Nel caos: tre passi per l’UE e la Turchia per proteggere i propri interessi comuni

I politici europei e turchi devono compiere al più presto tre passi importanti per perseguire i loro interessi condivisi. Questo approccio potrebbe contribuire a stabilizzare il dialogo tra le due parti e a gettare le basi per una cooperazione più estesa

TURKEY FILES EU FLAGS
Una bandiera turca e una bandiera dell’UE sventolano davanti alla moschea di Nuruosmaniye, di epoca ottomana, a Istanbul. Immagine: picture-alliance/dpa | Tolga Bozoglu
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MiG-31 russi nei cieli estonidroni russi  nello spazio aereo polacco, un drone Shahed che colpisce una base militare britannica a Cipro. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno spezzato l’illusione di stabilità e prosperità a cui la maggior parte dei paesi europei era abituata. Alle porte dell’Europa, un nuovo ordine di sicurezza sta prendendo forma. 

Un paese si trova al centro di questi conflitti in piena escalation: la Turchia si è ritagliata un ruolo da protagonista in quasi ogni riassetto geopolitico avvenuto intorno all’UE – nel Mar Nero, nel Caucaso e in Medio Oriente. Nonostante ciò, i rapporti tra la Turchia e l’UE continuano a essere bloccati dal prolungato stallo del processo di adesione di Ankara. 

Nonostante alcuni recenti  segnali positivi, non ci sono davvero risultati concreti riguardo la modernizzazione dell’unione doganale, la liberalizzazione dei visti, o tantomeno la partecipazione turca a SAFE. Ankara attribuisce il mancato avanzamento del processo all’UE, accusando Bruxelles di usare argomentazioni normative come pretesto per mantenere in vita un’unione doganale obsoleta che crea squilibri commerciali. Di fronte a questa impasse, la Turchia sta creando un mosaico di relazioni bilaterali con i singoli stati membri.

Il quadro geopolitico attuale offre l’opportunità di rendere le relazioni tra Europa e Turchia più produttive. È innegabile che vi siano interessi in comune: Ankara ha rafforzato la cooperazione con Kyiv nell’ambito della difesa, in linea con gli obiettivi europei di sostegno all’Ucraina. La Turchia ha avuto un ruolo di primo piano nella caduta di Bashar al-Assad, acquisendo influenza sul futuro della Siria – in ciò, l’azione turca si allinea agli interessi dell’UE nella lotta al terrorismo e nella gestione dei flussi migratori. Nel Caucaso meridionale, la Turchia ha sostenuto l’Azerbaigian nelle operazioni militari in Nagorno-Karabakh e ha riaperto il dialogo con l’Armenia, segnalando la propria volontà di preservare la stabilità regionale in linea con gli interessi strategici ed economici europei. 

Per la Turchia, l’attuale fase di tensione geopolitica resta gestibile, ma i rischi per l’economia e le persistenti pressioni migratorie rimangono tra le principali preoccupazioni dei politici turchi. Al contempo, l’Europa deve rimanere in equilibrio tra due fuochi: mantenersi a distanza dalla guerra voluta da Trump contro l’Iran, ma al tempo stesso agire per proteggere i cittadini europei dalle sue conseguenze. In questo senso, l’UE dovrebbe proporre ai partner un’agenda di cooperazione mirata, concentrata sulle aree di interesse comune. Nel caso della Turchia, un approccio di questo genere potrebbe contribuire a stabilizzare le relazioni con Ankara e a creare le condizioni per una collaborazione più ampia. 

Tre passi concreti per l’UE e la Turchia

I leader europei e turchi devono compiere passi concreti per esprimere questo potenziale. Per iniziare, possono agire in questi tre modi. 

1. Rendere operativa la cooperazione nel Mar Nero 

La Turchia svolge già un ruolo di primo piano nella sicurezza del Mar Nero in quanto custode degli stretti turchi – attraverso i quali i turchi hanno potuto aiutare l’Ucraina a contrastare la Russia – e al tempo stesso è un’importante fonte di intelligence. Ankara è determinata a guidare una missione di sicurezza navale nel Mar Nero, nell’ampio contesto delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. L’UE potrebbe integrare quest’iniziativa fornendo ulteriori capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione all’interno di un quadro comune, soprattutto alla luce dei progetti per la creazione di un centro di sicurezza marittima come parte della sua strategia nel Mar Nero. Una simile struttura potrebbe svolgere un ruolo centrale anche nella ricostruzione dell’Ucraina. Sono attualmente in corso negoziati sulla collocazione precisa del centro. Una possibile soluzione sarebbe prevedere una ripartizione settoriale dei compiti tra Bulgaria e Romania, assegnando a ciascun paese gli ambiti di competenza su cui dispongono di un chiaro vantaggio di efficienza. Questo rafforzerebbe sia la presenza dell’UE nel Mar Nero sia l’impatto operativo del centro. 

2. Istituzionalizzare il coordinamento nel Caucaso meridionale 

L’UE ha interesse a sviluppare la collaborazione con i paesi del Caucaso meridionale per ridurre ulteriormente l’influenza regionale della Russia. Invece di muoversi su binari diplomatici separati, l’UE e la Turchia dovrebbero creare una piattaforma di cooperazione strutturata che consenta un impegno congiunto nella risoluzione dei conflitti e nella protezione delle infrastrutture. Una cooperazione di questo genere potrebbe contribuire a stabilizzare la regione, riducendo al contempo l’influenza russa. Potrebbe inoltre aiutare UE e Turchia a competere con gli investimenti infrastrutturali cinesi nei corridoi commerciali emergenti, come il Middle Corridor. L’UE ha appena pubblicato la sua strategia portuale, un passo avanti non solo nel rafforzamento della capacità dei porti europei, ma anche nella definizione di principi guida per i finanziamenti e gli investimenti dell’Unione nei porti di paesi terzi. 

3. Sostenere gli sforzi turchi sulla guerra in Iran 

Insieme ad altri paesi del Medio Oriente allargato, la Turchia è impegnata in iniziative di mediazione nel conflitto con l’Iran. Le ricadute economiche ed energetiche per l’Europa e per la stessa Turchia dovrebbero spingere l’UE a sostenere concretamente questi sforzi, anche attraverso un coordinamento diplomatico regolare e una comunicazione coesa a favore della de-escalation. La collocazione strategica della Turchia — che le consente di dialogare sia con gli Stati Uniti sia con l’Iran, oltre al suo rafforzamento dei legami con il Pakistan — potrebbe offrirle un’importante leva diplomatica al tavolo negoziale. Ciò permetterebbe di integrare meglio la Turchia nelle iniziative diplomatiche europee, consentendo ai partner di gestire i rischi per la sicurezza regionale guardandoli attraverso una lente strategica condivisa. Il ruolo svolto da Ankara nella mediazione per l’accordo sul grano ucraino del 2022 costituisce un precedente significativo, a dimostrazione del vantaggio concreto di allineare le capacità diplomatiche turche con gli obiettivi strategici europei. 

In questi ambiti, l’UE dovrebbe privilegiare forme di istituzionalizzazione “lievi” ma stabili — ad esempio attraverso regolari dialoghi sulla sicurezza tra UE e Turchia, task force comuni e strutture di pianificazione coordinate. Questo contribuirebbe a trasformare una cooperazione occasionale in un allineamento strategico duraturo. 

Sfondare una porta aperta 

È importante notare come questo approccio sia in linea con l’opinione pubblica: i turchi guardano all’UE più favorevolmente rispetto ad altri attori. Quasi due terzi degli intervistati turchi nei sondaggi ECFR considerano l’UE un alleato o un partner necessario – più di quanti lo pensino degli Stati Uniti o della Cina. Anche i leader delle aziende turche hanno sollecitato l’UE a portare risultati concreti sul piano economico. I cittadini turchi sembrano inoltre favorevoli ad una normalizzazione dei rapporti con la Grecia. 

Un simile approccio incontrerebbe inevitabilmente resistenze politiche all’interno dell’UE. Grecia e Cipro, in particolare, hanno a lungo utilizzato il proprio potere di veto per influenzare l’evoluzione delle relazioni tra l’Unione e la Turchia. Eppure, l’instabilità geopolitica sta lentamente mettendo in secondo piano queste dispute di lunga data, aprendo nuovi margini di negoziazione. A un certo punto, i conflitti irrisolti che rallentano risposte coese a minacce di sicurezza comuni rischiano di trasformarsi in debolezze per l’Europa nel suo complesso.  

Per aumentare le possibilità di successo di questo approccio, la riduzione del rischio dovrebbe far parte del processo di istituzionalizzazione. L’UE dovrebbe definire con chiarezza gli interessi che intende tutelare e fissare ex ante le proprie condizioni per la cooperazione. Questo le consentirebbe di sviluppare un rapporto più strutturato con Ankara, salvaguardando al tempo stesso i propri principali interessi, tanto su Cipro quanto nei rapporti tra la Turchia e la Russia.  

ECFR non assume posizioni collettive. Le pubblicazioni di ECFR rappresentano il punto di vista degli autori.