Iran post elezioni: sfide e opportunità per Rouhani

Nonostante la scelta limitata, gli elettori iraniani hanno deciso di promuovere una strategia che diluisse il potere degli estremisti all'interno della Repubblica islamica, piuttosto che concedere loro la scena politica

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Nonostante la scelta limitata, gli elettori iraniani hanno deciso di promuovere una strategia che diluisse il potere degli estremisti all'interno della Repubblica islamica, piuttosto che concedere loro la scena politica. I risultati delle elezioni della scorsa settimana hanno rafforzato la coalizione tra riformisti iraniani, centristi (sostenitori del governo) e conservatori moderati, con l’obiettivo di indebolire gli estremisti. Gli ex presidenti Akbar Hashemi Rafsanjani e Mohammad Khatami, insieme all'attuale presidente Hassan Rouhani, hanno costruito questa alleanza durante la corsa presidenziale del 2013. Alla vigilia delle elezioni per il Parlamento iraniano e l'Assemblea degli Esperti, del 26 febbraio, questa triade ha creato la Lista della Speranza.

Dopo il primo round di elezioni parlamentari, i risultati per l’assegnazione dei 290 seggi a livello nazionale non sono ancora stati dichiarati ufficialmente. Tuttavia la robusta maggioranza schierata con il fronte conservatore è stata notevolmente indebolita.

Secondo stime ufficiose, la Lista della Speranza ha ottenuto 83 seggi (circa il 29% del totale). I conservatori e i candidati affiliati con il gruppo “principalista” hanno ottenuto 78 seggi (circa il 27% dei voti). Gli indipendenti hanno preso 60 seggi (ottenendo circa il 21% dei voti), mentre 5 seggi sono stati assegnati alle minoranze.

Si stima che tra 64 e 68 seggi saranno assegnati nella seconda tornata elettorale, prevista per Aprile.

Per quanto riguarda l’Assemblea degli Esperti, la Lista della Speranza ha trionfato a Teahran, ottenendo 15 dei 16 seggi disponibili. L’Assemblea dispone di un totale di 88 seggi, la maggior parte dei quali nelle mani di candidati conservatori.

Dal momento che Rouhani si appresta ad iniziare la seconda metà del proprio mandato presidenziale, dovrà gestire una serie di opportunità di sfide collegate a queste elezioni.

Cinque opportunità

In primo luogo Rouhani avrà meno ostavoli nel perseguire l’obiettivo strategico di sviluppo economico. Le sue possibilità di raggiungere tale obiettivo sono aumentate nel 2016 grazie alla rimozione delle sanzioni, in seguito all'accordo sul nucleare dello scorso gennaio, e alle conquiste politiche della Lista della Speranza nelle elezioni di Febbraio. L'amministrazione Rouhani ha gestito la tempistica di questi eventi in modo da raccogliere i maggiori profitti in politica interna, all'indomani dell'accordo nucleare. Nonostante i molti ostacoli che rimangono, la capacità di Rouhani nel fornire  un tangibile sostegno economico è aumentata, così come le aspettative dei suoi sostenitori. I consiglieri economici di Rouhani hanno sottolineato a lungo la necessità di liberalizzare il mercato, di una maggiore privatizzazione e di una riforma giuridica e regolatoria che incoraggi gli investimenti stranieri, tanto necessari al paese. Con un più forte sostegno legislativo per le proposte economiche, l’amministrazione Rouhani può muoversi più rapidamente per introdurre e attuare quelle politiche in precedenza osteggiate dagli estremisti, perché contro i loro interessi e non in linea con gli ideali rivoluzionari iraniani.

In secondo luogo, l'amministrazione Rouhani avrà più di margine di manovra nel cooperare con l'Occidente.

Come in precedenza, avranno bisogno di ricevere il benestare dalla Guida Suprema. Tuttavia, gli estremisti avranno meno possibilità di utilizzare il parlamento come una piattaforma per opporsi alla politica estera di Rouhani verso l'Occidente. Sia il gruppo di estremisti che avevano apertamente accusato il ministro degli Esteri Javad Zarif di essere troppo accondiscendente con il suo omologo statunitense, sia coloro  che avevano lo avevano  minacciato di morte per avere stretto la mano al presidente Barack Obama, hanno perso i seggi in parlamento. I membri dell’attuale governo Rouhani, così come quelli futuri, hanno anche meno probabilità di finire irragionevolmente sotto controllo, o rischiare l’impeachment, in virtù dei legami con l'Occidente. Anche se i gruppi di potere estremisti avranno molti punti per continuare l’opposizione alla politica di Rouhani di apertura con l'Occidente, avranno meno possibilità di farlo in Parlamento.

In terzo luogo, Rouhani avrà più influenza nel persuadere la leadership iraniana riguardo la necessità di riabilitare le relazioni con l’Arabia Saudita, al fine di incrementare la sicurezza nazionale e regionale. Subito dopo le elezioni, Rouhani ha dichiarato che i risultati aprono l’epoca della moderazione, mentre l’era del confronto, probabilmente, è finità. Questo concetto sarà esteso alle relazioni tra Tehran e Riyadh. Ad ogni modo, considerata la situazione di stallo tra l'Iran e l'Arabia Saudita, sia a livello bilaterale che regionale, le prospettive per Rouhani di approfittare di questa opportunità rimangono deboli.

In quarto luogo, sul piano interno, il nuovo Parlamento presumibilmente sosterrà Rouhani nella predisposizione di misure ad hoc nel settore dei diritti umani.

Sebbene Rouhani, dall’inizio della propria campagna presidenziale, abbia sostenuto una maggiore libertà civile, la sua amministrazione ha compiuto solo sforzi apparenti per far che ciò si concretizzasse. La soglia per un miglioramento rimane bassa.

Tuttavia, i riformisti nella Lista della Speranza lavoreranno per incrementare la libertà civile e politiche. Ad esempio, è probabile che il nuovo Parlamento sostenga un disegno di legge, già introdotto dal segretario del Consiglio dei diritti umani in Iran, per una moratoria sull'uso della pena di morte per reati legati alla droga (che rappresenta circa il 80% delle esecuzioni in Iran).

Infine, Rouhani e Rafsanjani si trovano adesso in una posizione relativamente più forte all’interno dell'Assemblea degli Esperti. Nel corso del suo mandato di otto anni, l’Assemblea probabilmente sarà chiamata a svolgere il proprio ruolo costituzionale di elezione del prossimo leader supremo. Il gran numero di preferenze ottenuto dalla Lista della Speranza a Teheran, ha provocato l'espulsione  dall'Assemblea degli Esperti di due dei tre più potenti membri dell’ala estremista, la cui ideologia è strettamente in linea  con l'ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. A livello nazionale, l’Assemblea mantiene la maggioranza conservatrice e sarà influenzata da altri centri di potere (in particolare dall'ayatollah Khamenei e dal corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche). Tuttavia, la Lista della Speranza contenderà alla base di potere degli estremisti l’egemonia del potere all’interno dell’Assemblea degli Esperti. Ha inoltre migliorato la posizione di potenziali candidati pragmatici per sostituire l'Ayatollah Khamenei.

Cinque sfide

La prima sfida per i candidati eletti nella Lista della Speranza sarà quella di dimostrare che possono effettivamente lavorare insieme in Parlamento e ottenere consenso. Anche in caso di coalizioni strutturate, interessi e ideologie che tendono a divergere, provocando tensioni che a volte potrebbero ritardare e, potenzialmente, paralizzare il processo decisionale. Dato che i candidati della lista Coalizione della Speranza hanno una vasta gamma di posizioni su questioni civili e politiche, sarà più arduo convergere su riforme condivise in questo campo.

I rappresentanti tradizionalmente riformisti della coalizione corrono il rischio di spingere l'amministrazione troppo duramente troppo presto sui alcune riforme politiche che Rouhani non è in grado o non vuole realizzare.

Un secondo fattore di complicazione è rappresentato da molti volti nuovi nel ramo legislativo, in particolare tra i candidati sostenuti dalla lista della coalizione della speranza. In parte, ciò è stata una conseguenza naturale del massiccio blocco, operato dal Consiglio dei Guardiani ai danni di candidati riformisti più esperti e conosciuti, durante il processo di valutazione. Questa ondata di nuovi volti porterà con sé nuove idee. Ma ci sarà anche un divario di esperienza, con i parlamentari più giovani che dovranno apprendere velocemente come funziona la Repubblica Islamica.

In terzo luogo, resta da capire in che modo i candidati indipendenti, i quali probabilmente otterranno circa un quinto dei seggi in parlamento, si collocheranno sulle questioni importanti. Tale imprevedibilità conferisce loro un potere tale da influenzare il processo decisionale sia nel caso si schierino con le forze principaliste/conservatrici, che nel caso si uniscano a fazioni pro-governo/ Lista della Speranza. Non è chiaro, e in alcuni casi difficile da prevedere, le posizioni di questi candidati su questioni specifiche. Ciò significa che essi potrebbero essere incentivati a votare sia a sostegno che contro le politiche Rouhani.

In quarto luogo, i conservatori mantengono un'influenza considerevole, anche se gli estremisti sono stati esclusi a Teheran. La fase finale delle elezioni parlamentari potrebbe rafforzare la loro posizione, fornendo più strumenti per ostacolare le politiche di Rouhani in Parlamento. Inoltre, nonostante le elezioni abbiamo rafforzato  la posizione politica dei leader pragmatici, la magistratura e le forze di intelligence delle Guardie rivoluzionarie, sono guidate a gran maggioranza dall'ideologia estremista, e forniscono ancora significativi poteri per bloccare le politiche del governo.

Infine, l'Ayatollah Khamenei ha mostrato ostilità nel permettere a qualsiasi fazione di consolidare il potere in maniera sproporzionata rispetto ai propri rivali. L’evoluzione del rapporto tra Rouhani e il Leader Supremo può costruire costruire o  distruggere la sua eredità presidenziale. Finora, Rouhani si è dimostrato abile nel creare un consenso tra i leader pragmatici sulle linee guida. Egli ha sottolineato come l'unità e la moderazione all'interno del sistema siano funzionali alla sopravvivenza della Repubblica islamica. Gran parte della sua strategia deriva dall’esperienza di segretario del Supremo Consiglio Nazionale di Sicurezza, dove dimostrò di saper creare compromessi sorprendenti. Il successo di questo ruolo di mediatore dipenderà dalla sua abilità nel mantenere forti relazioni personali con l'Ayatollah Khamenei e con gli alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria.

Resta da vedere in che modo Rouhani utilizzerà lo slancio politico, ottenuto all'indomani delle elezioni e dell'allentamento delle sanzioni, per cogliere le opportunità e vincere le sfide promosse dalla sua amministrazione. Dall’inizio della sua campagna presidenziale, Rouhani ha lavorato per mantenere una alleanza politica che ha indebolito la forza degli estemisti nei centri di potere. Gli ultimi sviluppi sono una chiara indicazione di come chi ha votato Rouhani continui a sostenerlo, anche se non pienamente soddisfatti del ritmo del cambiamento.