Strategie vincenti: come l’Europa può sostenere la crescita digitale dell’Africa 

L’economia digitale africana è in rapida espansione e Stati Uniti e Cina si stanno già consolidando nel settore. Per restare competitivo, il Global Gateway dell’UE deve presentare un’offerta migliore ai partner africani

Global Gateway ForumBrussels
La presidente della Commissione europea Von der Leyen al forum Global Gateway sugli investimenti europei in Africa con il presidente dell’Angola Lourenco e il presidente sudafricano Ramaphosa
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L’economia digitale africana sta vivendo una fase di forte crescita. Si stima che, entro la fine del 2025, rappresenterà il 5,2% del PIL del continente e che salirà all’8% entro il 2030, raggiungendo un valore stimato di 2,9 trilioni di dollari. Mantenere questa traiettoria richiede una profonda modernizzazione e un significativo miglioramento delle infrastrutture, dai cavi internet ai data center, soprattutto se si intende estendere i benefici anche alle aree rurali. 

L’Unione Europea intende rispondere ad alcune di queste richieste dei partner africani. L’iniziativa di connettività Global Gateway, lanciata nel 2021, identifica l’Africa come priorità strategica, in virtù dellavicinanza geografica, del boom demografico e della rapida espansione della sua classe media. Nell’ambito del Global Gateway, i progetti digitali in Africa comprendono 19 iniziative principali, rendendo il settore digitale il più  significativo dopo quello energetico, che conta 85 progetti. 

Le ambizioni della Commissione Europea sono benintenzionate, ma rimangono vaghe. Si concentrano sulla riduzione del divario digitale africano, sull’interconnessione tra ecosistemi digitali europei e africani e sulla fornitura di servizi digitali sicuri e sovrani ai Paesi partner del continente. Questo impegno mira a rafforzare la posizione dell’Europa nella competizione digitale, a renderla un partner affidabile e influente nelle iniziative di sviluppo in Africa, e a consolidarne la presenza nel Sud globale. I progetti digitali del Global Gateway offriranno inoltre nuove opportunità commerciali alle imprese europee all’interno di un’economia digitale africana in rapida crescita. 

Tuttavia, i piani della Commissione sono già messi alla prova dalla forte concorrenza con Stati Uniti e Cina, che si sono conquistati una presenza significativa nei settori digitali del continente. La domanda cruciale è se il Global Gateway saprà affrontare questa sfida e distinguersi, rispondendo in modo effettivo alle priorità africane. 

L’impronta modesta dell’Europa 

Il contributo più significativo dell’Europa al panorama digitale africano sono i cavi sottomarini, come l’estensione del cavo Blue-Raman verso l’Africa orientale. Questa connessione in fibra ottica ad alta velocità, che collega l’Europa all’India attraverso il Golfo, sarà estesa a Somalia, Kenya e Tanzania, garantendo una connettività veloce e affidabile in una regione con domanda in forte crescita. L’iniziativa, tra gli annunci principali avvenuti durante il Global Gateway forum, è guidata dall’azienda italiana di telecomunicazioni Sparkle. 

Nonostante ciò, l’UE sconta un ritardo nel settore della connettività digitale africana, seppur con ampie possibilità di espandere la propria presenza. Gli sforzi attuali mancano di ampiezza e profondità; elaborando una strategia più dettagliata, l’UE potrebbe rispondere meglio alle specificità geografiche e digitali del continente. I progetti si concentrano principalmente sulla regione mediterranea, con una sola iniziativa dedicata all’Africa orientale e una all’Africa occidentale. Queste rotte tendono a sfruttare punti di atterraggio noti e già affollati, in Paesi dove i legami diplomatici sono generalmente più consolidati. 

Tuttavia, scegliere la via più facile rischia di mancare gli obiettivi dell’UE. L’approccio attuale necessita di maggiore ambizione per estendere la connettività a nuovi Paesi poco serviti. Questo ambito limitato – insieme a una significativa assenza europea nelle iniziative di fibra ottica terrestre – rischia di sminuire l’attrattiva del Global Gateway agli occhi dei leader africani. Per emergere, l’Europa dovrà sostenere le ambizioni dei Paesi africani di industrializzarsi rapidamente e di ottenere maggiore controllo sovrano su asset strategici come l’archiviazione dei dati. L’attuale approccio dell’UE implica inoltre che le imprese europee rischiano di perdere opportunità in settori digitali emergenti ma in rapida crescita, con grande potenziale per stimolare lo sviluppo industriale del continente. 

Il ritardo digitale 

Pechino vanta una lunga storia di impegno nella connettività africana. Già negli anni ’90 la Cina aveva iniziato ad internazionalizzare le proprie aziende, ma il suo approccio ha accelerato in modo significativo nel 2015 con il lancio della Digital Silk Road, parte della Belt and Road Initiative. Pechino mira a posizionare le imprese cinesi lungo l’intera filiera delle telecomunicazioni, dalle infrastrutture ai servizi digitali, consolidandone gli standard. Questo rafforza la presenza delle aziende cinesi nella connettività africana, crea dipendenze e incrementa l’influenza geoeconomica della Cina nel continente. 

Nel 2022 la Cina ha raggiunto un traguardo importante con il cavo PEACE – il primo collegamento sottomarino interamente di proprietà cinese – entrato in funzione e collegante il Kenya con l’Europa, il Golfo e il Sud-Est asiatico. La Cina guida anche il collegamento SAIL, che connetterà il Camerun al Brasile, e le aziende cinesi sono sempre più coinvolte nei consorzi internazionali per cavi sottomarini. 

Gli Stati Uniti, invece, hanno costruito la loro forte presenza nell’economia digitale africana attraverso le loro aziende Big Tech. Il passaggio da approccio legato allo sviluppo, tipico della gestione Biden, a un atteggiamento più transazionale con Trump ha ampliato il ruolo delle big tech nella connettività del continente, dove esistono margini di profitto elevati. Queste aziende possiedono una capacità impareggiabile di offrire diverse forme di connettività (terrestre e satellitare) e di creare data center hyperscale. 

Sia la Cina che gli Stati Uniti possiedono vantaggi precisi rispetto al Global Gateway, sia in termini di portata che di scala. Microsoft e l’azienda emiratina G42 hanno investito un miliardo di dollari per costruire un data center in Kenya, mentre Huawei ha realizzato il 70% della connettività mobile africana e posato 10.000 km di cavi in fibra ottica solo in Nigeria. 

L’UE sta inoltre perdendo opportunità per affermarsi in un settore chiave come la connettività satellitare, mancando di uno sforzo coordinato per fornire ai Paesi africani collegamenti satellitari in orbita terrestre bassa. Nel frattempo, la Cina sta valutando il lancio di una propria costellazione satellitare, facilmente integrabile con le infrastrutture esistenti della Belt and Road, mentre la società statunitense Starlink sta espandendo aggressivamente la propria presenza. 

Connettersi con l’Africa 

Il crescente mercato africano delle infrastrutture tecnologiche rappresenta un’opportunità significativa, sia dal punto di vista commerciale sia geopolitico. Gli attori globali possono costruirsi una presenza rilevante assicurandosi contratti lungo l’intera catena del valore, dalle infrastrutture di “primo miglio” fino all’hardware per consumatori e imprese, come PC e smartphone. Servire il “prossimo miliardo di utenti” conferirebbe inoltre un’influenza considerevole sulla definizione degli standard internazionali, permettendo ai fornitori di incidere su norme e protocolli tecnici, come già fa la Cina. 

Anche l’enorme flusso di dati generato da questa espansione deve essere gestito con attenzione. Affidarsi a un unico fornitore per raccolta ed elaborazione dei dati, come fa il Senegal con il nuovo data center di Huawei, comporta rischi geopolitici e di sicurezza. Le aziende europee potrebbero offrire alternative diversificate e sviluppare progetti industriali congiunti per rafforzare la sovranità digitale africana. 

Per diventare un attore geopolitico di rilievo in Africa, l’UE deve cogliere queste opportunità commerciali, normative e geostrategiche. Pur dovendo colmare il vantaggio iniziale di Stati Uniti e Cina, l’Europa può distinguersi proponendo un’offerta migliore rispetto a quella dell’amministrazione statunitense, che ha imposto dazi massicci ai partner africani, e rispetto all’approccio agnostico del regime cinese. I Paesi africani potrebbero essere interessati a esplorare alternative di cooperazione digitale, se l’offerta europea garantisse trasparenza e stabilità. 

Prima di tutto, però, l’UE deve tradurre la retorica del Global Gateway in azioni concrete, accelerando il processo decisionale, migliorando il coordinamento istituzionale e dotandosi di strumenti di finanziamento in grado di competere con la velocità della Cina e la scala tecnologica degli Stati Uniti. I governi africani valuteranno i partner soprattutto in base alla capacità di fornire finanziamenti tempestivi per le infrastrutture, implementazione affidabile e gestione a lungo termine dei sistemi. 

Una riforma del Global Gateway dovrebbe accrescere la trasparenza sulla composizione e sull’allocazione dei fondi, chiarendo le procedure spesso confuse relative a permessi e attuazione. Ciò implica fornire informazioni più dettagliate sul finanziamento dei progetti, spiegare i criteri di selezione e rendere più chiaro il coinvolgimento dei partner locali. 

Il programma dovrebbe anche migliorare prevedibilità, velocità e capacità operativa delle imprese europee. I satelliti rappresentano un esempio concreto da cui partire: l’Agenzia Spaziale Europea prevede di istituire una rete di ricognizione ad alta qualità. Sebbene oggi il focus sia sulla difesa, offrire ai Paesi africani l’accesso a una parte di questa rete per attività critiche, come la gestione delle catastrofi naturali e l’osservazione della Terra per l’agricoltura, potrebbe rafforzare la posizione dell’Europa. Malawi, Mozambico e Zambia partecipano del resto già al Programma di osservazione della Terra Copernicus, e in passato stati extra-UE sono stati invitati a unirsi alla costellazione di telecomunicazioni IRIS². Estendere questo invito a partner africani selezionati potrebbe aumentare l’impatto europeo, fornendo al continente connettività satellitare (compresa Internet) a costi contenuti. Sfruttare queste sinergie aiuterebbe a colmare il divario finanziario e di portata tra UE e concorrenti. Una politica che privilegi comunicazione stabile e trasparente con i destinatari consoliderebbe anche l’affidabilità del blocco, offrendo un vantaggio rispetto a Stati Uniti e Cina. 

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