Le Mappe della Crisi: Missili nucleari e truppe della Russia, il “buco nero” di Kaliningrad preoccupa l’Occidente

Continua il progetto ECFR, Le Mappe della Crisi, in collaborazione con Compagnia di San Paolo e La Stampa. Analisi, infografiche, mappe e scenari di…

Continua il progetto ECFR, Le Mappe della Crisi, in collaborazione con Compagnia di San Paolo e La Stampa. Analisi, infografiche, mappe e scenari di politica internazionale.

Nella nuova mappa, Missili nucleari e truppe della Russia, il “buco nero” di Kaliningrad preoccupa l’Occidente, Monica Perosino intervista Gustav Gressel, Senior Policy Fellow ECFR, sul sistema missilistico russo a Kaliningrad.

Dieci anni fa, si riteneva che Kaliningrad potesse rappresentare la risposta russa al modello Hong Kong: una piccola regione con un’importante influenza economica e una finestra russa sull’Europa. Una anno fa, lo status speciale economico di cui gode la regione, che aveva lo scopo di fare di Kaliningrad una città economicamente prospera, è terminato. Da allora, con l’annessione della Crimea e la crisi in Ucraina, l’enclave è diventata poco più di un avamposto militare strategico. Nell’ottobre 2016, la Russia ha realizzato il suo obiettivo di lunga data: posizionare missili nucleari Iskander sul territorio, proseguendo così la militarizzazione di Kaliningrad. Le principali città europee, sarebbero dunque ora potenzialmente esposte. Abbiamo intervistato Gustav C. Gressel*, analista dello European Council on Foreign Relations  

Oltre a essere un «campo di battaglia ideologico», avamposto di Mosca nel cuore dell’Europa, cosa rappresenta Kaliningrad da un punto di vista strategico e militare?  

«Mosca potrebbe bloccare l’accesso al Baltico in qualsiasi momento: le forze europee e alleate attualmente presenti sono limitate e troppo deboli per offrire una difesa efficace. Se dovesse succedere qualcosa si dovrebbe fare affidamento solo sulle forze aeree che dovrebbero innanzitutto neutralizzare il sistema missilistico di Kaliningrad. Ma un attacco all’“oblast” significherebbe una dichiarazione di guerra alla Russia, con tutte le conseguenze del caso, e significherebbe anche lasciare a Mosca mano libera sul Baltico». 

Negli ultimi tre anni il numero di violazioni di Mosca dello spazio aereo europeo è aumentato, così come le esercitazioni militari al confine con l’Europa. È cambiato qualcosa dopo l’annessione della Crimea anche a Kaliningrad?  

«I russi sono più forti, più veloci, e più armati. E qui non si parla solo della dislocazione dei missili Iskander. Se si guardano le immagini satellitari – o si ascoltano le trasmissioni radio – sopra Kaliningrad c’è una sorta di buco nero: nessuno sa cosa stia succedendo, per questo i Paesi confinanti sono molto preoccupati».

Qual è la strategia di Putin, sta cercando di alzare la tensione per qualche motivo?  

«La Russia ha una percezione molto soggettiva della sicurezza: cercano di difendersi da presunte minacce in arrivo dall’Ucraina e dalla Bielorussia, per esempio, cercano di controbilanciare quello che succede in Occidente. Un esempio: i russi pensano che le proteste anticorruzione ribattezzate “il Maidan di Mosca” siano state organizzate dai Paesi scandinavi e quindi puntano i missili su di loro. Mosca vede la libertà all’occidentale come un fantasma e un pericolo e cerca di combatterla, sono sinceramente convinti che dall’estero cerchino di organizzare azioni contro di loro e la loro cultura». 

Perché Mosca sta aumentando esponenzialmente gli armamenti dislocati a Kaliningrad?  

«È in parte una mossa politica, ma Mosca si sente davvero minacciata dalla Nato, per questo sente la necessità di continuare ad avere un corridoio di sicurezza in Europa con accesso al Baltico». 

 

Le Mappe finora pubblicate:

1) Yemen, i tentacoli di Al Qaeda nello scontro tra Iran e Arabia Saudita, Letizia Tortello intervista Adam Baron sui recenti sviluppi della guerra civile in Yemen (1 Aprile 2017).

2) Militari, armi e basi: così la Cina mostra i muscoli in Africa: Cecilia Attanasio Ghezzi intervista Mathieu Duchâtel sulla presenza militare cinese in Africa (8 Marzo 2017)

3) Insediamenti, Gerusalemme e i due Stati: ecco i nodi che separano israeliani e palestinesi: Giordano Stabile intervista Hugh Lovatt ed Efraim Inbar sulle possibili soluzioni per la questione israelo-palestinese (21 Febbraio 2017).

4)Le mani di Russia e Cina in Eurasia:  Angela Stanzel spiega come Cina e Russia siano sempre più attive in Eurasia. (10 febbraio 2017).

5) Le Provocazioni armate di PutinMark Galeotti sostiene come, nell’attesa di capire se l’elezione di Trump e un eventuale asse con Putin cambieranno le carte in tavola, le tensioni tra Russia e Occidente rimangano ancora alte (27 Gennaio 2017).

6) La Libia nella morsa delle milizie armateMattia Toaldo spiega perché lo scenario libico sia fra i più intricati a livello globale (20 Gennaio 2017).