Out of the South: Italia e Portogallo alla guida su cambiamento climatico, sicurezza sanitaria e multilateralismo

Italia e Portogallo, rispettivamente alla presidenza del G20 e dell’UE, dovrebbero coordinare le proprie strategie in alcune aree chiave

Programme Manager, ECFR Rome
"Special Address by Giuseppe Conte, Prime Minister of Italy." World Economic Forum/ Ciaran Mc Crickard CC BY-NC-SA

A partire dal 1° gennaio 2021, due ruoli di alto profilo nella politica internazionale sono stati presi in carica da altrettanti Paesi dell’Europa meridionale. Il Portogallo è subentrato alla presidenza tedesca dell’UE, un mese dopo l’inizio della presidenza italiana del G20. Entrambi i mandati dovranno fare i conti con la seconda (e forse anche la terza) ondata della pandemia di COVID-19: si tratta di un momento straordinario per la politica italiana, portoghese e mondiale.

Le due presidenze cercheranno di mettere in atto una strategia comune e coordinata in materia di cambiamento climatico e tematiche ambientali in senso più ampio, compreso il Green Deal europeo. Roma sarà inoltre alla co-guida, insieme al Regno Unito, della Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (COP26), nel cui quadro ospiterà una serie di incontri preparatori quali “Youth4Climate: Driving Ambition” e il pre-summit della COP26. L’obiettivo di queste iniziative è riportare in cima all’agenda multilaterale l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e contribuire a realizzarne le finalità politiche – compiti che risulteranno probabilmente più facili dopo che gli Stati Uniti ritorneranno nella cornice dell’accordo di Parigi con la nuova amministrazione Biden.

In questo contesto, l’Italia giocherà un ruolo di coordinamento su tre livelli: a livello multilaterale in qualità di Presidente del G20, in particolare attraverso il dialogo con attori globali che danno priorità al cambiamento climatico; a livello europeo, accordando i propri obiettivi alle più ampie finalità stabilite dalla Commissione europea; e infine a livello nazionale, allineando il piano di ripresa post-COVID-19 all’ambizioso tentativo di rendere l’economia più verde. Il dossier green esisteva già prima della pandemia, e il COVID-19 ha messo Roma davanti a varie sfide tutt’altro che incoraggianti. Eppure, allo stesso tempo, la crisi ha accelerato numerosi processi politici di vitale importanza, e gettato nuova luce sulle opportunità di cooperazione internazionale in settori politici strategici, non da ultimo la lotta contro il cambiamento climatico.

Grazie al piano di ripresa “Next Generation EU”, l’Italia ha potuto delineare un piano di ripresa nazionale del valore di 196 miliardi di euro; di questi, 123 miliardi saranno impegnati in iniziative green e nella transizione digitale, con stime di crescita annuale del Pil del 2,5% nel periodo 2021-2023. Una delle sfide maggiori per l’Italia sarà assicurarsi che l’azione sul clima rimanga legata alle altre cinque priorità di ripresa: assistenza sanitaria; equità sociale, territoriale e di genere; digitalizzazione, innovazione e competitività; infrastrutture per la mobilità; istruzione, formazione, ricerca e cultura.

Al contempo, in qualità di Presidente dell’UE, il Portogallo ha dichiarato che l’emergenza climatica costituirà una delle priorità della sua agenda. Secondo Lisbona, ciò è in linea con gli ambiziosi obiettivi di lungo termine dell’UE per la ripresa.

Le due presidenze sembrano propense ad avere un impegno comune verso le tematiche sociali. Il sistema di welfare europeo si trova al centro dell’agenda europea portoghese. Se la presidenza tedesca dell’UE ha messo la basi per il piano di ripresa europea, quella portoghese ha il compito, estremamente delicato dal punto di vista politico, di coordinare l’attuazione dei piani di ripresa nazionale da parte degli Stati membri. Il Portogallo dovrà spingersi oltre i propri limiti per far sì che i cittadini europei beneficino del piano Next Generation EU dal punto di vista economico, sociale e politico.

In modo affine, uno dei pilastri della strategia italiana per il G20 è rappresentato dalle “persone”, accanto a “pianeta” e “prosperità”. Anche questo aspetto si trova in perfetta armonia con la cornice di ripresa europea delineata dalla Presidentessa della Commissione europea Ursula Von der Leyen. La speranza è che il summit globale dell’UE sulla salute programmato per maggio 2021 in Italia possa sostenere l’allineamento degli sforzi degli Stati membri in materia di sanità con quelli a livello europeo e globale.

Alla luce di queste considerazioni, il 2021 sarà un anno politicamente impegnativo per l’Italia. Solo altri sette Paesi nel mondo hanno registrato tanti casi di COVID-19 quanto l’Italia, che nel 2021 si prepara ad avere una delle percentuali di crescita  più basse, nonché una delle percentuali di disoccupazione più alte dell’Unione Europea. Roma dovrà inoltre farsi carico di una serie di problemi persistenti, legati alla crisi finanziaria del 2008 e alla crisi migratoria del 2015. Allo stesso tempo, il 2021 metterà alla prova le ambizioni italiane a livello europeo e globale. Non sarà certo un compito facile ospitare il G20 durante una pandemia: secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, l’economia globale avrebbe conosciuto una contrazione del 4.4% nel 2020, il tasso più alto dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per raggiungere i propri obiettivi, l’Italia dovrà utilizzare a pieno la propria posizione come quarto membro più influente dell’UE, come emerso dallo EU Coalition Explorer dello European Council on Foreign Relations. D’altro canto, l’Italia dovrà impegnarsi maggiormente per influenzare la politica europea e creare partnership efficienti – considerando che occupa il 12° posto per responsività davanti agli altri Stati membri, il 5° posto nella classifica degli Stati membri più deludenti, ed è seconda solo alla Spagna per divario tra il proprio potenziale e la realtà.

È ora di cambiare. A partire dal referendum per la Brexit, è stato sollevato un dibattito su come l’Italia possa assumere un ruolo più prominente a livello internazionale, avvicinandosi così al cosiddetto motore franco-tedesco dell’Unione. Per fare ciò, l’Italia dovrebbe sfruttare la propria guida del G20 e della COP26 per dimostrare il proprio potenziale e diventare un contribuente netto tanto per l’UE  quanto per l’ordine multilaterale.