Il ritorno della Merkel per gestire la crisi

I politici tedeschi devono ora tenere conto non solo del bene del loro paese, ma anche di quello dell'intera UE

Head, ECFR Berlin
Senior Policy Fellow
Arno Mikkor (EU2017EE) CC BY
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Non molto tempo fa, i politici di Berlino erano convinti che il più grande favore che Angela Merkel potesse fare al Paese sarebbe stato quello di annunciare immediatamente le dimissioni e di preparare la strada a uno degli aspiranti successori. Invece, molti tedeschi sperano ora che la Merkel continui a guidare la lotta contro il coronavirus dalla propria abitazione, dopo che il 22 marzo è stato annunciato che si sarebbe auto-isolata essendo entrata in contatto con una persona risultata positiva al virus. Così, poco prima della fine del suo ultimo mandato, l’inadeguata cancelliera ha ripreso il proprio ruolo di esperta massima nella gestione delle crisi in Germania – un ruolo che dovrebbe ora ricoprire su larga scala per aiutare a l'intera Unione Europea a gestire questa pandemia senza precedenti.

In oltre 14 anni come cancelliera, Merkel è diventata un'esperta nel guidare la Germania in periodi di intenso stress ed enormi sfide. Dopo le crisi dell'eurozona, dell'Ucraina e quella migratoria, il coronavirus rappresenta forse la prova più grande da affrontare. Mentre inizialmente non è sembrata in grado di agire velocemente, lasciando la situazione in gran parte nelle mani del ministro della Salute Jens Spahn e dei rispettivi ministri-presidenti dei Länder, la “Mutti” (‘madre’ in tedesco, soprannome assegnato alla Merkel) ha mostrato di aver ripreso le redini della situazione in mano. Nonostante i Länder decidano autonomamente su questioni come chiusura delle scuole e coprifuoco, la Merkel è stata in grado di portare coerenza tra i diversi strati della risposta alla crisi.

Per la prima volta (a parte il tradizionale discorso di capodanno) si è rivolta direttamente ai cittadini tedeschi in un discorso televisivo in prima serata. A differenza delle crisi precedenti, quando era stata accusata di mancanza di empatia e di capacità comunicative, ha voluto rendere trasparenti le misure del governo federale e chiedere il sostegno della popolazione. Ha spiegato la gravità della situazione senza mezzi termini, ma è anche riuscita a trasmettere sicurezza, stabilità e fiducia. In modo insolitamente compassionevole ed emotivo, ha fatto appello al senso di comunità dei tedeschi: “nessuno è sacrificabile. Tutti contano”.

La corsa alla successione, in pieno svolgimento fino a poco tempo fa, è stata completamente messa da parte dal coronavirus. Non è chiaro se le dinamiche attuali favoriranno qualche candidato nelle prossime settimane. Markus Söder, ministro-presidente della Baviera che si sta affermando come un talentuoso crisis manager a pieno titolo, potrebbe essere tentato di usare la visibilità e popolarità acquisita recentemente per proporsi come futuro cancelliere. Al momento, però, questi temi non fanno altro che ribollire in sottofondo.

Anche la grande coalizione tra Unione Cristiano-Democratica della Merkel (CDU) e Partito Socialdemocratico è più unita che mai. Alla luce di quella che probabilmente diventerà la più grande recessione economica della Germania del dopoguerra, la coalizione (rappresentata dal ministro delle Finanze Olaf Scholz) ha promesso di “fare tutto il necessario” per mitigare le conseguenze economiche del coronavirus. Il governo è persino disposto a rinunciare allo “zero nero”, la politica di bilanci in pareggio e di assenza di nuovi indebitamenti. I Verdi e i Liberali si astengono da critiche di fondo alla politica del governo. E l'Alternative für Deutschland (AfD) ha fallito, almeno per il momento, nei tentativi di approfittare della crisi mobilitandosi contro un governo apparentemente incapace e impopolare. Nei recenti sondaggi, l'AfD ha ricevuto il sostegno solo del 9-10 per cento degli elettori, mentre la CDU è salita a più del 30 per cento. I tedeschi stanno così chiudendo i ranghi.

La Germania avrà bisogno di questa unità per affrontare le ripercussioni della crisi del coronavirus non solo in patria ma anche in Europa. Rispetto ad altri stati europei, la Germania è ben preparata a superare la crisi. Ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, con un buon numero di letti per terapia intensiva e ventilatori. Dal punto di vista economico, il governo federale, i Länder, i comuni e i fondi di previdenza sociale hanno una riserva di ben 200 miliardi di euro. Ma non tutti gli Stati membri dell'UE hanno le stesse capacità finanziarie della Germania.

Durante la crisi dell'eurozona e quella dei rifugiati, il governo tedesco è stato ampiamente accusato di aver favorito la propria agenda contro la volontà e gli interessi di altri Stati membri dell'UE. La Germania è uscita relativamente indenne da queste crisi, al contrario di alcuni vicini europei rimasti profondamente segnati. In questo contesto, i decision-makers tedeschi devono ora tenere conto non solo del bene del proprio Paese, ma anche di quello dell'intera UE. Dopo tutto, questa non è solo una crisi nazionale, ma potrebbe potenzialmente arrivare a scuotere le fondamenta dell’Unione. Berlino ha una responsabilità speciale e un interesse esistenziale nel preservare il progetto europeo.

Il fatto che la Merkel nel suo discorso televisivo abbia omesso di menzionare le lotte degli altri europei, alcuni dei quali soffrono ogni giorno sempre di più, non è stato ben recepito dai partner della Germania. La Merkel avrebbe potuto rivolgere il discorso prima di tutto ai connazionali tedeschi, ma anche agli altri europei in quanto anche loro ascoltano quando la cancelliera parla. Non ha aiutato nemmeno il fatto che Berlino inizialmente avesse vietato l'esportazione di attrezzature protettive, come maschere facciali e ventilatori, verso i partner dell'UE. Il governo ha corretto questo passo falso subito dopo all'intervento della Commissione europea. Inoltre, gli stati tedeschi della Renania-Palatinato, del Baden-Württemberg e del Saarland hanno accettato di accogliere pazienti affetti da coronavirus provenienti dalla regione francese dell'Alsazia.

L'Europa avrà bisogno di una forte leadership tedesca nei prossimi mesi. La presidenza tedesca del Consiglio dell'UE, che inizia il 1° luglio, offre un'ulteriore opportunità in tal senso. Berlino non può permettersi di ricadere nella paralisi pre-coronavirus una volta che la pandemia non sarà più un problema. L'UE dovrà impegnarsi fortemente nella ricostruzione dell'economia europea e nella riconquista della competitività.

Berlino dovrebbe guidare il dibattito sullo sviluppo di un pacchetto di stimoli sostenibili per l'Europa, per evitare che il Green Deal europeo della Commissione peggiori ulteriormente la crisi. Il governo tedesco dovrebbe lavorare a un bilancio UE che rifletta la portata e la gravità della situazione attuale; in primo luogo, abbandonando la richiesta di limitare il bilancio all'1% del PIL dell’Unione. Inoltre, essendo uno dei Paesi tradizionalmente contrari a una politica sanitaria comune, la Germania dovrebbe sforzarsi di sviluppare una risposta europea globale alle epidemie di malattie infettive, rafforzando così la resilienza dell'UE contro la prossima pandemia. Infine, tutto ciò ha a che fare anche con l'eredità europea della Merkel. La Cancelliera potrebbe dimettersi da cancelliera perdente o ritirarsi da leader che ha guidato l'Europa fuori dalla crisi più grave degli ultimi decenni.