysis “Post-Nuclear: “The future for Iran in its neighbourhoodanalizza le relazioni dell’Iran con Arabia Saudita, Israele, stati minori del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), Turchia e Hezbollah.

ARABIA SAUDITA. Secondo Kirk Sowell, l’iniziale ottimismo di Riad per il Presidente Rouhani è stato sostituito dalla paura di un avvicinamento dell’Iran agli Stati Uniti. L’estensione dei negoziati ha tenuto viva la rivalità tra Riad e Teheran, mentre il CCG non è riuscito a presentare un fronte unito contro la cosiddetta minaccia iraniana.

ISRAELE. SecondoSholomo Brom, Israele crede che Teheran sfrutterà l’estensione dei negoziati fino alla metà del 2015 per costruire armi nucleari e che Rouhani non sia il responsabile della politica di sicurezza dell’Iran. Il governo israeliano si oppone ad un accordo sul nucleare e lavora attivamente con il Congresso repubblicano per ostacolarne i progressi.

CCG. Secondo Andrew Hammond, Senior Policy Fellow di ECFR, sebbene gli stati minori del CCG abbiano un atteggiamento meno antagonista con l’Iran, attendono sempre l’approvazione degli Stati Uniti prima di stringere relazioni più strette con Teheran. Esempi di tale atteggiamento sono l’approccio conciliante e i legami economici tra Emirati Arabi Uniti (EAU); i legami strategici Iran – Qatar sul possesso condiviso di asset del gas; la sovranità condivisa con l’Oman sullo Stretto di Hormuz e il recente accordo commerciale tra Kuwait e Iran. 

TURCHIA. Ziya Meralsostiene che la crescente cooperazione economica e di sicurezza con l’Iran non abbia portato all’allineamento delle rispettive priorità politiche in Medio Oriente: se Ankara si oppone al regime di Assad, Teheran lo sostiene. Tuttavia, i timori della Turchia per la sicurezza dei confini in seguito all’avanzata dell’ISIS potrebbe costituire un aspetto centrale delle future relazioni con l’Iran.

HEZBOLLAH. Aurelie Dahersostiene che un impegno condiviso verso la sopravvivenza del regime di Assad e la lotta contro l’ISIS non porteranno prossimamente ad un significativo cambiamento delle relazioni politiche e paramilitari tra Hezbollah e Iran, in virtù del forte legame tra il partito sciita e la Leadership Suprema iraniana.

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